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domenica, Marzo 8, 2026
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La sanità regionale sta scivolando lentamente verso il privato?

Testimonianze e denuncia di una gestione delle convenzioni che non può “andare bene” così * Comitato Feltrino diritto alla salute – Giù le mani dalla sanità bellunese

Dopo giorni in cui si parla di liste d’attesa, ecco spuntare l’articolo che indica, quale soluzione alla mancanza di medici, l’esternalizzazione dei servizi all’ULSS1 Dolomiti e in particolare l’Ostetricia di Belluno, l’anestesia di Pieve di Cadore e i Pronto soccorso di Belluno, Feltre, Agordo e Santo Stefano. Pieve di Cadore è già in gestione a medici che dipendono dalla società privata che gestisce il Codivilla di Cortina.

Si parla quindi di affidare a società esterne i servizi sanitari di prima accoglienza (società private ovviamente!) con esborso di denaro già autorizzato dalla Crite (l’organo che supporta la Giunta regionale nel processo di approvazione degli investimenti esaminando la compatibilità risorse e spesa).
Le strutture private prosperano qui ma anche negli altri servizi perchè a loro si rivolgono le persone per sopperire all’attesa di visite o esami diagnostici che il servizio pubblico non riesce a smaltire in tempo congruo.
Queste strutture pubbliche sono “convenzionate” e operano grazie a fondi pubblici (le tasse di noi cittadini, per intenderci) ma spesso risolvono i problemi solo a chi può economicamente (in pratica li pagano due volte).

In 10 anni c’è stato un aumento di 4 volte degli ambulatori privati in Veneto, i veneti sono al primo posto in italia fra coloro che sono più disposti a spendere nel privato.
Se la prima fase è stata quella di smantellare il servizio pubblico, ora siamo già alla seconda fase dove si sostiene la sanità privata perchè a detta dell’attuale “governance” veneta è la sola a “salvarci”. In aiuto alle strutture private è arrivata anche la Regione con la decisione di rimborsare il privato convenzionato di più rispetto alle tabelle indicate dallo stesso Governo centrale. “Siamo a posto con i conti “ comunica la Lanzarin …( per poi vedere uscire sui giornali la notizia che l’ospedale di Feltre chiude il bilancio 2924 con una perdita di oltre 17 milioni di euro …” facendo accendere i riflettori” sulla sostenibilità economica della stessa Aulss1 Dolomiti e in particolare sui costi sostenuti per garantire i servizi).

Si acquistano prestazioni e convenzioni ma non si assume.

Il Comitato Feltrino diritto alla salute – giù le mani dalla Sanità bellunese non ci sta, anche perchè giungono a noi delle testimonianze che devono portare tutti i bellunesi a fare delle riflessioni sulla necessità di tenere ben stretti i servizi pubblici ancora esistenti. Molti utenti, sappiamo, subiscono in solitudine vicende che non sono più tollerate.
Siamo dalla parte dell’efficiente personale dipendente che opera nelle nostre strutture bellunesi e che ancora tiene alto il nostro livello disanità pubblica.
Ma non possiamo starcene zitti e riportiamo tre esempi che spiegano bene come le prestazioni esterne non siano così efficienti! grave poi è la situazione quando si tratta di gettonisti e prestazioni svolte all’interno dell’Ospedale pubblico.

Il primo caso riguarda due impegnative di ecoaddome e di ecografia alla tiroide dirottate dall’ospedale di Belluno a struttura privata convenzionata. Qui viene diagnosticata la totale assenza della tiroide che porta l’utente a precipitarsi in altra strutura privata (a pagamento ovviamente) per avere smentito il primo referto.

Il secondo caso riguarda una paziente che, avendo dei dubbi su diagnosi data dal servizio pubblico, si rivolge a struttura privata. Una “attenta” diagnosi porta la paziente a fare poi un intervento dal costo superiore a 7000 euro. Questa situazione non è la prima vlta che accade e non sarà l’ultima: anche per un alluce valvo o una catarrata si va oltre confine aulss e si pagano somme di denaro non per tutti.

Ultimo caso, più recente, denunciata anche dall’interessata sui giornali (ma non tutti pubblicano!), desta clamore e forse una necessaria e importante riflessione su quanto accade con l’acquisizione di prestazioni esterne ma dentro i nostri ospedali. Questo è quanto accaduto ad un’utente con disturbi ad un arto che, dopo aver iniziato l’iter “medico di base e ortopedico poi”, arriva finalmente ad avere una visita dal fisiatra all’ospedale di Belluno.
Qui le due situazioni gravi che si sono venute a creare:
La prima – Su indicazioni dell’ortopedico venivano richieste le valutazioni e l’opportuna presa in carico del fisiatra per la prescrizione di due cicli di terapie. Uno dei due cicli – a detta della fisiatra – non sarebbe stato erogato dal servizio pubblico e seguiva invito a rivolgersi a struttura privata.
La seconda – non rilasciava alcuna impegnativa per l’altro ciclo di terapia e reindirizzava la paziente ad altra visita fisiatra nella struttura di Lamon.
Due errori gravissimi che sono stati portati alla luce grazie alla conoscenza dell’esistenza del nostro Comitato (ma questo non è purtroppo una soluzione) e alla presa in carico dell’accaduto ma soprattutto alla caparbietà della stessa paziente trovando che
1) ambedue i cicli di terapia sono erogati dal SSN.
2) La fisiatra presta servizio in qualità di gettonista e calendarizza in 3-4 volte al mese , su richiesta quindi, la prestazione in Ospedale a Belluno.

La figura del gettonista – molti non lo sanno – riguarda medici/mediche che vengono chiamati per coprire turni specifici o per sostituire personale in strutture sanitarie. Non dipendono quindi dalla struttura privata o dall’Ulss, sono nati nel periodo della pandemia , sono pagati con alti compensi orari (100-200 euro) , sono ancora oggi chiamati per effettuare prestazioni nel Servizio Sanitario Nazionale (non si capisce perchè siano ancora normati tanto che molti medici dal pubblico si licenziano e preferiscono questo tipo di soluzione perchè più pagati e con scelta del tempo da dedicare al lavoro) e perchè vi sia ancora, da anni nel pubblico, il tetto di spesa e il blocco delle assunzioni. Il/la gettonista non rilascia impegnative per prestazioni costringendo il paziente a ritornare dal medico di base o nel caso specifico a ritornare dal fisiatra dipendente pubblico . la paziente sarebbe costretta quindi a rimettersi in lista d’attesa, attendere una prenotazione e pagare di nuovo il ticket, nel caso migliore.
E’ ovvio quindi che denunciamo l’accaduto perchè se questa persona non avesse voluto capirci qualcosa in più, la stessa si sarebbe rivolta al privato pagando
– ciclo non prescritto di terapia FKT da 30 a 60 euro a seduta ( 10 sedute minimo)
– ad un’altra visita fisiatra per l’altra prescrizione di ciclo da altro fisiatra ( anche fino a 200 euro se privata per l’urgenza )
CIO’ E’ ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE ED INAMMISSIBILE
Solo dopo attenta e puntuale segnalazione al centro di riabilitazione di Lamon e di Feltre e grazie al personale in servizio che ha compreso la grave situazione, questa ultima storia sembra avere un finale diverso e migliore.

E’ ovvio che non solo quete situzioni non devono accadere ma vanno denunciate (la lettera di segnalazione da parte dell’utente all’URP e per conoscenza anche a sanitabellunese@gmail.com non ha ancora ricevuto risposta), ma vanno altresì ostacolate queste scelte che vanno nella direzione di voler distruggere il Servizio Sanitario Pubblico e di rendere più forti i forti e più deboli i deboli aumentando la disuguagliaza e affossando l’equità. Ciò dimostra che la privatizzazione è un disegno ben chiaro a molti ma ancora di difficile comprensione ai tanti.

“ La sanità non è una merce. La sanità non si vende ma si difende” non è uno slogan ma richiede indignazione e partecipazione anche di tutti noi bellunesi.

Comitato Feltrino diritto alla salute – Giù le mani dalla sanità bellunese

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