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Nuovo presidente della provincia: avanza il nome di Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore che sfida le vecchie logiche di partito

Set 13th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Alcuni giorni fa il Movimento Bard Belluno autonoma Regione Dolomiti aveva indicato, senza farne il nome, la candidatura del nuovo presidente della provincia, che sarà deciso dal voto dei 728 sindaci e consiglieri comunali bellunesi.

All’identikit del proprio candidato ideale il Bard aggiungeva che sarebbe stata una donna delle Terre alte della provincia.

Ebbene, ieri, giovedì 13 settembre “Un gruppo di amministratori di appartenenza trasversale, aperti alla partecipazione attiva, e rappresentanti il territorio della Provincia di Belluno si è riunito nel capoluogo assumendo con responsabilità la decisione di costituire una lista per le prossime elezioni provinciali”.

Lo riferisce una nota a firma de “Il Comitato Belluno Dolomiti” che sembra rappresentare in pieno le istanze del Bard. “Si tratta di amministratori ai quali sta a cuore il territorio – prosegue la nota –  e che sono estranei alle logiche di spartizione del potere e hanno pertanto elaborato per dare un futuro alla Provincia un programma elettorale basato su cinque assi strategici”.

 

Alessandra Buzzo

Alessandra Buzzo

L’identikit ora è completo: Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore.

Questa però è l’indicazione di voto del Bard, la cui forza elettorale non è al momento misurabile perché il Movimento non si è mai presentato ad elezioni. E a votare il nuovo presidente della Provincia saranno quei sindaci e consiglieri eletti in liste di partiti o comunque in liste civiche di orientamento centrodestra o centrosinistra e dunque assoggettati alle logiche di partito. I Comuni più popolati (Belluno e Feltre) hanno peso maggiore nella decisione e dunque le cosiddette Terre alte della provincia sono certamente svantaggiate nella rappresentatività.

L’obiettivo del Comitato Belluno Dolomiti, insomma, appare come la cima di una montagna ritenuta ad oggi irraggiungibile.  Ma lo era anche la scalata di Jacopo Massaro a sindaco di Belluno, solo contro Pd e Pdl eppure ce l’ha fatta e l’impresa potrebbe divenire senz’altro oggetto di studio nelle Facoltà universitarie di scienze politiche.

Dunque, in politica come dice il vecchio detto 2+2 non fa mai 4.

In ogni caso Alessandra Buzzo oppure Maria Antonia Ciotti, anche lei sindaco donna delle Terre Alte (Pieve di Cadore) e anche Daniela Larese Filon (Auronzo di Cadore) dovranno vedersela con una serie di candidati “ortodossi” graditi agli equilibri dei partiti.

I nomi che vanno per la maggiore sono quelli di Vania Malacarne (sindaco donna di Lamon), Roberto Padrin (Longarone), Sisto Da Roit (Agordo). E anche, dalle Terre alte, Leandro Grones (Livinallongo del Col di Lana) e Mario Manfreda (Lozzo di Cadore). E l’outsider sindaco di Calalzo Luca De Carlo.

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6 comments
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  1. La Buzzo sarebbe fuori dalle logiche politiche? ma dai siamo seri. In cerca di carega!

  2. Il bello è che non sono elezioni popolari democratiche, ma grazie al pd, il popolo bellunese non potrà eleggere direttamente nessuno per la provincia, che comunque esiste! Grazie pagliacci del pd!

  3. La triste sintesi è che ancora una volta i Bellunesi, già pochi che siamo, non riescono a fare squadra perdendosi in confronti interni che, indipendentemente dalla loro fondatezza, autorizzano Roma e Venezia a dirci “ne riparliamo quando vi siete messi d’accordo tra voi”.

  4. ieri nel Corriere delle Alpi si leggeva che dietro alla candidatura di Alessandra Buzzo ci fosse una corrente del Pd che fa riferimento a Guido Treno già più volte consigliere regionale e eminenza grigia del Bard, non credo si possa dire che questa candidatura esuli dalle vecchie logiche di partito, anzi… Ora si capisce bene il giusto sfogo di Silvano Martini e il perchè sia rimosso dalla vicepresidenza del Bard…

  5. personalmente sono per avere una provincia autonoma ed eletta democraticamente dal popolo. Avrei piuttosto soppresso le regioni! Detto ciò ben venga almeno una lista alternativa altrimenti cosa si andrà a votare? Durante il ventennio o ai tempi dell’URSS esisteva la lista unica. Sono d’accordo che i Bellunesi non sanno fanno squadra ma quell’idea di lista unica non è la cura adatta. Certamente chi vive la montagna sa meglio di altri quali sono le necessità e priorità da portare avanti e farle evidenziare nelle sedi opportune, nell’interesse della collettività bellunese.

  6. caro Andrea, direi che è molto più pagliaccio un represso che spara idiozie a vanvera e non ha nemmeno il coraggio di firmarsi.
    Luciano Millo