Il CNSAS, sulla scorta di quanto recentemente accaduto ai Volontari dei donatori del sangue delle varie associazioni presenti sul territorio nazionale, sta in queste ore sottoponendo un quesito al Ministero del Welfare circa le criticità riscontrate nella “Riforma Fornero” sulla facoltà per quei Volontari che si sono giovati della facoltà (obbligo in realtà…) di astenersi dal lavoro in caso di interventi di soccorso e di addestramenti formativi di rilievo regionale nazionale, di andare in quiescenza “con tranquillità”. Andare, cioè, in pensione serenamente, senza dover recuperare paradossalmente quelle giornate impiegate per attività di soccorso.
Il legittimo clamore dato la scorsa settimana alla notizia ha fatto per analogia supporre che anche i Volontari del CNSAS, che hanno magari effettuato decine di interventi nel corso della propria appartenenza all’organizzazione ed effettuato altrettante giornate formative così come disciplinate e rese obbligatorie dalla legge, debbano ritardare il proprio pensionamento per colpe non proprie, anzi per colpa ascrivibile all’aver dovuto e voluto fare attività di soccorso….
I Volontari del CNSAS, infatti, ai sensi del vigente ordinamento di riferimento “hanno diritto ad astenersi dal lavoro nei giorni in cui svolgono le operazioni di soccorso alpino e speleologico o le relative esercitazioni, nonché nel giorno successivo ad operazioni di soccorso che si siano protratte per più di otto ore, ovvero oltre le ore 24”. (Art 1, comma 1 della L. 162/92) e ai “Volontari.
Sebbene gli stessi Volontari in molti casi non si agevolano neppure delle facilitazioni poste in essere dalla Legge n. 162/92, va ricordato che tutti quelli che lo hanno fatto con piena legittimità (anche perché diversamente avrebbero avuto seri problemi nei rapporti con il proprio datore di lavoro) rischiano ora l’atroce beffa tutta “itagliana”.
Quel che ora speriamo è che il Ministero, ovvero la sig. ra Fornero, non abbia preso tale abbaglio, e che si torni a conteggiare immediatamente ai fini pensionistici i giorni di assenza dal lavoro per coloro che hanno effettuato attività di soccorso reale ed attività di carattere formativo ed addestrativo, così come le stesse leggi dello Stato Italiano hanno previsto.
Sarebbe eclatante che un’organizzazione come il CNSAS ed i suoi Volontari, a cui sono attribuite sin dal 1963 funzioni di particolare rilievo nell’ambito del pubblico servizio e del servizio di pubblica utilità, sodalizio che incarna con piena titolarità il così detto principio di sussidarietà verticale, fosse così fortemente penalizzata.
Se così fosse sarebbe una vergogna appieno consumata rispetto alla quale il CNSAS non mancherà di far sentire la propria voce e di mettere in atto le forti, puntuali azioni conseguenti.
Non più neppure pensabile né ipotizzabile poter continuare ad operare in queste condizioni, lo è ancora meno se si considera che, a mesi, si dovrebbe festeggiare il 60° anniversario di fondazione del CNSAS.
Anniversario con torta amara, dunque, … le cui candeline immaginiamo possano essere definitivamente spente dalla Sig. ra Fornero.
