Venezia, 27/03/2026 – Il futuro delle grandi concessioni idroelettriche entra nel vivo del dibattito a Palazzo Ferro Fini, e il cuore della questione batte in provincia di Belluno. Il consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) incassa un’importante apertura dalla Giunta regionale sulla proposta di una gestione pubblica e autonoma dell’energia prodotta dalle acque venete, puntando a un modello simile a quello già collaudato con successo in Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
Al centro del confronto, la risposta dell’assessore regionale Federico Caner (che ha riportato la posizione del collega Bitonci e della Giunta) a un’interrogazione che chiedeva una svolta radicale: non rinnovare passivamente le concessioni ai grandi colossi privati, ma costituire una società energetica regionale a totale partecipazione pubblica.
«Apprezziamo la disponibilità espressa, seppur con qualche “omissis” di troppo dovuto alla delicatezza del tema», commenta Szumski. «La questione, ripresa anche dal consigliere bellunese Del Bianco, è sul tavolo da un mese e oggi viene ripresa anche da altre forze politiche. È tempo che il Veneto smetta di perdere occasioni e ripensi il sistema delle concessioni a favore dei propri cittadini».
Belluno: «Dal Vajont ai sacrifici ambientali, ora serve giustizia»
Il fulcro della proposta di Resistere Veneto è una redistribuzione dei proventi che privilegi i territori dove l’energia viene effettivamente prodotta. Il riferimento alla Provincia di Belluno è costante e pesantissimo: Szumski ricorda come le valli dolomitiche abbiano sostenuto il peso maggiore dello sviluppo industriale del Paese, pagando prezzi altissimi in termini di trasformazioni ambientali e vite umane.
«La provincia di Belluno ha dato tutto: dighe, invasi e il sacrificio immenso del Disastro del Vajont nel 1963. A questo contributo non è mai corrisposta una restituzione adeguata», attacca il consigliere. «Oggi le terre alte combattono contro spopolamento e carenze infrastrutturali. Restituire al territorio ciò che è del territorio, attraverso i proventi dell’idroelettrico, è l’unico modo per risanare questa ferita storica».
Il modello: una “Public Company” per la montagna
L’obiettivo è chiaro: creare una società energetica regionale aperta agli enti locali e alle comunità montane. In questo modo, i ricavi delle centrali in scadenza non finirebbero più nelle casse di multinazionali o dello Stato, ma verrebbero reinvestiti direttamente per abbattere le bollette di famiglie e imprese bellunesi e per finanziare opere pubbliche in loco.
«Non è un’utopia, è quello che fanno i nostri vicini di casa a Trento e Bolzano», conclude Szumski. «L’indipendenza energetica del Veneto passa per la valorizzazione della risorsa acqua. La partita è appena iniziata, ma non faremo passi indietro sulla difesa della nostra montagna».
I punti chiave della proposta:
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Società Regionale: Creazione di un ente pubblico veneto per la gestione delle centrali.
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Stop ai Privati: Gestione diretta delle concessioni idroelettriche in scadenza.
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Vantaggi Locali: Redistribuzione dei profitti a comuni e province montane (Belluno in primis).
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Autosufficienza: Strategia orientata a rendere il Veneto padrone delle proprie risorse energetiche.
