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Basta accuse generiche, il Gruppo coltivare condividendo risponde a Calliari, presidente Coldiretti Trento

“Se il presidente Calliari vuole accusare qualcuno lo faccia chiaramente ed apertamente!”.  Puntualizza così il Gruppo coltivare condividendo in relazione alle dichiarazioni del presidente di Coldiretti e membro della Camera di commercio di Trento Calliari sulla questione dei meleti intensivi di Calliol in Comune di Cesiomaggiore. “Non si limiti, come ha fatto in un intervista rilasciata a un giornale locale, a lanciare accuse generiche riguardo a presunte voci false messe in giro. Non è la prima volta che l’importante uomo di potere trentino lancia gravi accuse generiche, non dettagliate e per nulla precise Infatti poco dopo il taglio di diverse centinaia di giovani meli nell’appezzamento cesiolino egli affermò perentorio “son stati gli ambientalisti” E qualcuno qui in provincia di Belluno sta ancora aspettando le sue scuse… Questa volta ci sentiamo di chiedere con fermezza chiarimenti rispetto a tali accuse – prosegue la nota del Gruppo coltivare condividendo –  Quali sarebbero le voci messe in giro, chi e in che occasione avrebbe fatto ciò e soprattutto in che misura si tratterebbe di falsità? Noi del Gruppo Coltivare Condividendo, che in varie occasioni ci siamo interessati alla questione, non abbiamo timore nel ribadire che ogni nostra affermazione è sempre stata comprovata e basata da analisi, ricerche e dati scientifici. Sia quando citiamo le analisi indipendenti svolte da cittadini della Val di Non che hanno prelevato (nelle loro case, in parchi e in spazi pubblici a oltre 70 m dai meleti intensivi) e fatto analizzare 13 campioni, riscontrando che 12 erano contaminati da una o più sostanze dannose alla salute. Ricordiamo che il comitato della Val di Non ha eseguito circa 50 analisi chimiche da cui è emersa una contaminazione generalizzata in zone esterne a quelle agricole e perfino nelle urine dei loro figli con valori superiori di parecchie volte a quelli di riferimento. Ma anche quando ricordiamo che sui 22 campioni di mele fatti analizzare in Trentino da lega Ambiente solo 1 è risultato privo di residui. Non ci inventiamo noi i bollettini di interventi fitosanitari consigliati dall’Istituto di S. Michele all’Adige, in cui si elencano 41 trattamenti nel 2008 e 33 nel 2009 o i cartelli con la scritta “Zona pericolosa – vietato sostare” posta a pochi metri da abitazioni di Calliol”
E nessuno di noi intende cedere nemmeno di fronte al ricatto del lavoro, ai posti di lavoro creati per la popolazione locale. Potremmo ribattere con le decine di persone che negli ultimi anni nella nostra provincia hanno avviato aziende agricole biologiche e che su questo modello stanno investendo tempo e denaro. Siamo fermamente convinti che il cosiddetto “modello trentino” (“dopato” da finanziamenti pubblici) basato su un agricoltura intensiva, super trattata e super concimata (anche con prodotti che lascino molto perplessi medici e ricercatori) non sia l’ideale per questa nostra provincia Né dal punto di vista ambientale, paesaggistico né economico né occupazionale. Ricordiamo che Secondo l’ISTAT nel 2007 la Provincia Autonoma di Trento e stato il più grande consumatore di prodotti fitosanitari per ettaro di superficie trattabile d’Italia con un valore pari a 57,60 kg/ha contro una media nazionale di 9,12 kg/ha (6,3 volte in più), il Veneto ne consuma 15,45
Crediamo invece molto in un’agricoltura sostenibile, nella biodiversità naturale e coltivata, nei prodotti a km zero e nella tipicità. Crediamo molto in un legame forte tra agricoltura, turismo, artigianato, ma anche tra chi produce e chi acquista, nella filiera corta, nell’opera importante dei GAS e dei cittadini che autoproducono. E di “esempi virtuosi” in questo senso ce ne sono davvero molto in questo nostro territorio (consorzi di tutela, la cooperativa Fiorita, le molte aziende biologiche, i tre importanti presidi Slow food cioè il fagiolo gialet, l’orzo e l’agnello d’ Alpago  ecc..). Non siamo contrari ad investimenti economici anche importanti, né siamo contrari alle persone che da fuori provincia credono nelle potenzialità di questo territorio. Chiediamo solo che chi si vanta di portare idee innovative e di fornire prodotti di ottima qualità lo faccia veramente, e non ricicli modelli che stanno dimostrando tutta la loro insostenibilità. Ma cogliamo questa occasione anche per lanciare una proposta. Dato che sia il presidente Calliari, che l’amministrazione di Cesiomaggiore hanno a cuore la sorte degli abitanti di Calliol e che tutti si dicono convinti della salubrità del meleto intensivo, perché non sostengono, finanziano e appoggiano una “campagna di monitoraggio” dell’area, gestita e organizzata dai residenti della zona? Una serie di analisi uguali a quelle svolte dai cittadini della Val di Non, fatte da un laboratorio indipendente scelto dai cittadini stessi
Aspettiamo fiduciosi una risposta convinti che dubbi e timori si dissolvono non lanciando accuse generiche ma con dati, confronto e trasparenza.
Gruppo Coltivare Condividendo
www.coltivarcondividendo.blogspot.com

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