13.9 C
Belluno
venerdì, Maggio 24, 2024
HomeArte, Cultura, SpettacoliFemminicidi. Ecco la dinamica nelle trappole mortali in cui cadono le donne...

Femminicidi. Ecco la dinamica nelle trappole mortali in cui cadono le donne spiegato dalla criminologa Roberta Bruzzone

Sono al mio sesto libro (prossimamente in libreria) che tratta dell’omicidio di donne avvenuto il secolo scorso. Sei donne, sei storie diverse che si potrebbero suddividere in tre gruppi di due. Per Marta Kusch detta la Contessa (1945) e per Linda Cimetta (1947), la titolare del bar Vittoria di Belluno si è trattato di omicidio a scopo di rapina. Mentre l’uccisione di Silvia Da Pont (1951), la giovane di Cesiomaggiore, e probabilmente anche il caso irrisolto della 23enne professoressa Lea Luzzatto di Belluno (1946), sono la conseguenza di insane morbosità. I delitti dei due ultimi libri, invece, quello di Emma Canton (1933) e quello di Gemma Pagani (1926), rientrano in quelli che oggi vengono definiti femminicidi, dove la componente di supremazia dell’uomo sulla donna diventa determinante. Entrambe le vittime sono state ingannate dall’uomo di cui avevano fiducia, come purtroppo succede anche oggi. C’è da chiedersi come sia potuto succedere. Perché sono state uccise? Perché si sono fatte ammazzare, benché avessero intuito che l’uomo che frequentavano non era il principe azzurro. La risposta, sotto il profilo scientifico e psicologico, la dà la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, nello spettacolo che sta andando in scena in questi giorni e che racconta il viaggio nella manipolazione affettiva. Emma Canton, la 22enne di S. Antonio Tortal uccisa nel 1933 probabilmente era ancora innamorata del suo ex Abele De Barba che l’aveva lasciata per fidanzarsi con un’altra, benché continuasse a frequentarla. Gemma Pagani la 48enne di Parma uccisa a Pontevigodarzere nel 1926 non era certo una ragazzina sprovveduta, eppure anche lei segue ciecamente Filippo Margonari, un 34enne avventuriero latitante di nascita bellunese che aveva promesso di sposarla. E allora perché, pur sapendo entrambe chi era l’uomo che avevano di fronte, sono cadute in quella trappola mortale?

Lo spiega bene la criminologa Bruzzone, con il “dettaglio chimico” quello che succede quando la vittima è coinvolta in quello stato di innamoramento del suo carnefice. “L’organismo cambia, cambiano i livelli di alcuni ormoni. In particolare l’ossitocina, cambia il livello di produzione della dopamina, e cambia il livello di produzione femminile di tiramina. Questo trio è in grado di ridurre la capacità di intendere di volere in ciascuno di noi. Diciamo che è una sorta di intossicazione endogena. Ma nella prima fase, quella proprio passionale ribollente esplosiva, se qualcuno è in grado di continuare a farti produrre quelle sostanze alternando momenti di luna di miele a momenti terribili, in quella fase lì ci si rimane molto più a lungo. Quindi ti mantengono sul livello di dipendenza terribile, ma non è solo una dipendenza psichica è fisica. Perché stai malissimo se non vedi quella persona, anche se ti tratta malissimo. Le donne che non denunciano rimangono in quelle storie. Non sono cretine come molti pensano, ma l’idea di non di non vedere quella persona, per quanto riconoscano l’insano rapporto le fa stare malissimo. Le fa piombare nelle medesime sensazioni che ha un astinente da eroina. Per uscirne si deve interrompere qualunque tipo di contatto. Non devi neanche parlare con gente che ti parla di lui o di lei. La tua mente deve liberarsi auto pulirsi disintossicarsi. Se questo viene fatto per un periodo sufficientemente ampio questi livelli scendono e piano piano l’angoscia torna a livelli diciamo gestibili. Se questo non avviene continua questo giochino. Se quei livelli non scendono il soggetto sta malissimo e quindi cercherà un pretesto per riagganciare la situazione. La persona meravigliosa, che la vittima pensa di aver incontrato non è mai esistita. Il grosso lavoro che facciamo – conclude Bruzzone – all’inizio con le vittime, è proprio quello di portarle a alla consapevolezza che quella persona che hanno in mente di cui si sono innamorata non esiste”.

Roberto De Nart

- Advertisment -

Popolari