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martedì, Marzo 2, 2021
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Crac Banche, rimborsi ai truffati. Si torna al 30% come approvato nel 2018. Pagamenti forse nel 2021. Persi 2 anni dai governi 5 stelle con oltre 1 miliardo a disposizione

Con il voto del Senato del 30 dicembre la legge di bilancio per il 2021 è stata approvata in via definitiva ed è apparsa anche in Gazzetta ufficiale. Et voilà, come nel gioco dell’oca si ritorna alla casella di partenza, della serie un passo avanti per farne due indietro. Infatti, la legge nr. 145 dello stesso giorno di due anni fa fissava, a futura memoria, il 30% quale aliquota massima concedibile per il danno patito dai truffati spazzolati dalle banche
Va da sé che l’incontro con poche decine di gabbati tenutosi in un bar di Curtarolo (Padova) il 12 ottobre 2020, durante il quale si è brindato al “finalmente si parte con i primi bonifici”, ospiti d’onore e benedicenti l’accadimento il trio grillino composto da un Ministro, un Sottosegretario di Stato e un Presidente di Commissione, al secolo F. D’Inca, A. Villarosa e D. Pesce, seduti fianco a fianco dell’organizzatore e patron dell’evento Patrizio Miatello -Associazione Ezzelino III da Onara – assistito dai due consulenti, Prof. Avv.to R. Bettiol e dott. L. Mazzon, non ha prodotto gli effetti magici auspicati. Anzi, i preavvisati “migliaia di bonifici “emessi a favore del popolo dei truffati”, non sono stati né staccati né incassati. Ahimè, la vigilanza sui conti correnti è stata costante, ma la miserrima mancia governativa, il 40% del 30% ovvero il 12%, (insufficienti per pagarsi l’avvocato) è risultata non pervenuta.
Tranne pochissimi fortunati, la stragrande maggioranza dei gabbati veneti non sono stati bonificati. Secondo costume e tradizione, tutti questi sono andati a mugugnare ed a borbottare presso i loro referenti, associazioni e/o legali di riferimento. La lagna era ormai così dilagante che è dovuto intervenire il primo della classe per numero di clienti del “parco truffati”, l’avvocato Sergio Calvetti, il quale dall’alto dei suoi oltre 6.000 patrocinati preannunciava “un ricorso giudiziale per la verifica dell’operato di tutti i coinvolti nella verifica e nello sblocco delle domande di accesso al Fir” (Vicenza più 16 novembre). Chissà se ai proclami sarà seguito l’atto, certo è che nel sito in fb del Movimento dei Diritti Europei, che con predetto legale ha (forse) qualche connessione, in bella evidenza è possibile leggere il comunicato stampa del Sottosegretario grillino emesso in data 15 dicembre. Il titolo è già il riassunto di tutto il contenuto “Fir: Villarosa, verso ok a indennizzi all’80% e approvazioni massive per bonifici”. Linguaggio chiaro e perentorio, come in uso nella comunicazione e com’è nello stile del personaggio, almeno fino alla successiva smentita e/o integrazione. Ciò nonostante, la sofferenza e la rabbia delle persone in attesa da anni, sempre più imbufalite, non si sono placate. In questa penosa situazione, occorreva un’alzata d’ingegno dei cinque stelle al comando del Paese. Eccola qui, pensata e scodellata. Bruciato l’80% di conio sotto segretariale, dato che un parlamentare di Forza Italia, On.le P. Zanettin da Vicenza aveva presentato un emendamento che innalzava la percentuale di risarcimento ad un bel 100% tondo tondo, di necessità virtù, occorreva riprendersi la percentuale in toto puntando sul fatto che le agenzie di stampa nazionali avrebbero fatto da megafono, come di consueto, una volta che la notizia fosse stata propagandata da un membro dell’esecutivo in carica a Roma.
La scena era pronta e bastava il ciak si gira. Infatti, il 5 stelle Raduzzi On.le Raphael da Padova, ha avuto l’onore (meritandosi una fotografia accanto all’onnipresente A. Villarosa) di presentare la sua proposta che per mera coincidenza spingeva l’80% dell’indennizzo del FIR verso il 100% del 30%, stagionato ed in cantina – come il buon vino – da due anni e non ancora assaporato. Davvero una competizione fatta di: passione, idee, spremitura di meningi, attorno ad una triste storia di fregature colossali a danno dei risparmiatori italiani e veneti in particolare. Standing ovation da parte dei truffati, fino a che Ugone (Comitato Banca Popolare di Vicenza) in diretta fb ha loro spiegato, che c’era poco da battere le mani e da gioire.
Forse tanto impegno nell’incrementare le percentuali da ristorare con la legge di bilancio per il 2021, nasconde per il prossimo anno, una clamorosa mancanza di cassa già accertata nell’anno 2020 che potrebbe essere – tra le altre – una delle ragioni per giustificare la scarsa quantità di bonifici finora emessi. Il sospetto è obbligato e torneremo sull’argomento. Peraltro, la questione era già stata evidenziata, ma “non colta” dai citati onorevoli, da parte dei competenti uffici contabili di Senato e Camera in occasione della conversione in legge del cosiddetto “Decreto Cura Italia-art. 50”. Il Governo, ma anche l’opposizione, non hanno voluto verificare se “l’anticipo del 40% dell’indennizzo deliberato potrebbe determinare effetti di cassa, accelerando i flussi in uscita rispetto alle previsioni tendenziali”. L’importante, come sempre, non sono i fatti ma l’annuncio dell’aver incastrato il codicillo da “porta re a casa” o mostrare agli astanti in diretta via fb. Ecco, quindi, l’inserimento meramente nominale in detta legge del tanto declamato 12%, divulgato con debita grancassa al bar di Curtarolo. I bambini un tempo giocando dicevano, “giro, giro in tondo e …tutti giù per terra” e dopo tanto cicalare, pardon legiferare a spannometria, tutti appiedati ma forti di un 30%, elemosina di stato a tutt’oggi non riscossa, della serie ora come allora.

Perché a dicembre 2020 ci si trova nella stessa stazione di partenza di due anni fa, chi ha finora preso per i fondelli i truffati?

La risposta, come nei quiz complessi non è univoca, ma del tipo a scelta multipla e variabile a seconda degli ingredienti selezionati. In questa situazione, gli attori sono tanti e di vario genere: politici, avvocati, presidenti di associazioni, consulenti di parte ed infine, la base sociale, i danneggiati. Al di là della tipologia d’appartenenza, ognuno di loro in relazione al luogo, al modo, ai convenuti ed ai tempi in cui parlano e fanno (o disfano), può diventare star, primo attore, comprimario o semplice comparsa.
Tutto ha inizio nella campagna elettorale conclusasi in primavera 2018 con la vittoria manifesta dei 5 stelle, il cui leader – Luigi Di Maio – raccolse abbondanti suffragi anche in terra veneta, lanciando nell’etere e negli incontri ravvicinati con i cittadini derubati dalle banche, uno slogan acchiappaconsensi che – in sintesi – così recitava “qualsiasi indennizzo sotto il 100% è inaccettabile, è un’elemosina”. Applausi scroscianti e grida contro i micragnosi del governo a trazione PD, da spedire a casa al più presto, rei di aver fatto fallire le banche venete, favorito Banca Intesa ed essere incapaci di ri-pagare completamente il costo d’acquisto di azioni ed obbligazioni dei soci delle popolari e di altri istituti di credito minori.
“No paletti, il risparmio truffato va rimborsato in toto”, era il motto preferito dai Comitati dei Risparmiatori, soprattutto quelli gemmati spontaneamente in terra vicentina e padovana. Nel Parlamento con l’attuale legislatura, 2018-2023, i grillini detengono la maggioranza relativa dei seggi e non potendo fare il Governo da soli, Luigi Di Maio si allea con l’altra star in ascesa, Matteo Salvini, capitano della Lega ben radicata al Nord, Veneto in primis. A dire il vero, costui s’era presentato alle urne in compagnia di Berlusconi e Meloni, ma come usa affermare il triunvirato un giorno sì e l’altro pure, “il centro destra è sempre unito e coeso”. L’amplificazione e la ripetizione in continuazione del messaggio, spetta poi a radio-tv-giornali e social media in internet.
Tra i due Capi, l’intesa e l’empatia sono sorprendenti. Il primo di giugno si insedia il Governo 5 stelle-lega, che con la finanziaria per il 2019, in netto contrasto con quanto prima propagandato e una volta acquisito il benevolo assenso delle parti sociali (associazioni/comitati/avvocati) più rappresentative, pianta due solidi paletti, che resteranno invalicabili ed immodificabili negli anni a venire. Trattasi del famoso 30%, tombale, massima aliquota erogabile fino a 100mila euro di patrimonio mobiliare evaporato.
In preparazione della legge di bilancio d’annata, a Roma il 20 di ottobre 2018 al Circo Massimo, i 5 stelle ed i risparmiatori traditi avevano siglato un contratto che al capoverso quinto garantiva un “ristoro del 100% ed un acconto del 30 %” (Vicenza più- 26 02 2019). Nell’era del digitale dove tutto gira così velocemente, “pacta non sunt servanda”, richiamarsi ai valori dell’onesta e della trasparenza dura tanto quanto gli emoji trasmessi via WhatsApp, oppure trattasi di merchandising ingannevole da dispensare durante la campagna elettorale in preparazione.
Al di là di ogni possibile difetto di comunicazione tra le parti interessate, come oggi si dice, resta inciso per tabulas (Gazzetta Ufficiale nr. 302/2018) un taglio netto del 70% sull’impegno assunto, ingentilito – per l’occasione – dalla battuta di un esperto di rango, il quale asserì “da leccarsi le dita”. Chissà a cosa è servita la partecipazione alla convention pentastellata, visto che nessuno ha più trovato tracce nelle tavole della 145. Del resto, l’effettiva tutela degli interessi dei truffati che si sostanziava (sostanzia) nell’avere al più presto “i schei persi”, non è stato per niente assicurato dalle scadenze temporali immesse nella disciplina vigente e tutto ciò a dispetto delle innumerevoli riunioni, consultazioni, informazioni, controinformazioni avute dalle rappresentanze espresse dalla massa dei bastonati dalle banche con altrettanto “pregevoli” eletti dal popolo; dentro i Palazzi della politica, nella cosiddetta “cabina di regia” o fuori della cabina e senza alcuna regia.
I perdenti fiducia nel risparmio non hanno proprio fiatato, si stanno ancora leccando le dita contando i soldi finora ricevuti e quando sono soli con sé stessi si chiederanno “chi mi ha bidonato di più? “. Quesito intrigante, che però sottende due ulteriori interrogativi “sapevo come e perché le mie azioni prima del collasso valevano 30/40 € ciascheduna?” ed inoltre “quale controllo concreto ho esercitato (esercito) su chi ho delegato (continuo a delegare) nella vicenda, per mio conto?”
Difficile rispondere in termini esaustivi. Nessuno si preoccupi. Un aiutino può essere fornito dagli studi internazionali, che ci scrutano. I ricercatori dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in recenti indagini hanno accertato che il 47% degli italiani ha una mera capacità di “analisi elementare”. Il che vuol dire che non è in grado di rapportarsi alla complessità dei fenomeni sociali, politici, economici, civili e religiosi, ma che da essi riesce a tirar fuori soltanto una comprensione approssimativa, il cosiddetto “analfabetismo funzionale”. Inoltre, ed in estrema sintesi, dalla medesima inchiesta viene fuori un’Italia “estremamente ignorante” dove solo un misero 3,3% degli adulti raggiunge i più alti livelli di competenza linguistica, contro l’11,8% della media di altrettanti ventiquattro paesi presi in esame. (Nazione Futura – ottobre 2016).

La 145/2018, quando le leggi sono scritte in base ai diktat di chi vince le elezioni.

Agli occhi della nuova classe dirigente ascesa al potere, la preesistente legge 205/2017 presentava i seguenti difetti: appellare il Fondo pro truffati semplicemente “Fondo Ristoro” e non “Fondo Indennizzo Risparmiatori (F.I.R)”; assenza di paletti espressi e in valori percentuali e in limiti nominali predeterminati; prevedere per la sua attuazione uno (1) unico decreto attuativo; stanziare solamente 25 milioni per il triennio successivo; essere stata approvata dall’Unione Europea. Tutte argomentazioni sviluppate su questa testata, da agosto a fine dicembre 2018.
Per sterilizzare la norma in vigore, bastava impedire il varo del cosiddetto “decreto Baretta”, già in pista di lancio per risarcire più di 200mila persone. Ed in effetti, la primavera/estate del 2018 fu dedicata dai partner del Conte 1, fiancheggiati da tutte le associazioni di maggior consenso, all’operazione insabbiamento conclusasi con esito positivo. Registi i due neo Sottosegretari MEF On.le Bitonci (Lega) e Villarosa (5 Stelle), ufficiali in azione i due Comitati Vicentini guidati da Arman ed Ugone, reggicoda tutti gli altri. Come più volte scritto, il più incisivo è stato l’avvocato Andrea Arman, mancato deputato grillino, con accesso diretto al Capo dei cinque stelle, On.le Luigi Di Maio. Il presidente del Comitato Don Torta riteneva che, tolto di mezzo il pregresso, sarebbe bastato “un mese di tempo” (Comitato Don Torta 18/04/2018) per sistemare le cose per bene, sic!. Il Senato della Repubblica in data 6 agosto, per iniziativa di un giovane parlamentare A. Ferrazzi (PD), approvò all’unanimità lo spostamento al 31 ottobre del termine per adottare l’unico provvedimento attuativo della 205/2017, ma non ci fu continuazione. Il giorno dopo, l’On.le Bitonci divulgò la nuova linea “l’emendamento approvato ieri al Senato è una mera proroga, una vittoria di Pirro, a settembre faremo una proposta di legge da inserire nella legge di bilancio “e così accadde. (Corriere del Veneto 07/08/2018)
Rispetto all’assist fornito su di un piatto d’argento da tutti i gruppi parlamentari, 5 stelle e lega inclusi, qualche associazione veneziana che oggi borbotta scoprendosi dissonante, avrebbe potuto criticare aspramente e pubblicamente in tutte le sedi, occasioni e fin da subito; l’arroganza e la sopraffazione verso i risparmiatori imbrogliati. Ma come disse Don Abbondio parlando di sé medesimo “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” e poi si sa, agosto è il mese dedicato al riposo ed alle ferie, da trascorrere in pace e in vacanza con la famiglia.
Senza indugiare ulteriormente, il cambio di passo avvenne in occasione del “decreto milleproroghe”, convertito a fine settembre, che permise di sbrogliare la matassa per un migliaio di casi (854) di provenienza Veneto Banca e Popolare di Vicenza, rimasti incagliati avanti all’Arbitro delle Controversie Finanziarie (A.C.F.). ACF, accolse le domande per oltre il 90% delle situazioni, con una percentuale di importo deciso sull’accolto pari a quasi l’80% e liquidò il dovuto nei conti correnti dei richiedenti, nel giro di pochi mesi e nel pieno rispetto dei nuovi parametri di conio penta-leghista.
Dei 25 milioni resi disponibili dall’odiato partito delle banche, il PD con la famigerata 205/2017, solamente 11 vennero usati, mentre 14 furono “risparmiati” dalla nuova squadra al Governo.
Figuriamoci se l’esperimento fosse stato portato avanti, poteva persino capitare che centinaia di migliaia di poveri cristi sarebbero stati risarciti entro il 2019/2020. Vae victis (Guai ai vinti), dissero i pentastellati ai “pidioti” (nickname offensivo, affibbiato dai grillini a dirigenti e militanti PD) mandati all’opposizione, ora tocca a noi. Perché mai una legge così detestabile e odiosa, con un primo tagliando positivo, doveva diventare la regola?. Meglio rifugiarsi nella comoda teoria del rimborso dovuto a causa delle “violazioni massive” subite dagli immacolati- per legge di stato – soci delle popolari. Totò, grande attore e comico, avrebbe detto “il maltolto, mi spetta tutto intero a prescindere” Detto e fatto, l’Arbitro venne spazzato via, sostituito da una Commissione Ministeriale, assistita per le sue funzioni da un servizio esternalizzato di segreteria informatica e amministrativa, retto da una società in house (fatta in casa) di proprietà del MEF, Consap spa.
In effetti, la questione esiziale che ha bloccato il farraginoso ingranaggio allestito, è stato proprio l’inserimento forzato nella finanziaria d’annata del tandem Commissione-Consap, al posto di un’autorità terza di garanzia per tutti. Dapprima, l’organismo proposto era stato individuato in ANAC e poi, dagli stessi Giallo-Verdi, in ACF/Consob abbondonato senza aver valutato e ponderato a sufficienza, le ricadute operative. A dir il vero, la Lega con l’On.le M. Bitonci aveva tentato di tenere in binari scorrevoli la pratica rimborsi. Ma, quando un partito al Governo (5 stelle) issa la bandierina ideologica su di una questione strumentale ed ha numeri per farlo, non resta che flettere o sciogliere la partnership. In quel periodo, il Sottosegretario Veneto incontrando gli organismi associativi, aveva confermato il proposito di confermare ACF, avanzando pure l’ipotesi di decuplicare i collegi giudicanti al fine di abbreviare il processo decisionale e risarcire più in fretta. Anche l’iter di valutazione era stato chiarito e definito “Per produrre una richiesta di ristoro, che scatterà da aprile del prossimo anno (2019 n.d.r.), si potrà usare un modulo piuttosto semplificato, la cui predisposizione è stata affidata alla Consob, nel quale spiegare la propria situazione, quantificare il danno subito e descrivere le ragioni di tale valutazione. L’onere di provare casomai l’inconsistenza delle pretese spetterà alla controparte; è come dire che l’Acf valuterà la situazione sulla base dei documenti prodotti dai risparmiatori” (Corriere del Veneto 05/10/2018). Chissà se e quanto allora questa tecnicalità venne compresa; in ogni caso, l’esecutivo non si spaccò e proseguì per altri dieci mesi.
Solamente un Arbitro extra-giudiziale ha (avrebbe potuto avere), com’è desumibile dalla relazione ACF 2018, rapidità d’azione e – nel contempo – godere di maggiore capacità risolutiva. Un semplice organo amministrativo, incardinato nella burocrazia dell’apparato statale, è obbligato a seguire l’iter procedimentale scandito dai codicilli del diritto amministrativo et similia. Trascorsi due anni, possiamo tranquillamente affermare che coloro che da mane a sera e viceversa si proclamano “padri putativi” del Fir, il richiamo vale per i grillini governativi, sono stati i primi veri picconatori del Fondo.
Per trovare le loro tracce, basta seguire il percorso imboccato. In effetti, la legislazione cacofonica a firma Giallo-Verde, ha partorito i 14 commi della legge di bilancio per il 2019, tra questi il ribattezzato Fondo per i ristori chiamato FIR, che per come è stato attivato trova pochi entusiasmi. In realtà per poter muovere i primi passi, invece che un (1) decreto, il neonato dispositivo ha necessitato nei primi otto mesi del 2019, di ben tre provvedimenti attuativi, mancando tuttora all’appello un quarto atto volto ad individuare le voci di composizione del patrimonio mobiliare ai fini dei controlli dell’agenzia delle entrate per l’accesso al FIR e di un DPCM per indennizzare anche chi ha visto sfumare il proprio patrimonio fino a 200.000 euro.
Dei 5 atti esecutivi anzidetti, ben quattro rientrano nella gestione politica di Conte-Di Maio-Salvini, il quinto nel Conte 2, composto 5 stelle-PD, il dato costante è che entrambi gli esecutivi sono a trazione maggioritaria grillina.
In argomento non poteva mancare il senatore Matteo Salvini, che il 5 dicembre scorso sul quotidiano Libero definisce il Conte 2, “Un governo incapace e pericoloso” in ritardo su tutto; anche sui rimborsi destinati ai truffati ed enfatizzando, prosegue “Senza Lega al governo, anche i rimborsi per i risparmiatori veneti vanno a rilento”. Osservazione acuta, ma monca. Certo, a dicembre 2020 gli indennizzi recanti la mancia disonorevole per un 12% che soddisfa soltanto il 2,28% dell’intera platea di destinatari procede lento pede, viceversa a fine agosto 2019 dopo 14 mesi della Lega al Governo, l’elemosina di stato pari al 30% aveva prodotto zero pagamenti a favore dei potenziali beneficiari. Al netto della responsabilità primaria addebitabile esclusivamente ai 5 stelle, chi ha fatto peggio: il Governo Conte Giallo-Verde, oppure quello Giallo-Rosa o, infine, tutti e due?
Par già di sentire un coro di gabbati che recrimina “noi non ci occupiamo di politica, vogliamo i soldi”. Affermazione vacua. Difficile acquisire qualche beneficio dall’apparato pubblico come da qualsiasi istituto di credito, senza comprendere: regole, criteri e modalità di come e di chi deve stare in campo. Tuttalpiù, si ha una “comprensione approssimativa” fondata su una “mera analisi elementare”, di ciò che sta capitando senza cogliere le interconnessioni tra le diverse parti attrici del sistema, così come segnalano i dossier OCSE.
Un’ulteriore annotazione. C’è stato un momento (sempre a settembre 2018) in cui il Governo nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, (NADEF) aveva fatto un elenco di 12 disegni di legge di accompagnamento alla legge di bilancio (la futura n. 145/2018). Nel mazzo, uno di questi si titolava “misure a favore dei soggetti coinvolti dalla crisi del sistema bancario (c.d. Fondo ristoro a favore dei soggetti truffati)”. Risultato? Gli ultimi arrivati al Governo del Paese, seguendo le orme dei predecessori da loro vituperati quando si trovavano all’opposizione, abbandonarono subito quella dozzina di proposte e si accinsero a produrre la solita finanziaria composta da qualche centinaio di commi approvata sullo spirare dell’anno solare, come di consueto, a colpi di fiducia. Il copione, come nelle peggiori ma oramai consolidate abitudini, si è ripetuto anche quest’anno.
I fatti e gli atti testimoniano che, la partita indennizzi si è interamente disputata nel periodo intercorrente tra marzo e dicembre 2018. Una volta approvata la 145, le stesse forze che l’avevano fatta nascere contorta e incompleta, hanno dovuto – per tante ragioni, a partire dal mancato rispetto delle regole comunitarie- iniziare un lavoro di scarsa qualità sartoriale di taglia, cuci e rammenda terminato con un ritorno ai nastri di partenza. (Fine prima parte).

Enzo De Biasi

 

 

 

 

 

 

 

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