HomeCronaca/PoliticaBelluno: identità, architettura, storia. Intervista ad Andrea Stella

Belluno: identità, architettura, storia. Intervista ad Andrea Stella

Andrea Stella – Responsabile regionale del Veneto del Dipartimento Cultura e Innovazione di Fratelli d’Italia

Parliamo di identità, territorio, popolazione, architettura, con Andrea Stella, responsabile regionale del Veneto del Dipartimento Cultura e Innovazione di Fratelli d’Italia, e candidato nella lista Fratelli d’Italia a sostegno del candidato sindaco Oscar De Pellegrin.

Identità, senso di appartenenza di una comunità. Qual è la posizione di Fratelli d’Italia?

“Sono tre le direttrici che abbiamo individuato nel nostro programma, la prima è riferita all’identità locale, quindi identità bellunese, la seconda a quella regionale veneta e la terza a quella nazionale.”

Da dove nasce l’identità bellunese?

“Dal fiume Piave, sacro alla patria e fondamentale da millenni per la vita e il sostentamento del territorio bellunese. Attorno ad esso 40.000 anni fa, nel Paleolitico medio, si sono riunite le prime popolazioni bellunesi ante litteram, a seguito della glaciazione. Gli abitanti aumentano in maniera costante, fino all’età romana. Successivamente, nel Paleolitico il Piave è stato via di transito per i cacciatori e dal Neolitico è divenuto via di penetrazione dapprima commerciale e poi culturale, per essere poi luogo di culto nell’Età del bronzo e del ferro, fino a divenire diffusore di civiltà, lingua e cultura con le popolazioni paleovenete e romane. Il ruolo del Piave insomma ha radici lontane e porta con sé un bagaglio imprescindibile per i bellunesi.

Cosa ci può dire dell’arte e dell’architettura bellunese?

“Testimonianze dell’arte bellunese le abbiamo solo dal XIV secolo con Simon da Cusighe. Poi Tiziano Vecellio, ma anche Sebastiano e Marco Ricci, Ippolito Caffi e lo scultore Andrea Brustolon, insieme ai più recenti Masi Simonetti, Augusto Murer e Fiorenzo Tomea. Dal punto di vista architettonico Belluno ha una conformazione ben assestata già dal medioevo. La sua impostazione urbanistica, infatti, non sembra aver riportato importanti modifiche da quel periodo ad oggi. La pluralità di strutture edilizie della città di Belluno è sorprendente, si parte da piccole chiesette per arrivare al Duomo di Belluno, passando per conventi, come quello di San Pietro e di Santo Stefano, porte come quella di Rugo e Dojona, palazzi, logge. Abbiamo testimonianze di architettura d’epoca bizantina nella chiesa di San Daniele, oggi di San Liberale. Di epoca medievale Casa Piloni, con la finestra gotica trilobata, che ritroviamo anche in Palazzo Batti Vinanti, in via Mezzaterra. Vi è poi il Rinascimento, che trova massima espressione a Belluno nel Palazzo dei Rettori, simbolo del potere della Serenissima, oggi sede della Prefettura. Allo stesso periodo risalgono anche il Monte di Pietà e Palazzo Crepadona, in origine residenza signorile e, a partire dal 1978, una delle sedi principali della vita culturale cittadina. Pare che quello Rinascimentale sia stato il periodo di massimo splendore per quanto riguarda gli elementi architettonici bellunesi e che nei periodi successivi ci si sia limitati ad intervenire su questi solamente dal punto di vista della staticità. Va detto che lo stile barocco sei e settecentesco non sembra aver attecchito in maniera importante sul gusto dei bellunesi, tanto è vero che le residenze costruite in questo periodo sembrano comunque conservare dettami e gusti tipici del Cinquecento. Certo è che questo è anche il periodo in cui vengono costruiti due elementi fondamentali per la città: il Palazzo dei Giuristi (dove attualmente trova sede la sezione archeologica del Museo Civico) e il Palazzo dei Vescovi. Per quanto riguarda il primo, l’impianto è chiaramente cinquecentesco, ma emergono dettagli che fanno comunque pensare a un’influenza – seppur lieve – di stampo barocco. Se c’è un elemento bellunese che si possa definire barocco è dovuta all’idea di un architetto “da fuori”, ossia di Filippo Juvarra, voluto dal vescovo Zuanelli. Da non dimenticare sono le molteplici residenze estive che sorgono nel territorio bellunese dal XVI al XVIII secolo, che divengono ben presto per le classi più abbienti una sorta di “status simbol”.

Come si aggancia tutto questo all’identità veneta?

“Perché Belluno e i suoi abitanti sembrano guardare alle “mode” che provengono oltre provincia. Quello della villa veneta è un modello che riconduce immediatamente al periodo della Repubblica di Venezia ed è molto peculiare, visto che è evidente come si distacchi dai canoni modelli di villa italiani, per avvicinarsi alle esigenze rurali comuni al territorio veneto, esprimendo quindi un’identità di tipo regionale, che non vede espressione solamente nell’architettura o nello scopo per cui viene eretta, ma rappresenta un complesso sistema di storia, arte e cultura, in stretto rapporto con il territorio e l’ambiente. In questo contesto, non si può che citare Andrea Palladio, che con il suo concetto di architettura influì su l’intero patrimonio di ville venete della seconda metà del Cinquecento. Ma a saldare l’identità veneta e riunire le diverse provincie sotto un’unica bandiera è la lingua. La lingua veneta non può essere ridotta a dialetto, è il linguaggio attraverso il quale sono e sono state tramandate leggende, insegnamenti, storie eroiche e di vita comune. È una lingua che ha visto una larga diffusione già a partire dai tempi della Serenissima, quando, grazie ai fiorenti commerci, è divenuta addirittura internazionale, è la lingua del veneziano Pietro Bembo, è il linguaggio con il quale il Tiziano presentava le proprie opere davanti ai grandi d’Europa. Ma è anche il linguaggio del teatro veneziano, con Carlo Goldoni e Marco Boschini.

Il passo successivo è quello dell’identità nazionale. Qual è il filo che ci lega ad essa?

“A sostenere questo legame è anche Richard Owen, corrispondente in Italia del Times, che in un articolo dal titolo “Un esempio per l’Italia”, dice che il Veneto non è fatto solamente da splendide architetture e meravigliosi paesaggi, ma è anche il cuore pulsante dell’economia italiana, con imprese di piccole e medie dimensioni a conduzione familiare, dal ritmo dinamico, che sono state in grado di divenire influenti a livello globale. Ecco quindi che il territorio veneto, e di conseguenza quello bellunese, è di vitale importanza per lo Stato italiano, che deve al Veneto riconoscenza sì economica, ma anche culturale e storica. La storia più recente – ossia quella del Novecento – ha messo in risalto il valore patriottico del Veneto che, soprattutto nel primo conflitto mondiale, ha saputo rendersi protagonista per risolutezza e virtù, sia nelle situazioni più favorevoli che in quelle minori. Il Piave è ancora il fulcro e il simbolo attorno al quale ruotano le forze venete, soprattutto in quelle che vengono definite le “Battaglie del Piave”. Questa è un’ulteriore dimostrazione di come il Veneto sia importante pilastro dell’identità nazionale, in un’ottica di cooperazione tra le varie parti costituenti italiane.

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Il 15 maggio al via le iscrizioni per Transpelmo Sprint

Appuntamento per domenica 6 settembre, con gara su un tracciato di 8,5 chilometri e numero chiuso di partecipanti Val di Zoldo (Dolomiti Bellunesi), 12 maggio...