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Catterina De Carlo di Domegge sarà il volto dell’Eroina di Monongah: Giovedì a Campobasso il convegno e la Medaglia d’Oro alla memoria dal sindacato Ugl

Dic 1st, 2012 | By | Category: Appuntamenti, Cronaca/Politica, Prima Pagina

“L’EROINA” di Monongah ha finalmente, per tutti, un volto ed una storia più precisa. Questa Donna con un gesto di grande amore, ma anche di forte denuncia, lottò contro la dimenticanza e volle tenere sempre alto il ricordo della tragedia. Negli anni sollevò dalla miniera tanto materiale da innalzare, dinanzi a casa sua, una vera e propria “COLLINA DI CARBONE”. A lei andrà, giovedì 6 dicembre a Campobasso durante il Convegno “Monongah: dal fatto alla tragedia” una Medaglia d’Oro “alla memoria” dedicatale dalla Ugl.

Il 6 dicembre del 1907 a Monongah, West Virginia, si verificò una delle più gravi tragedie minerarie che causò la morte di centinaia e centinaia di minatori, moltissimi dei quali italiani. A questa storia si è legata nel tempo la vicenda di quella che per tutti, fino ad oggi, era solamente Caterina Davia.

Catterina De Carlo con suo marito Vittorio Davià

Questa donna, vedova di un minatore morto a Monongah, per le cronache di allora continuò per 29 anni a recarsi da casa sua alla miniera, oltre tre miglia, dove prelevava un sacco di carbone che riportava poi dinanzi alla sua abitazione. Tanto da realizzare una vera e propria “collina di carbone”. Il suo intento, nella convinzione che il marito fosse rimasto seppellito nella miniera, era quello di rendere più lieve l’opprimente peso che gravava sui resti dei minatori.

In realtà, per una doverosa e a lei dovuta precisione, questa donna si chiamava

Catterina De Carlo ed era nata a Domegge di Cadore (BL) il 21.11.1864 e sposò Vittorio Davià ( o Da Vià) anche lui nato a Domegge di Cadore il 3.10.1886. La coppia mise al mondo 5 figli , nessuno dei quali perì nella tragedia (erroneamente si parla di due ragazzi morti). Già all’indomani della tragedia Catterina, rimasta solo in un mondo che non conosceva e che gli era ostile, reagì con la forza della disperazione per tutelare i suoi bambini, ai quali garantirà una decorosissima esistenza, ma mai dimenticò il marito e la tragedia. Da qui il suo gesto che portò Padre Briggs ( un sacerdote che spese la sua esistenza per non far dimenticare Monongah) a definirla “simbolo delle eroine di Monongah”. Si calcola che la “collina di carbone” ribattezzata “collina dell’amore” fosse composta da almeno 300 tonnellate di carbone. Catterina, fino all’ultimo giorno della sua vita (9 agosto 1936) non smise mai di lottare per i suoi figli , aiutò le altre donne e soprattutto lottò perché sulla tragedia di Monongah non cadesse l’oblio. Molti documenti (con foto e testimonianze) saranno resi noti nel Convegno “Monongah: dal fatto al simbolo” che si terrà a Campobasso giovedì 6 dicembre nella “Sala della Costituzione” della Provincia e alla quale interverrà il Segretario Generale Ugl Giovanni Centrella. A Catterina De Carlo Davià la Ugl assegnerà “alla memoria” una medaglia d’oro con la scritta: “Ad una meravigliosa e coraggiosa Donna italiana”. Il riconoscimento sarà recapitato, negli Stati Uniti, al nipote James E. Davia . A quest’ultimo e a Joseph D’Andrea, già console a Pittsburgh, un grazie per aver fornito un prezioso apporto di ricerca. Per Geremia Mancini segretario confederale Ugl che ha condotto le ricerche ed organizzatore del convegno:

“Sono felice che da oggi il volto di una “eroina” della nostra sofferta e dolorosa emigrazione possa essere a tutti noto. Così come ritengo giusto che questa intera vicenda diventi “patrimonio condiviso” del nostro Paese e non solo. Anche a Monongah, come a Marcinelle a Courrieres o nelle tante, troppe, altre tragedie del Lavoro, si consumò la colpa di uomini contro altri uomini. Contro questo comportamento era ed è giusto lottare sempre. E Catterina di questa battaglia è un simbolo”.

Geremia Mancini – segretario confederale Ugl

 

 

 

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2 comments
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  1. Quante storie di lavoro sovrumano, di enormi tragedie, di immenso dolore e di orgoglio disperato possono raccontare i nostri emigranti? Cosa proverebbero se per ipotesi potessero tornare qui ora e vedessero quanto è dimenticata, anche dai propri figli, la nostra terra per la quale spesero la loro vita!

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