L’inchiesta di Truffa.net rivela un crollo della fiducia negli enti non profit (ONG e Fondazioni), scesa al minimo storico (49%) in parallelo ai casi di pubblicità ingannevole a sfondo benefico. Ma il settore continua a muovere miliardi.
Roma, 12 dicembre 2025 – Gli scandali legati all’uso della beneficenza come leva di marketing, primo fra tutti il cosiddetto “Pandoro-gate” che ha coinvolto l’influencer Chiara Ferragni, hanno lasciato un segno profondo nella fiducia degli italiani. Secondo una nuova inchiesta di Truffa.net, quasi un italiano su due (il 49%) dichiara oggi di non fidarsi di charity, ONG e fondazioni, un dato che segna il livello più basso dal 2019.
Il report evidenzia come il calo di fiducia, registrato tra il 2022 e il 2023, sia strettamente legato all’emersione di casi di prodotti “solidali” in cui la donazione era presentata come proporzionale all’acquisto, pur essendo in realtà una cifra fissa e talvolta già erogata.
Se a livello globale la fiducia nelle ONG si attesta attorno al 60%, l’Italia mostra un divario di oltre dieci punti, suggerendo una rottura non solo economica, ma anche culturale, tra i cittadini e il mondo non profit.
Truffa.net ha ricostruito l’evoluzione del sentimento fiduciario incrociando i dati e analizzando i principali procedimenti dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) e dei tribunali italiani, che hanno sanzionato pratiche commerciali scorrette in cui il linguaggio benefico non corrispondeva ai meccanismi economici reali. Tra i casi citati non ci sono solo il Pandoro-gate Balocco-Ferragni e le uova di Pasqua “griffate”, ma anche la sanzione alla piattaforma di crowdfunding GoFundMe per le commissioni poco trasparenti.
Nonostante la crisi di fiducia, il settore non profit in Italia non è affatto marginale. Le organizzazioni attive gestiscono oltre 1,4 miliardi di euro di bilanci annui, contano su più di due milioni di donatori privati, circa 29 mila operatori e oltre 52 mila volontari. A questo si aggiunge il ruolo cruciale delle fondazioni bancarie, che erogano più di 1,2 miliardi di euro in settori come la cultura, la ricerca e il welfare locale.
Chi continua a donare è una minoranza, ma con un profilo ben definito e sorprendentemente esigente. Solo il 13% dei titolari di conto corrente ha dichiarato di aver donato denaro nell’ultimo anno. Si tratta più spesso di:
Uomini (52%) tra i 45 e i 64 anni. Con istruzione medio-alta e redditi sopra la media. Sovrarappresentati nelle professioni qualificate, nei lavoratori autonomi e tra i pensionati “benestanti”. Concentrati nelle aree urbane.
È significativa, inoltre, la presenza della Generazione Z (21%) tra i donatori, una fascia d’età particolarmente attenta ai temi sociali e ambientali e con un consumo intenso di informazione online, che spesso è anche la più memore degli scandali come il Pandoro-gate.
Come spiega Eli Carosi, esperta di Truffa.net e autrice dell’inchiesta: “Il profilo che emerge è quello di un’Italia in cui la fiducia nelle charity è bassa, ma l’attenzione è alta. Donano meno persone rispetto ad altri Paesi avanzati, ma quelle che donano sono molto più consapevoli, informate, esigenti.” Sono cittadini che, in sostanza, leggono i comunicati dell’AGCM e cercano termini come “Pandoro-gate” sul vocabolario.
Il settore, pur muovendo cifre imponenti, si trova dunque a operare su una base fiduciaria sempre più ristretta e con donatori sempre più critici e informati, che chiedono maggiore trasparenza e chiarezza nelle dinamiche tra marketing e solidarietà.
Potete consultare l’analisi completa al seguente link: https://www.truffa.net/news/truffe-e-raggiri/pandoro-gate-italiani-non-fida-charity-donatori-fondazioni.html
