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Non una di meno Belluno. Lettera aperta alle autorità

Belluno 25 novembre 2022

Al Prefetto di Belluno
Alla Questura di Belluno
Al Comando Provinciale dei Carabinieri di Belluno
Alla Direzione Generale ULSS 1 di Belluno

“Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. E’ quasi scuro. Dove
solo? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire…non solo per il
dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione…per le mille
sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli…me li tiravano per
tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della
giacca. Cammino. Cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi ritrovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare
per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se
entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce…i
loro mezzi sorrisi…Penso e ci ripenso… Poi mi decido…Torno a casa… Li denuncerò
domani… Buio “

Iniziamo questa lettera aperta con la parte finale del racconto della violenza subita da Franca Rame perché crediamo tocchino le parti più profonde di chi come noi, fra
tante, leggiamo o abbiamo subito una maltrattamento o ancor più una violenza
sessuale. Come tante donne vittime di violenza il primo pensiero che le attanaglia è la
vergogna , è la necessità di essere capita, creduta, è di essere “accolte”. L’accoglienza è il primo momento in cui si costruisce la relazione tra la donne che hanno subito violenza e gli/le operatori/trici del servizio. La caratteristica di questa relazione “ di reciprocità” è dal punto di vista della vittima il sentirsi appunto accolta, ascoltata. La donna che ha subito violenza, ancor più se si tratta di violenza sessuale, deve percepire che ha trovato il luogo giusto dove raccontare la propria storia, dove essere rassicurata sulla sua non responsabilità rispetto all’accaduto e chela sua esperienza è ritenuta credibile. Ha bisogno di sentirsi rassicurata perché i “tecnici” a cui si è affidata sono competenti e il luogo in cui si trova è “protetto” da occhi altri .
La donna che subisce violenza DEVE essere protetta per ridurre il suo forte disagiopsico-fisico. In questa lettera non vogliamo parlare di raccomandazione del rapporto dell’OMS che auspica trattamenti idonei per garantire assistenza di qualità e servizi di diagnosi efficaci alle donne oggetto di violenza . In questa lettera non vogliamo addentrarci nel “protocollo d’Intesa” per la costituzione di “una task-force interistituzionale” redatta da Codesta Prefettura di Belluno e condivisa con altri enti (alcuni del quali destinatari appunto della nostra lettera). In questa lettera non vogliamo porre critiche al percorso dedicato a donne vittime di violenza denominato “Percorso Rosa”. Desideriamo però porre alla Vs attenzione che ogni donna che si rivolge con – Accesso diretto al Pronto Soccorso degli ospedali bellunesi – Accesso attraverso l’intervento del 118 – Accesso accompagnata dalle Forze dell’Ordine Abbia diritto ALLA RISERVATEZZA ALLA PRIVACY
E che quindi l’accoglienza e tutto il suo percorso dal momento dell’arrivo in Pronto Soccorso allo spostamento all’interno dell’Ospedale per consulenze o approfondimenti venga presa in carico da personale dedicato e non in uniforme. Vedere passare una donna “disperata” nei reparti accompagnata da poliziotti INDIVISA NON E’ RISEVATEZZA NE’ PRIVACY. Vedere sostare in sala d’attesa con altre persone la donna “disperata” NONE’ RISERVATEZZA NE’ PRIVACY. Auspichiamo quindi che se QUESTO E’ AVVENUTO sia da verificare e soprattutto siano necessarie strategie e raccomandazioni (peraltro non ne dovremmo ravvisare la necessità !!) affinché la donna che ha subito violenza non si senta al BUIO e
RIMANDI AL DOMANI il suo percorso di soluzione alle conseguenze fisiche e
mentali.

NON UNA DI MENO BELLUNO

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