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Il progetto di Piazza dei Martiri, segno dell’ambizione di Prade * di Paolo Bampo

Era usanza dei sindaci della prima repubblica, (che disponevano  di ben altre finanze rispetto a quelli di oggi), rifare strade e marciapiedi per rendere visibile il proprio passaggio amministrativo.
Prade è buon erede di quei sindaci. Il problema è che i tempi sono cambiati. A suo stesso dire non ci sono più soldi quasi neppure per i servizi essenziali. Peccato quindi che non voglia amministrare in conseguenza. Infatti, dopo le ricche consulenze da lui concesse e che hanno dato una scossa al bilancio comunale, arriva ora anche un inutile spreco di risorse per progetto e rifacimento di Piazza dei Martiri (già rinnovata, peraltro,  non moltissimi anni orsono). Ce n’era proprio bisogno? Quante persone avevano sentito l’impellente necessità di tale iniziativa? Chi ha suggerito l’operazione?… e chi vi guadagnerà sopra?                                                                                                                                                                         Personalmente credo sia  un’ingiuria anche solo pensare di finanziare tale opera in un momento in cui le mamme devono fornire ai propri figli la carta igienica per la scuola, perché quest’ ultima non ha più denaro per comprarla. E, a proposito di scuole, se proprio dovessero esserci soldi disponibili o ottenibili per progetti di lavori pubblici, sarebbe bene usarli per il recupero delle Gabelli, piuttosto che per opere inutili.
Prade, comunque, riesce ad andare avanti, perché la gente, invece di infuriarsi per il progetto di ristrutturazione della piazza, è divisa sui particolari di realizzazione dello stesso. Essi discutono, infatti, non se sia giusto o meno rifare la piazza, ma se il progetto sia gradevole o moderno e se le procedure tecniche ed amministrative siano corrette. Tra le altre cose che vengono discusse c’è l’opportunità  o meno di asportare i lampioni a cui furono appesi le quattro vittime dei nazisti che, con il proprio martirio, dettero il nome alla piazza. La gente non si rende conto che così facendo, intanto, legittimano il sindaco a procedere, nonostante vi siano priorità ben più impellenti.  Prade, quindi, ha vinto. Avrà la sua piazza. D’altronde anche Ceausescu si costruì un palazzo presidenziale (che ipocritamente chiamò “palazzo del popolo”) sontuoso ed immenso, affamando il popolo rumeno stesso. Quella futura sarà una piazza triste. Essa ricorderà, infatti, come non esista limite all’ambizione dei politici.
Lampioni o non lampioni, per me, comunque, quella sarà sempre piazza dei Martiri.

Non la chiamerò mai piazza Prade.
Paolo Bampo

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