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L’anniversario di Antonio Maresio Bazolle ricordato da Paolo Conte nella rivista dell’Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore

«Complessa, originale e affascinante figura» quella di Antonio Maresio Bazolle, nato a Belluno nel 1818. Un anniversario che l’ “Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore” ha voluto ricordare dedicando a questo poliedrico personaggio un quaderno, il numero 15, della rivista. Una novantina di pagine che comprendono i saggi di Paolo Conte direttore dell’Archivio (“Un singolare protagonista dell’Ottocento bellunese”), di Gregorio Piaia, professore emerito dell’università di Padova e condirettore scientifico (“Il messaggio politico di un lungimirante attardé”) e la riedizione di uno scritto, ormai raro, del Bazolle, pubblicato a Vienna nel 1867 con lo pseudonimo di Raimondo Ganaser con il titolo “Una Voce all’Impero d’Austria”.

Il Maresio Bazolle merita tutti e tre gli aggettivi (complessa, originale e affascinante) che Paolo Conte gli attribuisce. Un personaggio che attraversa e interpreta alla sua maniera tutto l’Ottocento. Impegnato in politica ricoprì svariati incarichi tra cui, nel 1849, quello di podestà della sua città; occupato a registrare gli avvenimenti che lo circondavano lasciandoci una serie di opere ancora oggi usufruibili non solo storicamente se pensiamo che gli “Annali” iniziati nel 1866 e proseguiti fino alla morte possono servire, in mancanza di giornali alternativi come documento della quotidianità; imprenditore agricolo proprietario di varie colonìe e autore del noto libro “Il possidente bellunese”; appaltatore e ancora qualche cos’altro.

Figura complessa anche per la sua tenace “fede” nell’impero asburgico. Tanto da essere considerato, con eccessiva fretta, un reazionario. Che non fu affatto. Anche perché alcune sue intuizioni, che a quel tempo sembravano frutto di atteggiamenti antistorici, oggi sono tornate di attualità. Farebbe la felicità degli attuali venetisti la sua presa di posizione nei confronti di quel referendum sull’annessione del Veneto del 1866 che lo vide totalmente estraneo; e che dire della sua sfiducia in uno Stato accentratore a scapito di un “regionalismo” che conservasse le peculiarità delle culture italiane? Tanto da fargli attribuire da Gregorio Piaia l’elogio della lungimiranza. Ostile a Napoleone III, ostile ad un Piemonte che vuole “piemontizzare l’Italia” e non “italianizzare il Piemonte”, ostile alla nuova classe politica borghese che, con scarsa preparazione, si andava sostituendo al ceto nobiliare che aveva guidato fino a quegli anni la cosa pubblica.

Nell’opuscolo dedicato all’Austria che viene riproposto in questo “Quaderno” il Bazolle analizza la politica degli armamenti, la politica estera e la politica interna. L’Austria rappresenta un modello tanto che, da giovane che aveva studiato oltre che a Padova anche a Vienna, avrebbe voluto trasferirsi in quel centro ricco di vita e cultura europee. Gli impegni sociali, in primis quelli familiari, lo hanno poi richiamato nella sua Belluno.
Il lavoro di Conte e Piaia merita un elogio non di prammatica: per la chiarezza e lucidità con cui è tratteggiato il personaggio, la precisa sintesi che conduce agevolmente il lettore dentro e lungo gli avvenimenti bellunesi, ma anche italiani ed europei, attraversati dall’esistenza e dall’attività del Bazolle. Infine perché dopo avere letto queste pagine si ha un quadro a tutto tondo di un secolo di vita bellunese, e parzialmente veneta. Completa il “Quaderno” la corposa bibliografia degli scritti, editi e inediti, del Bazolle. Sono una profluvie, ma indispensabili per comprendere chi stava dall’altra parte dell’ufficialità e ha voluto farci ascoltare anche l’altra campana.

Sante Rossetto

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