Monday, 23 October 2017 - 10:11

Compromessa tutta la produzione di fagioli * di Laura Solinas

Set 24th, 2012 | By | Category: Natura, ambiente, animali, Prima Pagina

Spettabile redazione, ho seguito con in interesse la copertura che avete dato alla grave situazione in cui versa la coltivazione dei fagioli in Valbelluna. { naturale che la scorsa settimana l’attenzione si sia concentrata sui Lamon, i cui produttori sono stati coraggiosi e bravi nel riuscire a fare la tradizionale festa.

Come rappresentante dei produttori di fagiolo Gialet della Valbelluna – presidio Slow food, ci tengo a far presente che il problema è di tutti i fagioli. Oltre alle ottime cultivar di Lamon ci sono diverse altre varietà di assoluto pregio, in fase di riscoperta e moltiplicazione, che proprio per l’esiguità delle coltivazioni rischiano di scomparire. Alcune hanno rilievo internazionale come i Gialét, anche grazie al riconoscimento come presidio Slow Food; il Bonel è stato recentemente riconosciuto “a rischio di erosione genetica” dalla Regione; i bala rossa hanno appassionati estimatori non solo in valle; altre ancora sono ecotipi localissimi, rari e di antica tradizione, realmente a rischio di estinzione.

Il fatturato che generano direttamente è piccolo, anche se alcuni coltivatori che coraggiosamente avevano puntato su questa coltura si trovano con perdite molto elevate. Il fattore di leva come supporto al territorio – diversificazione agricola, gastronomia, turismo – è elevato, soprattutto il turista si aspetta già di trovare specialità non reperibili altrove, e non fargliele trovare farebbe perdere molto più dell’investimento necessario a tamponare la situazione ora, e soprattutto a elaborare un piano per uscirne, e proteggersi meglio dai cambiamenti climatici che iniziano a colpire anche qui.

Invito quindi anche politici e cittadini a riconoscere quello che molto responsabilmente abbiamo fatto in qualità di coltivatori: ci siamo uniti per cercare di mettere a punto soluzioni comuni, perché il problema riguarda la coltivazione tutta del fagiolo in valle.

Le misure da prendere devono riguardare tutti i coltivatori, compresi – con ovvie graduazioni -anche gli orti famigliari: altrimenti vanificheremmo l’eccellente lavoro che molti sono decisi a intraprendere per non abbandonare questo tipo di coltivazione. L’individuazione delle azioni ha bisogno di un supporto tecnico per elaborarne di realmente efficaci e mirate, e politico per sostenere anche economicamente questo sforzo, che riteniamo sia da considerare un investimento i cui effetti verranno goduti da tutto il territorio.

Laura Solinas – Presidente Associazione per la tutela del fagiolo Gialét della Valbelluna – presidio Slow Food

Share

2 comments
Leave a comment »

  1. La cucina bellunese è ricca di profumi e sapori, varia di prodotti e di ricette dovute alla fantasia delle nostre donne, anche nelle zone più impervie e nei momenti più miseri, fosse essa borghese o popolana. E’ stata descritta nei secoli da personaggi che hanno dato lustro alla nostra terra, tra i quali il religioso Pierio Valeriano, che introdusse appunto il fagiolo nel Bellunese. Di alcune sue specialità troviamo traccia addirittura nelle raffigurazioni sui lati del sarcofago del cavaliere romano Caio Flavio Ostilio, ove si narrano l’uccisione di un cinghiale e la cattura di un cervo, prede molto ambite fin da allora. Per i rapporti sociali, economici e commerciali con le terre dell’Impero Asburgico e con la cultura alimentare mitteleuropea, essa si è arricchita anche di materie prime e preparazioni arrivate da oltralpe.
    Innumerevoli sono attualmente le sue specificità, da tutto il territorio provinciale. Tra le più conosciute ci sono proprio il fagiolo di Lamon, la Birra Pedavena, la Pecora Alpagota, il “Pastin”, il formaggio Piave Dop, il Miele Dolomiti Dop. Si tratta quindi di una notevole potenzialità economica autoctona di elevatissima qualità, biodinamica, ecosostenibile, perché sviluppata in un territorio privo di pesanti interventi antiparassitari, che caratterizzano invece province a noi vicine. Attività che potrebbe dare origine ad un vero e proprio distretto. Medesimo ragionamento vale per gli altri prodotti, tra i quali ricordo i piatti a base di selvaggina, presenti in ogni nostra vallata. Inoltre il loro uso comune garantirebbe la valorizzazione della filiera corta, la salvaguardia e la promozione di coltivazioni ed allevamenti tradizionali, e darebbe un sostegno economico al comparto agricolo, ora asfittico, ma che a sua volta è fondamentale per un’attrattiva turistica basata su un sano stile di vita in un ambiente incontaminato. Da tempo molti giovani hanno intrapreso coraggiosamente la conduzione di alcune aziende agricole, anche nelle zone più limitrofe ed impervie del nostro territorio, dedicandosi all’allevamento qualitativo bovino (latte e carne), alla produzione di miele, alla coltivazione di ortaggi specifici, frutta, alla pulizia del bosco con contemporanea produzione di legname e cippato ad uso energetico. Attività tutte che concorrono alla gestione del territorio, favorendo in tal modo l’attività turistica. Sono giovani preparati culturalmente e tecnicamente, spinti a ciò da un innato amore per la loro terra, ma perché il loro entusiasmo non si spenga in breve tempo, scontrandosi con le difficoltà economiche e burocratiche che avversano tali attività in alta montagna, è doveroso che la politica attui normative e interventi finanziari ad hoc, che purtroppo non è possibile sperare dall’attuale Governo regionale, lontano fisicamente e culturalmente dalle nostre necessità. Discorso a parte meritano purtroppo i vini del Feltrino. Di antichissima tradizione, con una storia databile fin dall’anno 1226, vantavano intensi scambi commerciali con l’Impero Austro-Ungarico. Ne vengono ancora allevati alcuni rari vitigni (Bianchetta, Gata, Paialonga), a livello quasi amatoriale. Ma una buona notizia ci permette di sperare nella loro rinascita. Si chiama Cuss infatti il vino con il quale la cantina De Bacco, con sede a Rasai, ha appena centrato una storica medaglia d’argento al concorso internazionale organizzato dal Cervim (il Centro di ricerca, studi, salvaguardia, coordinamento e valorizzazione per la viticoltura montana) di Aymavilles (Valle d’Aosta) per la produzione 2011.
    Un plauso quindi anche ai produttori di Gialet, di Bonel, di Bala rossa, specialità ancora più di nicchia e ancor più meritevoli di attenzione e sostegno. Anche in tal senso invito a guardare alle politiche di incentivazione dell’agricoltura attuate in Trentino Alto Adige/Südtirol.

  2. meglio non guardare troppo al trentino, il rischio è di trovarsi anche qui un tipo di “agricoltura” inquinata da pesticidi e diserbati. Priva di biodiversità e salubrità
    Meglio sviluppare una nostra ruralità fatta di produzioni locali BIOLOGICHE legata a doppio filo col turismo sostenibile

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.