Ancora oggi, a oltre 30 anni di distanza, il disastro ecologico del 1989 in Alaska, viene studiato nelle aule di comunicazione come un caso emblematico di crisi aziendale e di recupero della reputazione. Le azioni di ExxonMobil, tra bonifiche, risarcimenti e nuove politiche di sicurezza, hanno segnato un percorso lungo e complesso per riconquistare la fiducia del pubblico.
Il 24 marzo 1989, la petroliera Exxon Valdez, di proprietà del colosso petrolifero ExxonMobil, si arenò in uno stretto dell’Alaska. L’impatto con uno scoglio provocò una falla nello scafo, scatenando una delle più grandi catastrofi ambientali della storia: circa 11 milioni di galloni di greggio si riversarono nelle acque incontaminate dello Stretto di Prince William. L’enorme chiazza di petrolio si estese rapidamente, contaminando centinaia di chilometri di costa e causando la morte di migliaia di animali marini, tra cui uccelli, mammiferi e pesci.
L’incidente scosse profondamente l’opinione pubblica e mise la ExxonMobil sotto un’ondata di critiche feroci. Accuse di negligenza e di scarsa preparazione nella gestione dell’emergenza piovero sull’azienda, che vide la sua credibilità crollare a picco. La sfida che si presentava era immensa: non solo riparare il danno ambientale, ma anche ricostruire un’immagine aziendale compromessa.
Per affrontare la crisi, ExxonMobil ha messo in atto una serie di misure drastiche e costose. Per prima cosa, l’azienda ha investito ingenti somme per le operazioni di bonifica e per il ripristino degli ecosistemi danneggiati. Parallelamente, sono stati erogati risarcimenti significativi a pescatori, imprenditori e privati che avevano subito ingenti perdite economiche a causa della marea nera.
Ma il cambiamento non si è fermato a risarcimenti e bonifiche. A livello operativo, l’azienda ha introdotto nuove e più stringenti misure di sicurezza per prevenire futuri incidenti, implementando nuove tecnologie e procedure operative. Infine, ha aumentato il proprio impegno per la sostenibilità ambientale, investendo in energie rinnovabili e in progetti per la riduzione delle emissioni.
Nonostante gli sforzi, il processo di recupero della fiducia è stato tutt’altro che semplice. A distanza di decenni, le conseguenze legali e reputazionali continuano a pesare sull’azienda. Il disastro della Exxon Valdez rimane un esempio lampante di come una crisi possa non solo devastare un ambiente, ma anche minare alla base la fiducia pubblica in un’azienda, rendendo il recupero un processo lungo, difficile e mai del tutto concluso.
Perché vi raccontiamo tutto questo si chiederà il lettore.
Perché anche noi, a Belluno, fatte le dovute proporzioni, abbiamo assistito al naufragio del veliero sul laghetto del Nevegal, fortunatamente senza vittime, ma con evidenti contraccolpi alla reputazione della Compagnia di navigazione.
Non Basta.

Recentemente anche alcuni vagoni della metropolitana bellunese, alla stazione turistica del Nevegal, sono deragliati per aver cozzato contro le nuove strisce blu. Che ricordiamo sono blu, ma sono gratuite come quelle bianche sul Colle bellunese .
Insomma, ci chiediamo, quanto ci vorrà alle compagnie cadute in tali disavventure, ripetiamo, fortunatamente senza vittima alcuna, a recuperare la loro reputazione.
