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Culture Link. Ferigutti: un “motore spento”, otto associazioni bellunesi si ritirano e denunciano una gestione opaca

Massimo Ferigutti, ex presidente Fondazione Teatri delle Dolomiti

Belluno, 27 giugno 2025 – Quella che doveva essere una macchina scintillante, un teatro illuminato pronto a ospitare nuovi talenti, è ora un progetto svuotato, immobile e autoreferenziale. Culture Link, l’iniziativa nata per dare nuova linfa al panorama culturale giovanile della provincia di Belluno, si trova oggi al centro di una dura contestazione. Otto associazioni culturali del territorio – Arte Nuova, Centro Studi e Ricerche FormArte, Teatro del Cuore, AP&M, Voice Care Music & Art, Corale Zumellese, Gli Echi della Natura e Giovani & Futuro – hanno annunciato il loro recesso, denunciando una “deriva gestionale” che, a loro dire, avrebbe tradito gli intenti originari del progetto.

Dal sogno alla delusione: la genesi di Culture Link

Avviato nel 2023 sotto la guida dell’allora presidente Massimo Ferigutti, con un sostegno economico complessivo di 150.000 euro da parte di Fondazione Cariverona e Cortina Banca, Culture Link era stato concepito come un “ecosistema culturale diffuso, partecipato e centrato sulle giovani generazioni”. Il coordinamento iniziale era affidato alla Fondazione Teatri delle Dolomiti, che aveva ideato una governance inclusiva con l’obiettivo di coinvolgere oltre 45 soggetti locali – tra Comuni, enti e associazioni – per rilanciare la cultura territoriale attraverso formazione, imprenditorialità e innovazione.

L’accusa: “Gestione opaca e verticistica”

A distanza di un anno e mezzo, lo scenario è radicalmente cambiato. Le otto associazioni firmatarie denunciano una gestione “opaca e verticistica”, che avrebbe progressivamente escluso i partner più attivi, snaturando il principio fondante della co-progettazione. Le dimissioni dell’ideatore del progetto e il ridimensionamento della Fondazione Teatri avrebbero coinciso con un accentramento decisionale nelle mani dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Belluno.

“Un assessore coordina, non dirige. Qui invece si è trasformato in regista unico”, affermano le associazioni, puntando il dito contro l’assessore Raffaele Addamiano. La cabina di regia, che avrebbe dovuto essere uno spazio di confronto orizzontale, si sarebbe trasformata in una sede di comunicazioni unilaterali. La forma – eventi, comunicati, incontri – è stata mantenuta, ma la sostanza partecipativa si sarebbe persa per strada. L’ultima riunione del 24 giugno, convocata in Comune per un aggiornamento sullo stato del progetto, ha visto la presenza di sole 7 associazioni e l’assenza della presidente della Fondazione Teatri, Michela Marrone, con una dipendente incaricata di relazionare sull’avanzamento dei lavori.

Il silenzio delle istituzioni e la richiesta di trasparenza

Il messaggio delle associazioni è chiaro: “Culture Link è ancora esposto in vetrina, ma ha perso il suo motore”. Quelle che erano definite “officine della creatività” sarebbero state progressivamente estromesse, svuotando di senso l’intero impianto. Ancora più grave, secondo i firmatari, è il silenzio delle istituzioni: “nessuno – né la Fondazione Teatri, né il Comune, né i beneficiari dei fondi – ha richiesto trasparenza o coerenza con la visione iniziale”. Il rischio, paventato, è che Culture Link, nato come progetto aperto, diventi uno spazio ristretto, appannaggio di pochi, dove il lavoro culturale collettivo perda valore e visibilità.

Le associazioni rivolgono ora un appello diretto ai finanziatori, in primis Fondazione Cariverona, affinché prendano posizione e garantiscano trasparenza. La richiesta è chiara: una governance chiara, un metodo realmente partecipato e una visione condivisa. Solo così, sostengono, si potrà riaccendere il motore e restituire a Culture Link la spinta innovativa e inclusiva per cui era nato.

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