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direttore responsabile Roberto De Nart

Il Manifesto del Bard per la nuova provincia

Ago 5th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
belluno-provincia-autonomaIl dibattito sulla Provincia di secondo grado uscita dalla riforma Delrio, presenta aspetti di grande incertezza. Come BARD crediamo però che abbia senso impegnarsi a sostegno del nuovo presidente, che consideriamo a tempo, se questo servirà a traghettare la nostra provincia verso un nuovo Ente che dovrà godere di ampie forme di autonomia. La nuova Provincia dovrà convergere verso la regione Dolomiti, assieme ai nostri di Trento e Bolzano e lo sguardo rivolto a nord e all’Europa.
A tal fine il BARD garantirà il suo sostegno al consiglio ed al presidente, se questi si muoveranno verso istituzioni autonome che diano finalmente risposte alla nostra gente.
In particolare si ritiene fondamentale:
  • ottenere i trasferimenti immediati delle competenze del art. 15 della regione, comprese le risorse necessarie e con particolare urgenza per quanto riguarda: la gestione autonoma del PSR, i rapporti con l’Europa ed il demanio idrico
  • instaurare collaborazioni operative con le province dolomitiche di Trento e Bolzano su: promozione turistica, trasporti ed agricoltura di montagna.
  • richiedere l’ingresso della Provincia di Belluno nell’Euregio Tirolo con Trento, Bolzano, Tirolo e Vorarlberg (www.europaregion.info)
Queste attività dovranno ovviamente da compiersi nel breve periodo, perché è indispensabile che siano i cittadini bellunesi ad eleggere al più presto i propri rappresentanti.
Infine, il dibattito al Senato dei prossimi giorni dovrà tenere conto delle richieste pressanti provenienti dal nostro territorio e suggellare finalmente in Costituzione le nostre legittime richieste di autonomia, assieme alle altre province alpine, in particolare Sondrio. Vigileremo perchè i nostri senatori si facciano carico delle richieste del nostro territorio.
Manifesto politico per la nuova Comunità (ex Provincia) di Belluno e delle Dolomiti
La Legge 7 aprile 2014, n. 56, di riordino delle Province, approvata in vista della loro definitiva
eliminazione, con la riforma del titolo quinto della Costituzione, è una pessima legge. Trasforma
enti elettivi in enti nominati, privandoli della maggior parte delle competenze, condannandoli per
l’esiguità dei trasferimenti e le insufficienti risorse, all’estinzione.
Questa non è un’opinione politica, è un fatto. L’ente Provincia ha registrato un calo dei
trasferimenti da 51,4 a 22,9 milioni di euro dal 2009 al 2013, le spese in conto capitale sono
diminuite da 21,7 a 10,6 milioni di euro, ha a disposizione 252 dipendenti, che costano 8,8 milioni
di euro (pari al 215 della spesa corrente) con competenze ridotte da 19 a 8, e questo produrrà, dal
2015, un deficit strutturale annuo di circa 12 milioni di euro. Questo, cedendo competenze e
risorse, per alleggerire il bilancio da oneri, nella manutenzione strade, nel turismo, sui canoni
idrici, e riducendo gli investimenti.
Come potranno, i nuovi Presidente e Consiglio, gestire questa situazione esplosiva se non ci sarà
una collaborazione sociale estesa e coesa che li sostenga e protegga?
E come realizzarla se non la costruiamo da subito, prima di eleggerli, con un patto politico reso
necessario dalla gravità eccezionale di questo momento?
Rispetto alla proposta precedente la nuova legge prevede che l’elezione del nuovo Consiglio
provinciale coinvolga 728 consiglieri comunali al posto dei soli 67 sindaci (meno S.Vito), ma il
principio non cambia, la nuova provincia è ente di secondo grado, privato della sua sovranità,
derivante dal voto popolare. Il Presidente e i Consiglieri saranno eletti con voti che avranno diversi
pesi e i criteri con i quali calcolarli non sono ancora stati definiti con precisione. Nel nostro caso i
Sindaci e i Consiglieri, se vanno al voto senza un accordo, avranno moltissime difficoltà a
individuare i nuovi Consiglieri provinciali.
Questo può produrre un’inadeguata rappresentanza dei territori meno popolati, nonostante il
diverso peso del voto.
(Ad esempio i Consiglieri e il Sindaco di Belluno avrebbero 169 voti a disposizione, pari allo 0,9%, mentre
Zoppè, avrebbe 324 voti, pari all’1,72%. In questo modo i 30 comuni meno popolati, della fascia A, possono
raggiungere il 51% dei voti validi per l’elezione del Presidente mentre i primi 19, delle fasce A e B, non hanno
nemmeno il 20% dei voti)
La Legge obbliga a procedere alla elezione del Presidente e del Consiglio provinciale (formato da
10 Consiglieri), mentre l’assemblea dei Sindaci diventa organo assembleare de jure, dotata, in
teoria, di poteri propositivi, consultivi e di controllo.
L’assemblea dei Sindaci adotta o respinge lo statuto proposto dal Consiglio e le sue successive
modificazioni con i voti che rappresentino almeno un terzo dei comuni compresi nella provincia e
la maggioranza della popolazione complessivamente residente.
Nonostante sia una pessima legge, è necessario che i Consiglieri e i Sindaci definiscano il proprio
impegno entro i nuovi organi provinciali poiché, sia pure in modo anomalo, questa istituzione
dovrà occuparsi degli interessi e dei diritti di tutti i Bellunesi e il suo Presidente dovrà
rappresentarci tutti.
Crediamo sia necessario che i Sindaci si organizzino e decidano liberamente come operare al fine
di affidare il nuovo ente a persone che s’impegnino e realizzare il programma scelto dai Sindaci e
dai nuovi Consiglieri provinciali. Perché questo si realizzi, è necessario definire un accordo tra
Sindaci e Consiglieri e forze politiche, prima del voto.
Dal nostro punto di vista sarà necessario:
1. Procedere con prudenza e disponibilità reciproca al fine di evitare che il nuovo Consiglio e
la sua elezione diventino un terreno di scontro politico tra partiti e movimenti del
territorio bellunese. Il nuovo Consiglio deve essere, invece, il luogo in cui si discute per fare
scelte condivise tra tutti, affinché diventi il motore della rinascita di una rappresentanza
del territorio dolomitico.
2. Non mescolare l’elezione del Presidente e del Consiglio con il rinnovo dei vertici che si
dovranno occupare della gestione delle società di servizio pubblico. Usare quest’occasione
per celebrare vendette o rivincite sarebbe nocivo. Le questioni sono legate ma diverse.
3. Giungere a un accordo per eleggere due consiglieri scelti per area territoriale (Agordino,
Val Boite, Cadore-Comelico, Feltrino, Bellunese-Alpago) e che il distretto che ha il
Presidente rinunci a un Consigliere a favore di una rappresentanza dello Zoldano. Affinchè
questo avvenga è necessario che un adeguato numero di elettori decida (trascurando i
riferimenti di partito) su quali candidati far convergere i propri voti.
4. Affidare al Presidente e al nuovo Consiglio il compito di perseguire e ottenere per il nuovo
ente di area vasta Belluno Dolomiti:
a) lo status di territorio autonomo dotato di istituzioni elettive;
b) le competenze previste dall’art.15 dello Statuto regionale del Veneto;
c) le competenze trasferite dallo Stato centrale relative alle funzioni di propri enti
periferici;
d) risorse adeguate per esercitare tali competenze e comunque non inferiori a 120
milioni di euro l’anno.
5. Costruire, a partire dalla gestione dei fondi per i comuni di confine, dalla rivendicazione
della rappresentanza del Presidente della Provincia nella Fondazione Dolomiti Unesco, alla
rinegoziazione dei canoni idrici per fini irrigui, una più solida dotazione finanziaria per
l’Ente territoriale della provincia di Belluno.
6. Definire accordi di collaborazione con le amministrazioni sovrane di Trento e Bolzano e
quelle autonome del Friuli Venezia Giulia, con le amministrazioni ordinarie di Treviso e
Vicenza, al fine di condividere politiche e buone pratiche per l’amministrazione dei
territori montani omogenei.
7. Definire un tavolo di trattativa con lo Stato e la Regione Veneto al fine di ottenere il
trasferimento di ulteriori funzioni e poteri, ora esercitati dalla Regione, per consolidare la
coesione sociale ed economica in montagna. Ad esempio la totale ed esclusiva
competenza nella gestione dell’agricoltura e delle relative risorse previste nel nuovo PSR
del Veneto, dell’esclusivo uso del demanio idrico e la gestione dei servizi sociosanitari
provinciali.
8. Presentare la candidatura nel gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)
“EUREGIO Tirolo-Alto Adige-Trentino”, Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006 avente l’obiettivo di facilitare e promuovere la
cooperazione transfrontaliera, transnazionale o interregionale al fine esclusivo di
rafforzare la coesione economica e sociale dei territori alpini.1
Il BARD propone a tutti i Sindaci e a tutti i Consiglieri comunali, ai partiti e ai movimenti politici
territoriali degli incontri per Distretto per discutere con tutti i residenti e i portatori d’interessi
locali della nuova provincia, di come far funzionare le sue istituzioni e di come farla diventare uno
strumento di rappresentanza per tutto il territorio Dolomitico.
Se il nuovo ente nascesse come adempimento di una pessima legge, nell’intento di occupare
qualche posto, dotato di miserabile potere amministrativo e politico, la responsabilità delle
conseguenze che deriveranno da una legge fatta male non saranno più della legge ma di coloro
che la useranno per fare i propri particolari interessi (personali o di partito-movimento, poco
importa) in luogo del supremo interesse degli abitanti della montagna bellunese.
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2 comments
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  1. Bene così, ma muovere il culo, tutti!

  2. Bene, ma la cultura e i beni culturali ?