Del Bianco e Manushi: “Comuni senza candidati sindaco? Sia la scintilla per avviare una seria riforma istituzionale del Cadore, puntando sulle fusioni strategiche e un serio riordino istituzionale”.
“Se il dibattito sulla assenza di candidati sindaco nei Comuni del bellunese deve ridursi alla solita discussione sullo spopolamento, andiamo poco lontani. Il problema della carenza di amministratori locali va invece affrontato in tutti i sensi a monte. Ovvero aprendo un tavolo per realizzare una riforma seria della geografia dei Comuni cadorini che, da questo punto di vista, rappresentano un unicum nel Bellunese”.

La presa di posizione è del consigliere regionale del Pd, Alessandro Del Bianco, e della sindaca di Pieve di Cadore, Sindi Manushi.
“Una fusione non si può fare solo su parametri numerici, su questo non ci sono dubbi. Non è sempre detto che un Comune piccolo sia da fondere, le realtà e le peculiarità territoriali vanno sempre prese in considerazione. Di contro però non si può fare a meno di notare che la situazione del Cadore appare sempre più paradossale. Un numero così alto di enti, dove nella gran parte dei casi si fa fatica a trovare chi fa il sindaco, non fa più bene a nessuno. È ora di porre seriamente la questione della riorganizzazione istituzionale del Cadore ampliando il ragionamento anche alla costituenda riforma delle unioni montane. Lo scenario infatti rischia di essere grottesco. Ha davvero senso realizzarla per ritrovarci comunque di fronte ad una miriade invariata di piccoli Comuni? Si proceda piuttosto sulla strada delle fusioni e del rafforzamento dei servizi. Un compito che peraltro spetterebbe alla Regione
che tuttavia ha assolto in questi anni solo in minima parte”.
“Andiamo oltre i distinguo politici – fanno appello Del Bianco e Manushi – e lavoriamo dunque per riscrivere la geografia amministrativa di questo territorio che rappresenta un caso particolare anche per la provincia di Belluno, con storiche istituzioni, come la Magnifica Comunità e le Regole, che lo distinguono dagli altri. È necessario quindi aprire, anche a livello istituzionale, un riflessione profonda, e soprattutto seria, che possa, in ultima analisi, garantire più efficienza ai cittadini e pure arginare il problema dello spopolamento. Insomma, due piccioni con una fava. Se non si agisce sul serio, i commissariamenti diventeranno la regola. Proviamoci. Ora o mai più”
