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Nel 1414 il vescovo Scarampi libera gli abitanti di Cirvoi (Belluno) dall’arimannia Longobarda, l’antico istituto diventato schiavitù

Lug 25th, 2010 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina
Chiesa di Cirvoi (Belluno)

Chiesa di ()

Le donne non riuscivano a trovare uomini disposti a sposarle e nemmeno gli uomini trovavano più moglie. Accadeva nel ‘400 a Cirvoi, una piccola frazione del Comune di Belluno sulla sinistra del Piave alle pendici del Nevegal, quota 545 metri, dove gli abitanti erano condannati da un’antica servitù che li legava indissolubilmente alla terra.

Nel 1414 la questione sociale sfocia in una petizione indirizzata al vescovo di Belluno e Feltre Ludovico Scarampi, affinché intervenga per liberare la popolazione dalla servitù della gleba. “Comparsero quest’anno davanti Enrico Episcopo Bellunese – scrive Giorgio Piloni nella sua “Historia della Città di Belluno” pubblicata nel 1607 – li uomini del villaggio de Cirvoio territorio di Belluno, dolendosi, che le sue donne non potevano ritrovar in chi maritarse, né li uomini ritrovavano mogliere: poi che soli tra tutti quelli del Belluno ritenevano ancora l’antica servitute: supplicando l’Episcopo ad operare, che li fosse da li suoi patroni data libertade co l’manumeterli, si come era stà dato alli altri contadini del territorio: non mancò il Vescovo di adoperarsi sin che ottenne ciò che questi infelici ricercavano”. La curiosa vicenda è ritornata alla luce un paio d’anni fa, in occasione del centenario della costituzione della Cooperativa di Cirvoi, festeggiato con la pubblicazione di un libro curato dagli storici bellunesi Giovanni Larese, Marco Perale e Ferruccio Vendramini, che contiene le vicissitudini della piccola comunità di Cirvoi attraverso i secoli. Lo studio condotto da Marco Perale (ex assessore alla cultura e vicesindaco di Belluno), riesce a dare una spiegazione verosimile dei fatti, per quanto, come lui stesso ammonisce, la microstoria sia sempre “un banco di prova estremamente arduo, in ragione della progressiva esiguità dei documenti a mano a mano che si restringe, nel tempo e nello spazio, il campo dell’osservazione”. Ebbene, sia pur con il beneficio d’inventario invocato dall’autore, la ricerca onomastica dal registro di battesimo della Pieve castionese (oggi Castion, frazione principale di Belluno e Comune fino l’anno 1818, comprendente 16 frazioni tra cui quella di Cirvoi), inaugurato dall’umanista Piero Valeriano nel 1544, ha dimostrato che il cognome “Dal Farra” è localizzato specificatamente a Cirvoi. “Già alla fine dell’800, del resto – osserva Perale – era stata avanzata l’idea che il cognome “Dal Farra”, molto diffuso nel castionese, fosse il probabile indizio dell’esistenza in zona di un’antica Farra longobarda, una tesi ripresa successivamente anche da Gian Luigi Andrich nel suo “Memorie longobardiche bellunesi” del 1899 dove, il nome della frazione Faverga deriverebbe da “Fara”, vocabolo che indica l’unione delle famiglie longobardiche stabilitesi in una località per trattare gli affari della comunità e provvedere alla sua difesa”.  Se le fonti consultate insomma – conclude Perale – concordano nel concentrare a Cirvoi il nucleo originario di tutti i “Dal Farra” presenti ancor oggi nel castionese, allora è verosimile ritenere che la “fara” longobarda dell’altipiano, legata al “castrum” (un ‘opera di difesa militare), fosse situata proprio a Cirvoi. Tale ipotesi, del resto, calzerebbe perfettamente con la richiesta rivolta al vescovo nel ‘400 dagli abitanti di Cirvoi, per essere liberati dalla servitù. Un peso che gravava su tutta la popolazione, probabilmente poco più di un centinaio di abitanti (l’unico dato certo disponibile è del 1637, anno in cui vivevano a Cirvoi 137 persone: 49 uomini, 43 donne 24 fanciulli e 21 fanciulle – Mario Sommacal, Analisi e interpretazione dei documenti esistenti nell’archivio storico di Castion relativi alla Pieve e alla Confraternita dei Battuti, tesi di laurea, Università di Padova 1972-73 Lettere e Filosofia relatore prof. Giovanni Maltese) e quindi non si trattava di una generica servitù della gleba, quanto piuttosto dell’antico rango giuridico di un gruppo di arimanni longobardi. A Cirvoi, dunque, si sarebbero consolidati i diritti e i doveri di un’antica comunità longobarda, fondati sull’istituto giuridico dell’. Ossia quell’opzione concessa ai guerrieri liberi che decidevano di stabilirsi definitivamente, cessando di esercitare il mestiere delle armi, vincolandosi nello stesso tempo a provvedere al mantenimento dei guerrieri con il lavoro agricolo. Dal canto loro i soldati garantivano la difesa del territorio e dell’intera comunità. Un vero e proprio contratto a prestazioni corrispettive lo definiremmo oggi, che col passare del tempo, tuttavia, degenerò in una condizione di schiavitù che i signori imposero ai loro rurali e che a Cirvoi si trascinò fino alle soglie dell’età moderna. Un’ulteriore conferma di tale ipotesi – osserva ancora Perale – scaturisce dalla procedura seguita dalla popolazione di Cirvoi per liberarsi dall’antica imposizione. La petizione, infatti, venne indirizzata al vescovo, in quanto conte e quindi autorità politico-amministrativa e militare (nel 1185 il papa Lucio III conferma con bolla al vescovo di Belluno Gerardo de Taccoli tutti i suoi possedimenti, cum villis et arimaniis), e non già ad uno dei tanti nobili possidenti bellunesi, che avrebbero potuto decidere soltanto in ordine a casi particolari di diritto privato. Nei “Documenti antichi trascritti da Francesco Pellegrini” del 1991-93, infatti, sono riportati vari episodi di possidenti che avevano concesso la libertà a dei loro servi o serve personali. Ma il caso di Cirvoi riguardava l’intera comunità residente e dunque era di tutt’altra portata e poteva essere risolto, come poi in effetti avvenne, solo da un’autorità di livello gerarchico più elevato, ossia il vescovo-conte.
Roberto De Nart

Bibliografia:
– G.Larese, M.Perale, F.Vendramini “Cirvoi e la sua Cooperativa” 2002 Rasai di Seren del Grappa (BL)

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One comment
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  1. Grazie di questo articolo che riguarda il mio paesello natale..Sono molto felice di poter parlarne hai miei figli e nipoti che mi chiedono ,sempre delle origini e vita di Cirvoi. Ancora grazie di cuore e distinti saluti Gabriella Dal Farra.