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Fondazione Teatri: scontro aperto tra Boito e Ferigutti su conti e gestione

Il dibattito sul futuro e sul passato della Fondazione Teatri si accende a Belluno.

Da un lato Luigino Boito, presidente del Circolo Cultura e Stampa, promuove l’operato della nuova governance; dall’altro, l’ex presidente della Fondazione Teatri Massimo Ferigutti rispedisce al mittente le critiche, sollevando dubbi sui conflitti di interesse e sulla reale natura dei disavanzi di bilancio.

La posizione di Luigino Boito: “Conti risanati e nuova fiducia”

Secondo Boito, la Fondazione ha finalmente intrapreso un percorso di stabilità dopo le dimissioni di Ferigutti a fine 2024. Il presidente del Circolo Cultura e Stampa sottolinea con favore l’operato della nuova presidente, Michela Marrone, chiamata a sanare un disavanzo accumulato di oltre 92.000 euro.

  • Risanamento patrimoniale: Boito evidenzia il ripristino del fondo di dotazione (224.062 euro), necessario per preservare l’integrità giuridica dell’ente.

  • Investimenti: Cita lo stanziamento di 40.000 euro per eventi al Teatro Dino Buzzati come prova di un ente che ha ripreso a investire sul territorio.

  • Critica al progetto Culture Link: Boito definisce il precedente progetto “svuotato” e caratterizzato da obiettivi indeterminati, giustificando la mancata adesione del suo Circolo.

La replica di Massimo Ferigutti: “Numeri parziali e conflitti di interesse”

La risposta di Ferigutti è netta e punta il dito contro quella che definisce una mancanza di imparzialità da parte di Boito, definendolo un “beneficiario” del sistema piuttosto che un osservatore terzo.

  • Conflitto d’interesse: Ferigutti elenca i contributi pubblici ricevuti dal Circolo di Boito (circa 35.000 euro negli ultimi cinque anni), suggerendo che le lodi alla nuova gestione siano dettate da vantaggi diretti e convenzioni agevolate per l’uso del teatro.

  • La verità sui bilanci: L’ex presidente chiarisce che il passivo della Fondazione è dovuto principalmente alla gestione del Museo, i cui indirizzi dipendono dall’Assessorato alla Cultura e non dalla presidenza dell’ente. Al contrario, rivendica che sotto la sua guida il comparto Teatro fosse in attivo, citando utili significativi per spettacoli come Boomers e Abba Dream.

  • Indipendenza politica: Ferigutti nega di essersene andato “sbattendo la porta”, parlando invece di dimissioni dovute all’impossibilità di lavorare per via dei troppi “paletti politici” imposti dall’Assessore, a tutela della propria serietà istituzionale.

Due visioni della cultura a Belluno

Il contrasto non riguarda solo i numeri, ma la filosofia gestionale. Mentre Boito vede nella nuova governance un ritorno alla trasparenza e alla collaborazione con le realtà locali, Ferigutti denuncia una gestione attuale “opaca e verticistica”, dove la politica avrebbe preso il sopravvento sulla programmazione artistica.

Resta il dato di fatto, citato da Boito, di un Veneto “fanalino di coda” negli investimenti culturali nazionali (0,82% rispetto alla media delle altre regioni): una cornice di scarsità di risorse che rende ancora più aspro lo scontro su come queste vengano distribuite tra i soggetti del territorio.

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