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Crisi occupazionale. Cappellaro: “A Belluno serve una terapia d’urto”

Gian Domenico Cappellaro

“A Belluno serve una terapia d’urto!” – Lo dice il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Giandomenico Cappellaro, rispetto all’aggravarsi della situazione che si sta registrando in provincia dal punto di vista industriale e occupazionale.

“Mi fa piacere che nei giorni scorsi il presidente Zaia si sia espresso con determinazione sulla questione della riorganizzazione delle province accogliendo e facendo propri i rilievi che dal nostro territorio si sono levati rispetto alle ipotesi della cancellazione o di un accorpamento con Treviso. Il governatore ha dimostrato di essere perfettamente consapevole dei problemi che stiamo vivendo: lo spopolamento demografico, la crisi economica, la sofferenza di un territorio interamente montano, ma allo stesso tempo espressione di grandi eccellenze imprenditoriali, che rischia però di svuotarsi”.

“Per questo chiediamo alla Regione, così come ai politici bellunesi locali e nazionali, di passare al più presto dalle parole ai fatti, dall’analisi dei problemi alla reazione fattiva. Abbiamo bisogno di misure immediate, robuste e soprattutto specifiche”

“Se sul fronte nazionale siamo ancora in attesa che il Governo vari provvedimenti a sostegno della famiglia, degli investimenti e dell’occupazione, sul fronte locale abbiamo assoluta necessità che vengano stanziate risorse ad hoc per salvaguardare l’economia della montagna mettendo così un freno alle micro-secessioni dei comuni di confine e allo stesso tempo evitare il rischio che si possa manifestare un’emorragia del sistema produttivo.”

“Come Confindustria Belluno Dolomiti stiamo battendo ogni strada per cercare di dare alle nostre imprese e al territorio tutto l’aiuto possibile affinché vengano mantenuti sia i livelli occupazionali che la competitività sul mercato: sottoscrizione di accordi con banche e istituti di credito, firma del Patto per lo Sviluppo con le associazioni sindacali, presentazione di progetti per collegamenti più efficienti e veloci.

Dobbiamo ricominciare ad attrarre investimenti e questo è possibile solo con infrastrutture moderne e funzionali, l’azzeramento del digital divide, l’abbattimento dei costi e dei tempi della burocrazia, con servizi all’avanguardia.”

“Dieci anni fa il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, alla presentazione del Rapporto 2002 parlava già di un Paese con le pile scariche, deluso e frenato da una “galleggiante stazionarietà” dell’azione politica nel suo complesso.

In questi dieci anni tutto è cambiato, i mercati hanno richiesto alle imprese un’accelerazione straordinaria in fatto di innovazione e modelli competitivi. E le imprese, per quanto è stato loro possibile, hanno risposto. E’ tempo che anche le istituzioni battano un colpo”.

 

 

 

 

 

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