Guadagneremo luce solare e risparmi miliardari, ma il dibattito sull’abolizione resta aperto
Si avvicina il consueto appuntamento primaverile con il cronometro. Nel weekend che chiude il mese di marzo, precisamente nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, l’Italia darà il benvenuto all’ora legale. Alle ore 02:00 le lancette dovranno essere spostate un’ora in avanti, segnando le 03:00. Un passaggio che, se per i dispositivi digitali avverrà in modo automatico, richiederà un intervento manuale su orologi analogici e cruscotti delle auto.
Il passaggio all’ora legale non è solo una convenzione burocratica, ma una strategia economica e ambientale consolidata. Sebbene l’immediata conseguenza sia la perdita di un’ora di sonno — un cambiamento spesso definito “traumatico” per i ritmi biologici — i vantaggi in termini di sostenibilità sono tangibili.
Risparmio energetico
Secondo i dati Terna, il risparmio accumulato dall’Italia tra il 2004 e il 2023 ammonta a circa 2,2 miliardi di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica pari a 11,7 miliardi di kilowattora. Un beneficio che si riflette direttamente sulla salute del pianeta: lo spostamento delle lancette permette infatti di evitare l’immissione in atmosfera di circa 170.000 tonnellate di CO2 ogni anno.
Impatto sulla salute
Nonostante i conti sorridano alle bollette, la comunità scientifica continua a sollevare dubbi. Molti medici considerano il cambio dell’ora un fattore nocivo per l’organismo. Il passaggio artificiale altera il ritmo circadiano, influenzando la qualità del sonno e, in alcuni casi, aumentando i livelli di stress e stanchezza per diverse settimane dopo il cambio. “L’ora solare è quella naturale”, ricordano gli esperti, sottolineando come l’uomo si sia evoluto seguendo i ritmi dell’alba e del tramonto, dinamiche che l’ora legale tende a forzare per esigenze di produttività moderna.
Questione politica: verso l’abolizione?
Dal 2018 l’Unione Europea discute la possibilità di abolire l’obbligo del cambio stagionale. Tuttavia, l’Europa resta divisa: i Paesi del Nord, dove l’escursione di luce tra estate e inverno è estrema, sono favorevoli all’alternanza; i Paesi del Sud, Italia inclusa, vedono nell’ora legale un’opportunità di risparmio strutturale.
Ad oggi, l’Italia non ha ancora preso una decisione definitiva sulla scelta di un orario unico per tutto l’anno. Quello che è certo è che il calendario è già fissato per il prossimo futuro: l’ora legale continuerà a entrare in vigore l’ultimo fine settimana di marzo almeno fino al 25 marzo 2029.
