
L’idea del Presidente della Giunta regionale del Veneto, dott. Luca Zaia, di trasformare Venezia in una sorta di “città-Stato”, dopo la presentazione del disegno di legge costituzionale di iniziativa governativa su Roma Capitale, maschera una contraddizione evidente:
denuncia giustamente la rigidità centralista dell’ordinamento italiano, ma propone una risposta localistica che non scalfisce davvero il problema, anzi rischia di aggravarlo.
Riconoscere l’unicità storica e culturale di Venezia è doveroso, ma scambiarla per titolo politico a uno Statuto speciale che la assimili a un’entità sovrana significa invertire la gerarchia dei valori costituzionali.
L’ordinamento non si fonda su onorificenze giuridiche, bensì su un equilibrio tra unità e autonomia che va ripensato in chiave complessiva, non frammentato in privilegi municipali. Il vero nodo è che il centralismo italiano non si corregge a colpi di eccezioni cucite su misura per una città, ma con una riforma strutturale in senso federale che restituisca autentica autonomia legislativa e fiscale ai territori in modo ordinato e simmetrico.
Ecco perché neppure l’autonomia differenziata ex art. 116, comma 3, Cost., tanto invocata a vanvera negli ultimi anni, è la risposta: si tratta di un meccanismo negoziale, concesso caso per caso dal centro, che lascia intatta la logica di fondo del potere statale accentrato. È una concessione revocabile, sia pure con un meccanismo complesso, non un diritto originario delle comunità politiche territoriali; e finché l’architettura rimane centralista, ogni “autonomia” è solo una delega temporanea sotto condizione.
Zaia parla di “impianto normativo ordinario” incapace di cogliere l’eccezionalità veneziana: verissimo, ma ciò vale anche per altre città e territori che vivono specificità economiche, ambientali, culturali. L’unica risposta coerente non è creare un mosaico di città privilegiate, ma passare a un modello federale in cui ogni realtà disponga delle competenze necessarie per governarsi secondo le proprie esigenze. La via della “città-Stato” moltiplicherebbe i centri di potere sganciati dal disegno comune, generando conflitti istituzionali e sperequazioni.
Il richiamo a Berlino, Bruxelles, Amburgo e Vienna è un paragone zoppo: in quei Paesi, l’assetto federale è preesistente e solido e la specialità di alcune città non mina l’unità statale. In Italia, introdurre un’eccezione senza cambiare la struttura di base significa inserire un corpo estraneo in un sistema già in tensione, aprendo la strada a richieste analoghe da parte di Milano, Napoli, Firenze e oltre. Il risultato sarebbe un ordinamento a macchia di leopardo, dove le differenze non derivano da un principio giuridico condiviso, ma dal peso politico momentaneo di chi governa una Regione o un Comune. Quanto al nodo del turismo e dei costi di gestione, Venezia è effettivamente in una condizione straordinaria, ma il problema si risolve con poteri regolatori e fiscali adeguati inseriti in un quadro federale stabile, non con un passaporto istituzionale esclusivo che la separi dal resto del Paese.
Governare i flussi turistici, proteggere un patrimonio fragile e garantire la vivibilità per i residenti richiede strumenti di governo flessibili e risorse certe: tuttavia, questi si possono attribuire a tutte le realtà che ne abbiano bisogno, senza creare micro-Stati.
La verità è che la proposta di Zaia guarda al sintomo e ignora la malattia. La malattia è un’unità nazionale costruita sulla centralizzazione piemontese post-1861 (per la Provincia veneta dopo l’ottobre 1866), incapace di valorizzare la pluralità originaria dei corpi politici italiani. La cura non è smontare pezzo per pezzo lo Stato con eccezioni “ad personam” territoriale, ma rifondarlo in senso federale, riconoscendo pari dignità e autonomia a tutte le comunità politiche che lo compongono.
Venezia, con la sua storia di grande Repubblica e di potenza marittima, può essere la voce simbolica di questa rifondazione, non il pretesto per un privilegio isolato che lascerebbe intatto il centralismo per tutti gli altri.
Daniele Trabucco



