Venezia, 13/05/2026 – Una delegazione di cittadini e attivisti provenienti da tutto il Veneto si è data appuntamento questa mattina davanti a Palazzo Balbi, sede della Giunta Regionale, per manifestare contro quella che definiscono la “deriva della sanità territoriale”. Al centro del presidio, organizzato dal Covesap (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica), c’è il futuro delle Case della Comunità (CdC), le strutture finanziate dal PNRR che dovrebbero rappresentare il nuovo pilastro dell’assistenza di prossimità.
Presente in prima linea anche il Comitato Feltrino per il diritto alla salute, a testimonianza di come il disagio colpisca con particolare forza le zone montane e la provincia di Belluno.
Secondo i dati diffusi dal Coordinamento, in Veneto sono stati investiti oltre 240 milioni di euro per realizzare 95 Case della Comunità entro giugno 2026. Tuttavia, la realtà fotografata dai comitati è ben diversa dalle inaugurazioni ufficiali. “Ad oggi non si sa quali servizi saranno realmente attivi” – denunciano i manifestanti – “e i monitoraggi regionali dicono che solo in tre strutture su novantacinque sono presenti tutti i servizi obbligatori previsti dalla legge”.
Il rischio, secondo il Covesap, è che queste strutture si riducano a semplici “scatole da riempire”, prive di una reale progettazione basata sui bisogni di salute dei territori.
Per la delegazione bellunese, la situazione è emblematica. Nell’AULSS 1 Dolomiti sono state inaugurate quattro Case della Comunità: Belluno, Agordo, Pieve di Cadore e Feltre. Ma le criticità abbondano. “In provincia abbiamo una popolazione sempre più anziana che fatica a spostarsi”, spiegano i rappresentanti del Comitato Feltrino. “Eppure molte di queste Case sono collocate in luoghi ‘eccentrici’, difficili da raggiungere con i mezzi pubblici, scelte solo perché c’erano edifici vuoti da riadattare e non per reale vicinanza ai cittadini”.
Due sono i grandi interrogativi portati sotto le finestre della Regione: chi lavorerà in queste strutture? e chi le gestirà?. Ad oggi manca ancora un accordo tra la Regione e i Medici di Medicina Generale per la loro attività all’interno delle Case della Comunità. Senza medici e senza infermieri di famiglia, il rischio è che il presidio resti un ufficio burocratico.
Inoltre, i comitati esprimono forte preoccupazione per le tentazioni di privatizzazione, citando i recenti accordi tra sindacati medici ed ENPAM. “Le Case della Comunità devono restare un presidio della sanità pubblica”, è stato il grido unanime dei manifestanti.
Le richieste alla Regione
Al termine del presidio, il Covesap ha ribadito le proprie istanze alla Giunta Zaia:
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Garanzia di sanità pubblica: stop a ogni ipotesi di gestione privata.
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Servizi completi: presenza obbligatoria di tutte le figure professionali e dei servizi previsti dal DM 77/2022.
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Accessibilità: ubicazione delle sedi in luoghi facilmente raggiungibili.
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Partecipazione: coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che riguardano la programmazione sanitaria locale.
“L’attenzione resta altissima, anche e soprattutto quassù in montagna”, concludono dal Comitato Feltrino. La battaglia per il diritto alla salute in Veneto non sembra destinata a fermarsi tra le mura dei palazzi veneziani.
