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martedì, Marzo 2, 2021
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Sap Polizia e Sim Carabinieri ricordano i poliziotti uccisi a Trieste

Dieci giorni fa – ricorda il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) di Belluno, due nostri giovanissimi colleghi, Matteo e Pierluigi, sono stati barbaramente uccisi in Questura a Trieste. Matteo Demenego di 31 anni e Pierluigi Rotta di 34. Una notizia che ci ha sconvolto, che ha sconvolto l’intero Paese e che abbiamo seguito sin dai primi minuti sperando fino all’ultimo che i decessi non fossero confermati. Da quando abbiamo appreso la notizia della sparatoria e di due
colleghi coinvolti, abbiamo fino alla fine rifiutato l’idea che potessero essere stati uccisi, invece, purtroppo, l’epilogo è stato tragico. Doloroso. Negli scorsi giorni le sirene delle auto di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno suonato all’impazzata in tutta Italia. E’ stato il grido di dolore per la grande ferita inferta al cuore del Paese che ha perso due fedeli servitori. Martedì, insieme ai colleghi dell’Arma, rappresentanti sindacali del SIM (Sindacato Italiano Militari) Carabinieri del Veneto, gli abbiamo reso omaggio deponendo una corona d’alloro presso la lapide commemorativa dei caduti della Polizia di Stato apposta nell’atrio della Sezione Polizia Stradale di
Belluno. Oggi, 16.10.2019, in concomitanza dei funerali che si celebreranno alle ore 11.30 in Trieste, abbiamo promosso un momento di raccoglimento e preghiera innanzi alla predetta lapide, ove si riuniranno, in forma volontaria, tutti i poliziotti bellunesi.
Matteo e Pierluigi amavano il loro/nostro mestiere. Amavano la divisa, come dimostra il video pubblicato su Facebook dalla Questura di Trieste e condiviso sulla nostra pagina Sap Belluno, dove entrambi auguravano a tutti sonni tranquilli perché c’erano loro, “figli delle stelle”, in strada a vegliare sulla sicurezza dei cittadini. Matteo e Pierluigi erano giovanissimi, lontani dai loro affetti, con il sogno di crearsi una famiglia. Sogni che sono andati in frantumi venerdì scorso quando il killer ha premuto il grilletto della loro stessa pistola.

Quel killer già noto ai colleghi delle Volanti bellunesi, che nel 2017 lo avevano indagato in stato di libertà poiché trovato in possesso di un’arma da taglio (scimitarra). La brutalità di quanto accaduto non è bastata per far osservare il silenzio a chi, incompetente in materia, ha iniziato a mettere in dubbio la preparazione fisica e psicologica dei
colleghi, senza invece sottolineare l’indole criminale del loro aguzzino. Così come questa brutalità non è bastata a placare l’odio contro le Forze dell’Ordine, che ci ha consegnato anche in questa occasione, una mole di commenti offensivi della memoria di Pierluigi e Matteo e che noi del Sap, ovviamente e come facciamo da tempo, abbiamo denunciato. Ci è rimasta impressa una riflessione, quella del giornalista Mario Giordano: “Matteo e Pierluigi non sono morti quel giorno”. Forse sono morti prima, quando sono state attuate assurde leggi che ci hanno impedito di agire, pena essere accusati di tortura; quando lo Stato non ha investito per offrirci maggiori tutele, mezzi e dotazioni. Noi del Sap – a differenza di altri – le carenze le abbiamo sempre denunciate e lo abbiamo fatto anche questa volta,
rilevando le anomalie nelle fondine che avevamo segnalato da quasi un anno e proprio il 2 ottobre il Dipartimento aveva riscontrato le criticità segnalate. D’altronde tutti internamente conosciamo i problemi delle fondine. Sicuramente si dovrà valutare anche molto altro: le procedure, la conformità delle sale fermati di cui la Questura di Belluno ad esempio – come noto – è priva, i sottocamicia, le telecamere, la formazione, ecc. Siamo stati definiti “speculatori” perché abbiamo detto la Verità invitando chi di dovere, dopo il cordoglio, a porsi delle domande. Hanno urlato alla disgustosa speculazione. Urlato, urlato, e urlato, con la speranza che le grida di indignazione potessero coprire quelle di chi, da anni, chiede idonee tutele affinché non si pianga più sulla foto di uomini e donne in divisa e chi di dovere si assuma le dovute responsabilità.

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