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domenica, Ottobre 25, 2020
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Il no all’incontro del 31 agosto del sindaco di Forno di Zoldo Camillo De Pellegrin: «E’ solo una propaganda. Bisogna che la classe politica rinunci a qualche rendita di posizione»

 

Camillo De Pellegrin

«Dopo aver ricevuto l’invito all’assemblea promossa a salvaguardia della Provincia dai tre consiglieri regionali bellunesi, non senza averci riflettuto a lungo ho deciso che non parteciperò a quello che nel migliore dei casi si rivelerà solo un piccolo palcoscenico dove alcuni profitteranno dell’esposizione mediatica per la loro personale propaganda». E’ quanto afferma in una lettera Camillo De Pellegrin, sindaco di Forno di Zoldo, già consigliere comunale (Lid) nella maggioranza di centrodestra della precedente legislatura del Comune di Belluno.

«Cosa non mi convince? – prosegue il sindaco – Innanzitutto lo strano trio promotore: certo, in questa delicata partita è la Regione che dovrà riferire allo Stato ed è opportuno che essa si muova, ma non dimentichiamo che, pur sapendo già l’estate scorsa i pericoli di una mancanza di rappresentatività dell’ente Provincia, Pd e Pdl per opportunità non esitarono a votarne la caduta invocando il commissario come la soluzione di ogni male, senza preoccuparsi delle conseguenze che a breve si sarebbero pesate; né nascondiamoci che in questi mesi anche alcuni leghisti hanno spesso sostenuto l’inutilità dell’ente.

Ogni giorno qualche collega sindaco offre la sua ricetta: ma chiedere di andare a Udine piuttosto che a Trento o Bolzano significa credere nel territorio o puntare solo a diversi benefici?! Qualche altro invece pensa di concentrare le competenze attualmente della Provincia nelle mani di società che in questi ultimi anni si sono distinte più per i buchi prodotti che per gli effettivi risultati ottenuti: ma a chi giova?!

A me pare che a pochi interessi la reale sorte della Provincia, mentre ci si preoccupa solo del proprio orticello: chi di quello elettorale, chi dell’aumento delle competenze dei propri enti, chi di dare peso e visibilità al proprio Comune.

Io invece credo in una Provincia forte, che dovrebbe fare sintesi in un territorio oggi troppo diviso in micro territori. Una Provincia rappresentativa di tutto il bellunese, con le sue caratteristiche di unicità che hanno fatto sì che vi fosse un riconoscimento specifico anche nello Statuto Veneto. Una Provincia che dovrebbe fungere da coordinamento di venti, massimo trenta comuni territorialmente rappresentativi, non di sessantanove più o meno inutili particelle; che dovrebbe rappresentare un territorio dove intorno ad essa si concentrino tutte le funzioni che oggi sono sparpagliate in altri dispendiosi centri di potere. Bisogna dire basta ai Bim, basta alle società satellite buone per la visibilità di qualcuno, ma nel finale solo dispendiosi carrozzoni.

Per fare questo – conclude Camillo De Pellegrin – non occorre l’ennesima convocazione celebrativa, ma la buona volontà di un classe politica che dovrebbe pensare insieme e non per fazioni contrapposte, una classe politica che chieda ma sappia anche rinunciare a qualche rendita di posizione.»

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