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Rinnovabili, via libera al Piano per le Zone di Accelerazione

Venezia, 13 maggio 2026 –  Il via libera della Giunta regionale del Veneto al PIZAT (Piano di individuazione delle Zone di Accelerazione terrestri) segna una svolta non solo burocratica, ma urbanistica e ambientale. L’obiettivo è ambizioso: installare 5,8 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030.

Tuttavia, il cuore della strategia risiede nella selezione chirurgica delle aree. Ma quali sono, in concreto, queste “Zone di Accelerazione” e perché sono state scelte proprio queste?

Dove sorgeranno i nuovi impianti? 
Le Zone di Accelerazione non sono state scelte a caso, ma seguono un principio di “riuso” del suolo. L’assessore Marco Zecchinato è stato chiaro: la priorità è non consumare suolo agricolo o vergine.

Ecco le tipologie di aree interessate:

Aree Urbanizzate e Produttive: zone industriali, artigianali e commerciali esistenti. L’idea è sfruttare le coperture dei capannoni e le superfici pavimentate già destinate all’economia.

Aree Degradate o Dismesse: ex cave, siti industriali abbandonati o porzioni di territorio compromesse che necessitano di una nuova destinazione d’uso. In questo modo, l’impianto energetico diventa anche uno strumento di rigenerazione urbana.

Infrastrutture e Aree Limitrofe: zone adiacenti a infrastrutture autostradali o ferroviarie, dove l’impatto paesaggistico è già alterato e la connessione alla rete elettrica risulta più agevole.

Aree a Basso Valore Paesaggistico: Ambiti che il percorso tecnico interdisciplinare della Regione ha classificato come privi di vincoli monumentali o ambientali di pregio.

Perché “Accelerazione”? 
Il termine “accelerazione” non si riferisce solo alla velocità della transizione energetica, ma soprattutto a quella degli uffici pubblici. Chi decide di investire in queste aree specifiche godrà di una corsia preferenziale:

VAS Preventiva: la Valutazione Ambientale Strategica viene fatta a monte dalla Regione sul Piano intero. Questo significa che il singolo progetto non dovrà rifare l’iter da zero, a patto che rispetti le misure di mitigazione già stabilite.

Parere Paesaggistico Semplificato: per gli impianti che richiedono l’Autorizzazione Unica, il parere delle autorità paesaggistiche resta obbligatorio ma non è più vincolante. Inoltre, i tempi per il rilascio di tale parere sono tagliati del 33%.

Meno burocrazia per i piccoli: anche i cittadini e le piccole imprese che installano impianti in edilizia libera vedranno ridotti gli adempimenti amministrativi.

Secondo l’assessore Massimo Bitonci, il piano è lo strumento chiave per il pacchetto europeo “Fit for 55”. Il focus principale sarà sul fotovoltaico e sui sistemi di accumulo (le batterie che permettono di usare l’energia solare anche di notte).

Il Piano non guarda però solo al sole: la strategia regionale integrata comprende anche biomasse, geotermia e il forte sostegno alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che permetteranno a cittadini e imprese di scambiarsi energia prodotta localmente.

Con questa mossa, il Veneto tenta di bilanciare due esigenze spesso in conflitto: la necessità impellente di energia pulita per restare competitivi sul mercato globale e la tutela di un paesaggio tra i più delicati e preziosi d’Italia. La scommessa è che, accelerando dove il danno è minimo, si possa correre più veloci verso il futuro.

- Advertisement - Roberto Denart
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