HomeCronaca/PoliticaIl «buon padre di famiglia» e la democrazia dimezzata

Il «buon padre di famiglia» e la democrazia dimezzata

Via Feltre: il richiamo ai «fatti» del sindaco De Pellegrin omette la trasparenza, il dibattito pubblico e la tutela dell’informazione

Belluno, 26/05/2026 – Le parole del sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, in merito alla pronuncia del Tar sul rifacimento di via Feltre, assumono il tono rassicurante e paternalistico del “buon padre di famiglia”. Un monito che invita alla concretezza, stigmatizza le “tifoserie” e celebra l’inconfutabilità dei numeri, mutuando metafore dal mondo dello sport. Tuttavia, dietro la narrazione dei «fatti che costruiscono le opinioni», si cela un’operazione retorica che tenta di derubricare a mero ostruzionismo ideologico quelle che sono state, in realtà, legittime e sacrosante rivendicazioni di trasparenza, metodo democratico e libertà di informazione.

Il peccato originale: la democrazia esiliata dalle commissioni

Il primo grande rimosso del sermone del sindaco è il percorso istituzionale dell’opera. Il progetto di rifacimento di via Feltre beneficia di uno straordinario atto di generosità: il finanziamento di oltre 3 milioni di euro da parte di un benemerito cittadino bellunese, figura a cui va la profonda e unanime gratitudine della comunità. Ma proprio perché si trattava di una donazione di tale portata, destinata a ridisegnare uno degli assi viari e paesaggistici più importanti della città, l’iter avrebbe dovuto brillare per massima trasparenza e massima inclusione.

Al contrario, l’amministrazione ha scelto la via della verticalità. Il progetto non è stato sufficientemente sviscerato, discusso e condiviso nei luoghi deputati alla democrazia cittadina: le Commissioni consiliari e il Consiglio comunale. Liquidare il dissenso come un “no a priori” significa ignorare deliberatamente che la minoranza consiliare e i comitati dei cittadini non contestavano il principio del fare, ma il metodo del decidere senza un reale confronto democratico. L’efficienza non può diventare il grimaldello con cui scardinare il ruolo di controllo e indirizzo degli organi eletti. La generosità del privato è una fortuna per la città, ma non può tradursi in una cambiale in bianco sulla pianificazione urbanistica, sottratta al vaglio della cittadinanza.

La logica del fatto compiuto: il blitz sui tigli

Il comunicato del sindaco si fa scudo della sentenza del Tar per smontare i presupposti storici del vincolo sulle alberature, ricordando che i tigli risalgono alla metà degli anni Sessanta. Ma la legittimità giuridico-formale stabilita da un tribunale amministrativo non cancella l’impatto politico e psicologico di come quell’intervento è stato eseguito.

Il taglio degli alberi nel primo tratto della via, giustificato dietro i vessilli dell’efficienza e della rapidità esecutiva, ha avuto i tratti visivi e operativi di un vero e proprio “blitz militare”. Una prova di forza che ha calato la scure sul paesaggio urbano prima ancora che il corpo sociale della città avesse metabolizzato l’intervento o che si fossero esauriti i margini di mediazione. Se la cittadinanza reagisce con emotività e rabbia di fronte all’abbattimento di alberi storici, il dovere di un amministratore non è deridere quella reazione come “tifoseria da stadio”, ma interrogarsi su quanto sia profondo il vulnus comunicativo che ha generato tale frattura.

L’equivoco del copyright: l’informazione trattata come minaccia

L’aspetto forse più inquietante dell’intera vicenda, totalmente assente nel bilancio trionfale del Primo cittadino, riguarda le modalità di pubblicazione degli atti sul sito istituzionale del Comune. Per lungo tempo, i documenti progettuali sono rimasti protetti da esplicite minacce di sanzioni e divieti di pubblicazione ed estrazione, adducendo motivazioni legate alla tutela del copyright e dello sfruttamento commerciale dei progetti.

Si tratta di un cortocircuito concettuale gravissimo. Confondere il diritto d’autore del progettista con il diritto all’informazione del cittadino su un’opera pubblica è un errore amministrativo che sfocia nella censura preventiva. I documenti che modificano il volto di una città e che transitano per gli uffici pubblici sono, per definizione, accessibili e di pubblico interesse. Utilizzare la clava del copyright per limitare la diffusione giornalistica o l’analisi dei comitati significa opacizzare la macchina pubblica, alimentando proprio quel clima di sospetto che il sindaco oggi lamenta.

Oltre il cronometro: la complessità di una comunità

De Pellegrin ricorre alla metafora sportiva: «Puoi discutere con un cronometro quanto vuoi, ma alla fine il cronometro non cambia». L’analogia è fallace. Una città non è una pista d’atletica dove conta solo la prestazione numerica e l’efficienza temporale. Amministrare una comunità non significa vincere una gara contro il tempo sacrificando i corpi intermedi, il dibattito istituzionale e gli spazi verdi sull’altare del pragmatismo.

Il Tar ha dato il via libera tecnico, ed è giusto che i lavori procedano nell’interesse della sicurezza pedonale. Resta però sul campo un pesante strascico di polemiche e una certezza: che una decisione formalmente legittima può essere politicamente monca se per ottenerla si è preferito il monologo del “buon padre” al dialogo aperto con la città.

Roberto De Nart

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