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Il caso Nevegal: retroscena e verità scomode svelate da Ivano Viel

Il momento della firma del protocollo di intenti. Ivano Viel (socio Nevegal365), Kamel Layachi (amministratore Nevegal 365), Franco Roccon (assessore), Oscar De Pellegrin (sindaco di Belluno)

Dieci post su Facebook rivelano dettagli mai raccontati dell’accordo da 100 milioni tra investitori algerini e il Comune di Belluno per il rilancio del Colle

Belluno – Si è parlato tanto del “fallimento” della cordata italo-algerina sul Nevegal, ma ora a chiarire i retroscena ci pensa Ivano Viel. Con una serie di dieci puntate pubblicate sul suo profilo Facebook, Viel getta nuova luce sull’intricata vicenda, difendendo l’operato dell’assessore Franco Roccon e svelando come dietro il ritiro del maxi-investimento non ci sia stata incapacità politica, ma ben altro.

A scatenare la riflessione di Viel è stata la recente accusa di alcuni consiglieri comunali che puntano il dito contro Roccon per il mancato finanziamento al Nevegal da parte degli investitori algerini. “Mai cazzata più grande”, scrive Viel, sottolineando come l’assessore si sia speso in prima linea affinché il progetto andasse in porto. Ma qualcosa è andato storto.

L’ombra del denaro facile

Il sospetto nasce, paradossalmente, dall’eccessiva facilità con cui il denaro sembrava disponibile. “Non avendo mai creduto alle cose semplici, ho iniziato ad avere dei dubbi”, afferma Viel. Roccon, diffidente quanto basta, coinvolge Prefettura e Carabinieri per fare luce sui soci coinvolti. Le prime verifiche non rivelano nulla di allarmante e, rassicurato, l’assessore annuncia pubblicamente il coinvolgimento della cordata algerina.

Ma la quiete dura poco. Tra Kamel Layaki, il presidente del gruppo, uomo religioso e di moralità riconosciuta, e il socio finanziatore scoppia una frattura insanabile. Alla base, divergenze sull’interpretazione del Corano e soprattutto la volontà del finanziatore di sostituire Layaki con Viel stesso.

La proposta indecente

Nonostante l’iniziale riluttanza per ragioni anagrafiche, Viel viene pressato a diventare presidente. In cambio, gli viene offerta un’apertura di credito “irrevocabile”, milionaria, con la possibilità di gestire fondi anche per altri investimenti. Un’offerta apparentemente allettante, che però comincia a puzzare. “Mi mostra una stanza piena di lingotti d’oro, chiaramente di contrabbando”, racconta.

Il passo verso il riciclaggio è breve: wallet in bitcoin, giri di denaro verso destinazioni estere, promesse di investimenti in Egitto. A quel punto, Viel capisce il rischio. Informa Roccon, che con amarezza decide di tirarsi indietro. Meglio perdere un’opportunità che affondare il Nevegal in uno scandalo giudiziario.

La verità emersa

Viel però non si ferma e decide di avviare indagini personali. “Volevo prove certe prima di condannare un socio così generoso.” Le conferme arrivano, e sono scioccanti: non milioni, ma miliardi di euro che circolano nel sottobosco della finanza opaca. A quel punto, si chiude il sipario. Roccon rinuncia ufficialmente all’investimento, Viel ai suoi potenziali milioni. “Anzi ci ho rimesso, pranzi, cene e pernottamenti. Tutto pagato per senso di ospitalità.”

Il socio finanziatore oggi, rivela Viel, non può nemmeno rientrare in Algeria: rischia l’arresto immediato.

Dal bluff alla rinascita

E così si chiude il capitolo della cordata algerina. Ma non tutto il male vien per nuocere. Il gran parlare del Nevegal ha attirato nuovi imprenditori, stavolta seri. E Roccon, con un ultimo colpo di coda, è riuscito a portare a casa 1,3 milioni di fondi pubblici per rilanciare la pista Coca e altre opere.

“Quanto a me,” conclude Viel con un tono agrodolce, “ho evitato la galera sicura per riciclaggio e continuerò a vivere di ricordi… e la mia vita sul divano.”

Il video della conferenza di presentazione del 3 agosto 2023 a Palazzo Rosso presenti le autorità comunali, provinciali e regionali

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