Ieri pomeriggio a Ponte nelle Alpi, in Sala David Sassoli, si è tenuto il quarto, di una serie di incontri, organizzati dai presidi bellunesi di Libera, in collaborazione con l’associazione Antigone, per parlare del carcere e del sistema penitenziario, oltre che per comprendere il valore della giustizia riparativa.
L’avv. Mariachiara Gentile del Foro di Bologna, responsabile di Antigone, ha parlato delle condizioni di detenzione nelle carceri italiane, offrendo un quadro molto puntuale della situazione, sempre più preoccupante.
L’avv. Anna Polifroni del Foro di Belluno e la dott.ssa Elena Taverna dell’Assl 1 Dolomiti, hanno reso noto dell’esistenza, in Provincia di Belluno, di un Intertavolo, composto da operatori del sociale, enti, associazioni, istituti scolastici, centri di mediazione penale, Ufficio per l’esecuzione penale esterna, Azienda Sanitaria Locale, ed altri enti ancora, per la creazione del Manifesto della Giustizia riparativa per la Provincia di Belluno, manifesto che verrà presentato nei prossimi mesi, le cui finalità consistono nella divulgazione dei valori della giustizia riparativa, quali, appunto, giustizia, ascolto, rispetto, consenso, dignità, responsabilità, reciproca comprensione del vissuto, non giudizio, equidistanza.
Molto interessante anche l’intervento della prof.ssa Lucia Santin, la quale ha relazionato sull’esperienza della mediazione e della gestione dei conflitti, a mezzo delle pratiche della giustizia riparativa, all’interno del comprensorio scolastico di Ponte nelle Alpi.
La giustizia riparativa, quale modello innovativo di giustizia, da alcuni definita, giustizia complementare, mira a favorire, attraverso una sorta di riparazione delle conseguenze del reato, un dialogo tra le persone coinvolte, con particolare riguardo alla vittima, oltre che, evidentemente, all’autore del reato, ai rispettivi congiunti ed alla comunità.
La partecipazione al programma di giustizia riparativa è libera, volontaria, consensuale, e, si attiva con l’aiuto di un mediatore esperto, imparziale, equidistante; la comunità partecipa, a sua volta, quale portatrice autonoma di propri bisogni/vissuti emotivi derivati dall’ingiustizia, fungendo da cornice/supporto a tutela della vittima e per la responsabilizzazione dell’autore dell’illecito, financo, a fini preventivi di eventuali recidive.
Occasione di confronto e di riflessione sulla situazione penitenziaria italiana, con analisi di possibili prospettive per il futuro, nonché di promozione della cultura riparativa.
E’ emersa la necessità di fare rete per la promozione di eventi, per favorire il dialogo con le istituzioni, per la divulgazione della situazione detentiva nelle carceri italiane, del sistema penitenziario e degli scopi della giustizia riparativa.
Essenziale è sempre la salvaguardia del principio fondamentale, costituzionalmente garantito, del fine rieducativo della pena, che, a quanto emerso, ieri sera, dall’analisi approfondita dei dati, è spesso disatteso.
Occorre saper riaccogliere il colpevole all’interno della società civile, dopo il carcere o indipendetemente da detta restrizione; la società civile, invero, non può esimersi, da un lato, di tutelare la vittima, e dall’altro, di offrire una nuova possibilità di dialogo e di contronto, all’autore dell’offesa, a fini riabilitativi.
In Italia, a più di un anno dall’entrata in vigore della disciplina organica della giustizia riparativa, rilevasi che alcuni passi sono stati compiuti, come ad esempio, l’istituzione dell’elenco dei mediatori esperti in giustizia riparativa, istituito presso il Ministero della Giustizia, ma molti altri passi dovranno essere ancora percorsi.
Da ultimo, si sottolinea che, il 24 aprile 2026, è stato inaugurato a Venezia, presso la Corte d’Appello, un centro per la giustizia riparativa, ove confluiranno anche i casi provenienti da Belluno e provincia.
