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Autotrasporto, scatta il fermo nazionale: “Senza ristori si spegne l’Italia”

Il Veneto, cuore pulsante della logistica, guida la protesta. Le associazioni di categoria annunciano il blocco per maggio: “Costi insostenibili e silenzio assordante dal Governo”.

Venezia – Il tempo delle attese è scaduto. Il Comitato Esecutivo di UNATRAS, il coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto, ha proclamato ufficialmente il fermo nazionale dei servizi. Una decisione drastica, maturata dopo settimane di richieste ignorate, che rischia di paralizzare l’intero Paese a partire dalla seconda metà di maggio.

I motivi della protesta: costi record e promesse mancate

Alla base della mobilitazione non c’è solo il rincaro dei carburanti, ma una crisi strutturale che sta schiacciando le imprese tra l’incudine dei costi operativi e il martello di una burocrazia immobile.

I punti critici evidenziati dalle associazioni sono:

  • Mancata operatività del DL Carburanti: Nonostante lo stanziamento di 100 milioni di euro in crediti d’imposta (DL 18 marzo 2026, n. 33), le risorse non sono ancora accessibili.

  • Taglio delle accise: Il settore chiede il ripristino immediato dell’agevolazione sul gasolio commerciale (circa 20 centesimi al litro).

  • Assenza di dialogo: Le sigle denunciano un “silenzio assordante” da parte dell’Esecutivo, con nessuna convocazione ufficiale all’orizzonte.

Il Veneto in prima linea: 5.000 imprese a rischio

La regione Veneto rappresenta uno degli snodi logistici più critici d’Europa. Qui operano oltre 5.000 imprese di trasporto conto terzi che garantiscono il funzionamento di porti, interporti e distretti industriali. Poiché l’85% delle merci viaggia su gomma, lo stop minaccia di interrompere le filiere produttive e i rifornimenti della grande distribuzione.

Le voci del territorio

Michele Varotto (Pres. Confartigianato Trasporti Veneto): > “La nostra posizione è cristallina: non arretreremo finché non sarà ripristinata la riduzione delle accise. Il mancato recupero di quei 20 centesimi pesa sulle imprese per oltre 2 miliardi di euro l’anno, con extra-costi fino a 8.000 euro per singolo mezzo pesante.”
Gianni Satini (Pres. FAI regionale Veneto): > “Condividiamo pienamente la linea UNATRAS. È necessario un confronto costruttivo e immediato per dare le risposte che la categoria attende da settimane.”
Alessandra Moro (CNA Fita Veneto): > “È uno scenario preoccupante. Molte aziende artigiane, spesso invisibili ma fondamentali, potrebbero fermarsi ben prima dello sciopero per mancanza di liquidità. Avremmo preferito un intervento istituzionale oncreto anziché arrivare a questo punto.”

Le richieste per scongiurare il blocco

Per evitare la paralisi del sistema produttivo, UNATRAS ha presentato un pacchetto di richieste urgenti al Governo:

  1. Decreti attuativi immediati per il credito d’imposta già previsto.

  2. Ristori compensativi pari a 200 euro ogni 1.000 litri di gasolio.

  3. Sospensione dei versamenti contributivi e fiscali per sostenere la liquidità.

  4. Adozione di un quadro di aiuti temporaneo coordinato a livello europeo.

Quando si fermeranno i camion?

Sebbene il mandato all’Ufficio di Presidenza sia già operativo, la data del fermo sarà fissata presumibilmente attorno al 20 maggio, rispettando il preavviso di 25 giorni previsto dalla Commissione di Garanzia.

L’invito di UNATRAS è che tutte le forme di protesta isolate convergano in questa iniziativa unitaria e legale, per dare un segnale di compattezza a un Governo che, al momento, sembra aver spento i motori del dialogo.

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