Belluno 1° maggio 2024 – Pubblichiamo l’intervento del sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin in occasione delle cerimonie in località La Rossa, con il coinvolgimento di alcune classi dell’Istituto comprensivo “Tina Merlin”. Dopo la Santa Messa nella chiesetta alle ore 10.00, la cerimonia è proseguita nel cortile della scuola elementare di Fiammoi con il saluto del sindaco, Oscar De Pellegrin, l’orazione ufficiale a cura del presidente del Consiglio comunale, Luciano Bassi, e gli interventi degli studenti della classe terza D della scuola secondaria di primo grado “I. Nievo” e della classe quinta della scuola primaria di Fiammoi.
“Carissimi concittadini e carissimi tutti,
ritrovarci qui oggi, a distanza di un anno, a celebrare ancora una volta la memoria di morti innocenti mentre nel mondo sono in corso conflitti efferati ha un valore enorme. Il nostro trovarci qui, oggi, ha un valore enorme e mi spinge ad una riflessione su cui mi sono soffermato in questi giorni e che voglio condividere con voi.
Non è l’ennesima celebrazione per la memoria di una tragedia del passato. Nessuna celebrazione deve mai essere considerata un rito svuotato di significato e buono solo a lavarsi la coscienza.
Non ci troviamo qui oggi per svolgere il nostro compito e poi sentirci di aver fatto la cosa giusta.
Ci troviamo qui oggi perché ne abbiamo profondamente bisogno. Ne abbiamo bisogno per coltivare e arricchire la nostra memoria collettiva e la coscienza civica, per non dimenticare, per imparare dalla storia.
Non voglio tornare alla violenza scatenatasi in questa parte di città nei giorni successivi alla Liberazione, i fatti sono noti, dolorosi e ancora vivi nel ricordo della nostra comunità.
Vorrei piuttosto riallacciare il legame tra storia, memoria e futuro.
La memoria è il futuro del nostro passato, dicono, e in questa frase io credo sia racchiuso tutto.
Il perché siamo qui oggi, tanto per iniziare, e il perché ci ritroveremo qui anche il prossimo anno, insieme ai nostri figli e ai nostri nipoti.
“Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” era solito dire lo scrittore cileno Luis Sepulveda. Ed aveva ragione.
Vedete, per non ripetere gli sbagli del passato serve creare un ricordo collettivo corretto.
Mettere i fatti nel cassetto della memoria collettiva serve da monito ed è decisivo per non essere condannati a ripetere gli errori.
Senza memoria non c’è progresso, non ci si evolve e si torna sempre al punto di partenza.
A volte il rischio è questo.
Perché ricordare è doloroso, faticoso, struggente.
Dimenticare è comodo, quando il passato è scomodo, ingiusto, violento e incomprensibile.
Se dimentichi prendi le distanze dalla storia, ti deresponsabilizzi, ti chiami fuori e chiamarsi fuori è sempre estremamente pericoloso.
È come nascondere la polvere sotto il tappeto. Quando non si ricorda il passato finisce avvolta nella nebbia dell’oblio e noi si finge una serenità data dall’ignoranza.
Ricordare invece è di una comunità matura, che vuole affrontare il suo passato per procedere verso un futuro luminoso.
Coltivare la memoria esercita ciascuno di noi ad usare la propria coscienza.
Ne parla bene, in modo rivelatore, papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti.
Occorre ricordare il male perché per sconfiggerlo serve avere il coraggio di guardarlo in faccia e di riconoscerlo. Si può evitare solo ciò che si conosce, d’altra parte.
Ma occorre anche una memoria del bene, esercitarci a trovare il bene nelle trame della storia più oscura per trovare il coraggio a nostra volta di esercitarlo anche quando il male sembra avere la meglio.
Nella violenza scatenatasi in Oltrardo sul finale della guerra ci sono il male estremo, la mancanza di pietà, la violenza e la disumanità. Questa è la guerra.
La vicenda dei tredici figli dell’Oltrardo trucidati senza pietà, uomini e donne senza colpa, è la manifestazione di cosa è capace il male quando l’uomo dimentica la sua dimensione umana.
Ma tra le pieghe della storia, e qui torniamo all’enciclica di papa Francesco, si trovano sempre semi di bontà e di costruzione. Ricordiamo allora il gesto di Giuseppe Cibien, tra le vittime di queste giornate, ucciso nel giorno in cui aveva accolto in casa un ferito tedesco. Cibien va oltre la divisione tra alleati e nemici e fa quello che l’umanità, la coscienza e la pietas cristiana chiedono in questi casi. E’ stato ucciso, ma il male non ha prevalso.
E la storia, quale ruolo può avere la storia studiata nei libri e nei saggi, in tutto questo?
SOLO LA STORIA PUO’ SALVARE LA MEMORIA. La storia è il nostro filo diretto con il passato.
La ricostruzione e l’analisi storiche ci permettono di discernere le scelte del passato, verificarne il valore per prendere esempio o, al contrario, per prenderne le distanze e assumere decisioni diverse e migliori.
La storia è il nostro manuale di istruzioni che ci insegna a scegliere, liberi da sensi di colpa e da angoscia, illumina il passato ed evita quella contrapposizione di opposte parti, di bene e di male, in cui invece la memoria rischia di cadere.
La memoria ha dunque bisogno della storia per esprimere tutto il suo valore e la storia, d’altra parte, completa il suo compito solo nell’esercizio della memoria.
Con questa consapevolezza oggi siamo qui, per scelta, per coltivare la memoria collettiva e per non dirci mai e poi mai fuori dalla storia”.
