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Crac banche. I truffati, buoni clienti per il business di avvocati ed associazioni valutabile in 87 milioni di euro

Davvero bravi i veneti, hanno regalato allo stato più di 1 miliardo di € non impegnabili soprattutto a causa dei “paletti” della legge 145/2018.

Come sanno i diretti interessati, ovvero i truffati, diligentemente informati sul punto dagli avvocati e dagli organismi di rappresentanza, il FIR (Fondo Indennizzo Risparmiatori) quotava a fine 2018 un miliardo e 575 milioni di €. Purtroppo, causa incapacità ed inconcludenza del movimento 5 stelle, fortemente aiutato in questo dalle stesse delegazioni dei gabbati, a fine 2020 sono stati distribuiti poco più di 16 milioni per 7.019 indennizzati. Il miracolo, tutto in negativo, è stato possibile rispettando i “paletti”, rigettati e negati durante la campagna elettorale del 2018, ma poi germogliati come fiori profumati nel prato verde della legge n 145/2018. Altre cause sono state la mancata attuazione di un decreto applicativo della legge 205/2017 e la sostituzione nottetempo dell’arbitro per le controversie finanziarie (A.C.F), il 23 dicembre 2018, grazie alla maggioranza Giallo Verde del Conte 1. In argomento una sintesi è reperibile in questa testata, qui sotto.
Di conseguenza, oggi, i soldi stanno arrivando con tre anni di colpevole ritardo da parte di chi ha voluto ed approvato la disciplina in vigore. Ma, si sa, i truffati sono persone facili al perdono, anche perché nella situazione in cui si trovano poco altro possono fare.
Venendo quindi all’anno in itinere, questi ha in dote 525 milioni di € e a fine gennaio gli indennizzi sono stati 2950 per un totale di € 1.817.729,50. Da smaltire, ci sono ancora 137.196 domande per ricevere l’obolo del 30% sul totale del patrimonio svaporato e ciò alla luce degli ultimi ghirigori legislativi del Conte 2 (Giallo-Rossi); ovvero il 100% del 30%. È di pochi giorni fa, (Corriere del Veneto 24 febbraio) l’annuncio del Ministro Federico D’Inca che le domande rimborsate, sono arrivate a 19 mila per un disposto pagamento di 31, 5 milioni di €, incluso – ovviamente – quanto finora già contabilizzato. Una lieta novella.
Finalmente, il tandem Commissione Tecnica-Consap, s’è dato una mossa. È auspicabile che i Commissari attivi in quel di Roma, non si stanchino di lavorare e mantengano un ritmo produttivo dignitoso. Il tagliando di verifica sarà fatto a fine anno. In quell’occasione, saranno accertati quanti bonifici saranno stati effettivamente riscossi.

Una cosa è certa, appena i soldi saranno trasferiti nei conti correnti del tartassato, egli verrà istantaneamente sollecitato a pagare sia le parcelle dei professionisti prescelti, sia l’ausilio ricevuto dalla propria organizzazione, “no-profit”, per la compilazione della richiesta d’accesso al FIR. A dir il vero, la performance di tutti coloro che si sono prodigati per ottenere l’obolo statale nelle modalità Consap, non è stata eccellente. Infatti, dall’ultima relazione targata MEF depositata avanti la Commissione Bicamerale d’Inchiesta sul sistema creditizio, risulta che il 60% delle domande catalogate è carente di documentazione. Ciò significa, che su 144 mila richieste di elemosina, ben 86.400 situazioni necessitano di essere perfezionate. Detta cifra, supera di oltre 31 mila istanze quanto affermato dall’esponente governativo bellunese. Non preoccupiamoci, trattasi di un “piccolo macigno” per il quale sono a disposizione i prossimi dieci mesi. Con il prosecco stappato per l’arrivo del 2022, avremo un quadro più netto. Ma su questo punto, torneremo più avanti.
Trascorsi alcuni anni dallo tsunami finanziario accaduto soprattutto in terra veneta, pare opportuno confrontare i risultati fin qui ottenuti dai due strumenti attivati: Fondo Indennizzi Risparmiatori disciplinato dalla legge 145/2018 e offerta di transazione pubblica garantita dalle due Banche Venete in liquidazione coatta: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Raffrontiamo le principali caratteristiche di entrambe le opportunità. Numero di adesioni venete registrate, per il FIR/145 n. 98.500 per OTP/Banche Venete 121.144 su 167.865 soci. Percentuale di riconoscimento economico liquidato: 30% per il FIR/145, 15% per OTP/Banche Venete. Soldi rimborsati, FIR/145 € 18.175.067 al 31 gennaio 2021, OTP/Banche Venete € 441.300.000,00 a maggio 2017. Velocita di pagamento, FIR/145 226 giorni solari riferito a gennaio, OTP/Banche Venete, 5 giorni lavorativi. Criteri d’accesso, al di sotto di 35.000,00 € reddito IRPEF e/o limite nominale di 100.000,00 € per FIR/145; per OTP/Banche Venete nessun criterio selettivo, patrimonio rimborsabile fino al 100% del posseduto in azioni, rinuncia a qualsiasi azione giudiziale presente e futura contro l’istituto di credito offerente.

Osservando i dati esposti, due elementi meritano di essere evidenziati.
La prima citazione va al “pacco normativo alias legge 145/2018” varato dall’esecutivo 5 stelle-lega, capitanato da un avvocato sedicente “del popolo”, rimasto in carica fino a settembre 2019, ma del tutto incapace di corrispondere un euro ai danneggiati dalle banche. Subito dopo, il medesimo condottiero mutato il colore della compagine di Palazzo Chigi, sostituendo il Rosso al Verde e volgendo l’anno al termine, riesce nella sensazionale impresa di soddisfare qualche migliaio di richiedenti l’elemosina di stato. Per una new entry del firmamento politico italiano che, appena ricevuto l’incarico di formare il primo governo, incontrò il 26 maggio 2018 una delegazione di gabbati affermando “il vostro problema è una priorità”; davvero un po’ poco. Non resta che attenderlo per altre prestazioni mirabolanti, una volta conclusa la fase dell’attuale reggente pro-tempore la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Sommessamente, va segnalato che la meta è stata raggiunta anche grazie alla perdurante ostinazione di Patrizio Miatello, Presidente di Ezzelino III da Onara provincia di Padova nell’inseguire la prima soglia di rimborso pari al 12%. In ogni caso al 31 dicembre 2020, il FIR/145 rispetto a quanto il Parlamento aveva accordato, a colpi di fiducia, ai due Governi di matrice pentastellata ha erogato l’un (1) % del disponibile; un tonfo clamoroso!
La seconda annotazione è il minore appeal del FIR/145 rispetto ad OTP/Banche Venete di oltre 22 mila adesioni, che non possono trovare giustificazione solo perché i potenziali richiedenti superavano i requisiti d’accesso al fondo pubblico. È di tutta evidenza che, nonostante le critiche, gli attacchi e i pesanti giudizi espressi dai leader dei comitati spesso guidati da professionisti legali, contro la proposta delle due popolari, tre su quattro dei truffati hanno seguito d’istinto, la via del portafoglio, della serie “ i schei, subito”. La rimanente platea, più ligia ai consigli ricevuti o più disinteressata alla propria sorte, assommano a più di 45.000 (46.721) persone; non proprio poche. I comportamenti tenuti nel 2017 e quanto fatto (disfatto) nei mesi da marzo a dicembre 2018 hanno inciso profondamente sull’impasse attuale. In ogni caso, l’accesso al Fir è stato garantito ad entrambe le tipologie di ex-soci delle popolari, con l’unica precisazione che chi ha già avuto qualcosa (il 15% dalle banche) in sede di regolazione finale del quanto gli sarà dato (e il 18% a tutt’oggi mancante oppure il 30% tombale a partire dal corrente anno) andrà detratto in sede di saldo.

Questa operazione ha una sua razionalità, anche se, trattandosi di sovvenzione derivante dalle risorse dei “conti dormienti” (soldi regalati allo stato da cittadini smemorati), di per sé poteva essere configurata in via cumulativa. A ben guardare, la cifra già incamerata dall’azionista azzerato dipendeva da atto negoziale tra soggetti privati e non era certo stata originata da aiuto pubblico. Due schemi, Codice civile e legge, completamente differenti. Inoltre, alla luce delle risorse in cassa, il 30% del ristoro poteva ascendere al 45% od anche di più, con riguardo alla somma del triennio. L’interesse dell’erario era esattamente l’opposto, ma qui si sarebbe dovuto vedere all’opera chi affermava, ad ogni occasione specie davanti alle televisioni, radio e giornali, di battersi per i truffati. Così non è stato.
Sul 30 % fissato nel FIR, sovente ed a sproposito si è tirato in ballo le regole dell’Unione Europea in materia. Ebbene, più volte la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, fin da marzo 2017, ha ribadito il concetto che l’unico limite era l’impossibilità di rifondere al 100% gli azionisti. Tutte le opzioni sotto quella soglia, in analogia a casi analoghi successi in Francia ed in Germania, avrebbero potuto essere prese in esame. La decisione sull’entità della percentuale di riconoscimento economico non stava in capo all’Unione Europea, ma al Governo italiano. La riprova di quanto appena affermato è che la disciplina precedente al FIR/145, la legge 205/2017 ha avuto l’assenso della Ue e tale scelta non era stata affatto preclusa dalla norma. Viceversa, e contro gli interessi della massa dei truffati veneti, il Governo Giallo-Verde fissò il massimo ottenibile al massimo ribasso, in accordo con le rappresentanze dei truffati.

Perché i vertici delle associazioni, coordinate per la maggior parte da avvocati, non rigettarono al mittente (il duo dei sottosegretari Bitonci- Villarosa) il taglio netto dal 100% al 30%?

Archiviata la patacca propagandata in campagna elettorale di risarcire al 100%, fanfaronata ripetuta anche ad ottobre 2018 al Circo Massimo dal movimento 5 stelle, è il caso di considerare, con un po’ di malizia, che tutti questi bravi professionisti dediti alla causa dei traditi nel risparmio abbiano sviluppato un ragionamento, mai esplicitato ma diligentemente praticato, in sintonia con il solco già tracciato da coloro che avevano accettato la transazione pubblica. Fatti quattro calcoli, sui costi presumibili che i gabbati stavano sostenendo, od in parte avevano già sostenuto, per conferire mandato agli avvocati per la costituzione di parte civile nel procedimento penale o di insinuazione nel passivo delle due banche decotte, il totale delle prestazioni fornite pro-capite poteva essere soddisfatto con un risarcimento del 30% sul capitale evaporato. In detta percentuale ci stavano (ci stanno) sia gli onorari dei legali coinvolti, sia il “servizio” per le domande d’accesso al FIR da parte delle associazioni di “volontariato operoso”. Infine, qualcosa sarebbe pure rimasto nelle tasche del diretto interessato; perché dannarsi oltre? Va da sé che questa posizione, assenzienti gli esponenti governativi, non poteva che essere benevolmente accolta dai dirigenti del MEF, stante la costante difficoltà del tesoro italiano nel disporre di liquidità immediatamente spendibile. Gli eventi ed i comportamenti tenuti successivamente dagli stessi responsabili e dalla componente politica, attestano la veridicità dell’interpretazione proposta.
Una delle tante norme inutili della legge 145, proibisce agli avvocati di farsi pagare se prestano attività professionale per i loro assistiti nel presentare la domanda di rimborso. Il divieto vale unicamente per loro, a contrario, tutti gli altri professionisti del settore giuridico-contabile ed ovviamente le associazioni pro-truffati, possono farsi ricompensare.
Sulla convenienza del gabbato di farsi da solo la domanda oppure farsi assistere, l’allora sottosegretario Bitonci ebbe a dire “In linea generale, di non farsi gestire dal singolo, di farsi consigliare e aiutare da associazioni che hanno seguito la partita e che chiedono una quota d’iscrizione e non una percentuale sul ristoro” (Corriere del Veneto 24 agosto 2019).
Suggerimenti del tutto disattesi. Nei fatti, i primi a non seguire tale indicazione sono stati proprio gli avvocati che, esperti di diritto quali sono, hanno costituito loro associazioni alle quali demandare il compito di “curare e consigliare” i loro clienti per accedere al FIR e con questo accorgimento “sociale”, sono diventati interlocutori inseriti nella “cabina di regia” presso il MEF; oltre che fornire un servizio H24 per ogni istanza proponibile sia in sede giudiziale che in quella amministrativa. Sulla stessa lunghezza d’onda, il variegato comparto della rappresentanza degli azzerati con incorporati i legali prescelti dalla stessa organizzazione, per ogni occorrenza. Tutti concordi, sulla percentuale da applicare per ciascun richiedente questua al FIR variabile dal 5 al 7 per cento del risarcimento, oppure un corrispettivo nominale fisso di alcune centinaia di €, una volta percepito l’indennizzo.
Le azioni giudiziali presentate dai difensori degli azzerati avanti ai tribunali di Treviso e Vicenza al fine di recuperare, almeno in parte, i soldi perduti sembrano non avere tanta probabilità di buona riuscita. Le relazioni dei Commissari liquidatori delle due banche hanno già anticipato, che non ci saranno soldi per soddisfare le insinuazioni nel passivo; né esito diverso sembrano esserci per le costituzioni di parte civile in sede penale. Giunti a questo punto, agli azzerati non resta che sperare nell’elemosina di stato, per saldare gli onorari. La cronaca dei quotidiani racconta di 31 mila richieste alla ricerca di giustizia. Stimato un costo complessivo per entrambe le procedure eventualmente attivate pro-truffato di circa 2.000,00 €, ne consegue un business di 62 milioni di € proporzionalmente distribuiti a ciascun studio legale in base alla quantità di assistiti. A tal proposito i professionisti più di successo, sono gli avvocati Sergio Calvetti e Matteo Moschini con migliaia di clienti; seguiti da altri loro colleghi fiduciari delle associazioni, con altrettante quote significative di truffati. In armonia con i comportamenti e le tradizioni tipiche della base sociale rappresentata: piccoli imprenditori, artigiani, coldiretti, commercianti e pensionati, un Presidente di associazione -avvocato- ha pensato bene di suggerire ai propri soci il figlio, legale come il padre.
È da chiedersi se fosse proprio necessario far costituire 31 mila persone, quando magari ne bastavano qualche centinaio idonee a garantire -comunque- la copertura mediatica. Evidentemente, è prevalsa la logica mercantile, la più apprezzata per le dirette e positive conseguenze sul fatturato dello studio.
Per completare l’informativa sugli introiti generati dal FIR/145, è bene stimare anche quanto potrà essere il ricavo presumibile a fronte del servizio per il ristoro, curato da consulenti e sodalizi sociali. Sulla scorta dei dati riportati dall’articolo di stampa all’inizio citato, si ottiene un rimborso medio valorizzato al 30% pari a 4.145 € pro-richiesta liquidata. Fermo restando questi presupposti e sottraendo dal totale delle richieste giacenti un 30% di domande che probabilmente non saranno bonificate per svariati motivi, applicando per comodità un 6 %, il quantum ottenibile sarà di poco più di 25 milioni di € (25.111.736). Confrontando detto valore medio con quello desumibile dalle cifre indicate dalla relazione ministeriale agli atti, la differenza sul dato medio non è eccessiva.
Di sicuro interesse, è che a fine 2021, dalle casse dello stato usciranno circa 418 milioni e 500 mila € , a fronte di uno stanziamento di 525 milioni di €. Se fossero accolte tutte le richieste, in costanza di indennizzo medio pro-capite, la somma necessaria si avvicina ai 600 milioni (597.895.525), del tutto improbabile.
Alla fine della fiera, i truffati hanno regalato allo stato più di 1 miliardo di € corrispondenti alle due annualità andate perse causate dalla farraginosità della 145, dai paletti introdotti dalla Lega e dai 5 stelle, dal recepimento delle elucubrazioni dei padri putativi: Di Maio, Villarosa ed Arman.
A Roma diranno, ma davvero bravi questi veneti pensano solo a lavorare e ottengono sempre così poco!
Da ultimo, accostando il riconoscimento economico pro-capite ottenuto con OTP pari ad € 3.642 nel 2017 e quello presuntivo in sede finale di FIR pari a 4.145 € nel 2021, valeva la pena? Cui prodest, ovvero a chi è giovato e a chi giova tutto questo? E per i traditi nel risparmio, indubitabilmente, si poteva e doveva fare di più.

26 febbraio 2021 Enzo De Biasi

https://www.bellunopress.it/2021/01/03/crac-banche-rimborsi-ai-truffati-si-torna-al-30-come-approvato-nel-2018-pagamenti-forse-nel-2021-persi-2-anni-dai-governi-5-stelle-con-oltre-1-miliardo-a-disposizione/

Crac Banche. Per i truffati si torna al 30% già approvato nel 2018. L’elemosina di stato sarà erogata nel 2021 (seconda parte) – Bellunopress – Dolomiti

 

 

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