
Secondo una indagine della Funzione Pubblica Cgil Veneto diramata una ventina di giorni fa, era risultato che i medici “guadagnano meno di quelli di altri territori perché la Regione Veneto non ha investito risorse sulla contrattazione, e sono anziani”. “Il personale medico risulta sempre più sotto stress – osservava il sindacato – e in difficoltà anche per la scarsa costruzione della sanità territoriale che stenta a partire. Risulta preoccupante la percentuale di medici in uscita nei prossimi 10 anni”.
Oggi la risposta del direttore dell’area Sanità e sociale della Regione del Veneto Domenico Mantoan, che puntualizza quanto segue:
“Con riferimento ai numeri complessivi del personale in servizio può essere utile evidenziare che il calo riguarda in particolare il personale amministrativo e quello del ruolo tecnico (OSS esclusi), maggiormente interessato ai processi di razionalizzazione e accentramento perseguito in questi anni.
Il personale direttamente adibito a compiti assistenziali nello stesso periodo 2014-2017 si incrementa invece di 341 unità in termini di tempi pieni equivalenti. Se, infatti, il personale infermieristico (che comprende però anche gli infermieri generici ad esaurimento) scende di 124 unità, gli operatori socio sanitari crescono di 465 unità.
Ancora troppo poco rispetto a quanto avrebbe voluto la Regione, ma ricordiamo che ancora per tutto il 2018 era vigente il limite di spesa ancorato al 2004 (-1,4%), che non prevedeva deroghe nemmeno per regioni virtuose qual è il Veneto.
Quanto alle retribuzioni medie, è un dato noto da tempo che i nostri professionisti non hanno retribuzioni adeguate, specie se rapportate a quelle di altre regioni. Anche qui balza all’occhio come, se si escludono le province autonome di Trento e Bolzano e la Valle D’Aosta, le prime quattro regioni per retribuzioni medie siano tutte in piano di rientro e con livelli di erogazione dei livelli di assistenza ampiamente inferiori a quelli del Veneto.
L’attuale sistema, come peraltro da noi più volte sottolineato, è estremamente penalizzante per chi lavora in Veneto e CGIL dimentica di ricordare che anche il recente contratto nazionale, dallo stesso sindacato sottoscritto, non ha previsto strumenti per valorizzare i professionisti che operano nelle regioni virtuose né per perequare trattamenti così palesemente differenziati.
Per tale motivo, la possibilità di incentivare i professionisti della sanità veneta è uno dei punti principali della proposta di autonomia differenziata presentata dalla Regione, su cui il sindacato in parola peraltro ha dimostrato scarsa sensibilità se non aperta ostilità.
Per questo la questione della valorizzazione di chi lavora nelle nostre aziende sanitarie è e resterà al centro del nostro impegno per l’autonomia”.
