
“Sugli aumenti decisi dall’Amministrazione Peterle sull’IRPEF ci siamo opposti l’anno scorso al Consiglio comunale del 3.2.2023 e lo abbiamo fatto di nuovo, con forza, anche in occasione dell’ultimo Consiglio Comunale del 29.12.2023 nel corso del quale è stato approvato il bilancio di previsione 2024 e pluriennale 2024-2026”.
L’Amministrazione Peterle ha confermato – affermano i consiglieri Vanessa De Francesch e Federico Costa del Gruppo “Alpago, Insieme per il futuro” e Attilio Dal Paos di “A come Alpago” presenti all’ultimo consiglio – l’aumento dell’IRPEF anche per i prossimi anni, con le aliquote già approvate a febbraio dell’anno scorso: esenzione come prima per redditi inferiori ad euro 15.000 annui, ma per le altre fasce è un salasso; da 0,35 % allo 0,65 % per la fascia di reddito da € 15.000,00-28.000,00, da 0,35 a 0,72% per lo scaglione tra i 28.001,00-50.000,00 e toccando 0,78% per redditi superiori ai 50.000,00.
Si ricorda infatti che il Comune di Alpago si era ritrovato – nei primi mesi del post fusione – con la singolare situazione in cui l’ex Comune di Farra non prevedeva il pagamento dell’aliquota Irpef, ma grazie all’emendamento alla legge finanziaria del 2018 a firma dell’allora parlamentare bellunese Federico D’Incà, riusciva ad uscire dall’impasse normativo adottando un’unica aliquota Irpef per le tre municipalità, ossia gli ex comuni di Pieve, Puos e Farra.
L’allora amministrazione Soccal aveva deciso di applicare infatti la stessa aliquota pari allo 0,35% per tutte le fasce di reddito, con la soglia di esenzione per i redditi sotto i 15.000 euro.
Per rendere più incisiva l’azione di contrasto a questo aumento medio del 100% dell’addizionale IRPEF il Gruppo “Alpago, insieme per il futuro” – con i consiglieri Vanessa De Francesch e Federico Costa- ha presentato nei giorni antecedenti al Consiglio un emendamento a bilancio – sottoscritto e sostenuto anche dalle altre minoranze (Gruppo consiliare guidato da Massimo Bortoluzzi “Cambiamento e Sviluppo” e “A come Alpago” con Attilio Dal Paos)- con il quale è stato chiesto alla maggioranza di riportare le aliquote ai livelli precedenti, rinunciando ad una entrata di circa € 300.000 pari al 50% di quanto previsto nel bilancio nella specifica voce, attraverso anche una rimodulazione delle spese correnti per assorbire tale importo, tenuto conto anche dell’importante avanzo di amministrazione accumulato.
L’emendamento veniva dichiarato “irricevibile” per questioni di tecnica finanziaria e sul punto i consiglieri De Francesch e Costa dichiarano: “quando abbiamo proposto l’emendamento lo abbiamo fatto come segnale concreto di dialogo, mentre la maggioranza ha preferito trincerarsi dietro a cavilli e tecnicismi normativi che avrebbero potuto essere superati se vi fosse stata una reale volontà di alleggerire le tasse ai cittadini di Alpago. Nella precedente amministrazione a guida del Sindaco Soccal dove sedevamo in Giunta con il Sindaco Peterle si era sempre detto che in futuro ci sarebbe stato un graduale aumento dell’imposta, ma per l’appunto si pensava ad aumenti prudenti e dilazionati nel tempo, almeno finché vi sono in essere i benefici economici della fusione”.
La posizione di contrarietà si è rafforzata negli ultimi mesi anche alla luce delle notizie che giungono da Roma in merito ad una possibile estensione alle premialità economiche derivanti dalla fusione dei comuni da 10 a 15 anni, somme che – per loro stessa finalità- dovrebbero essere auspicabilmente impiegate per razionalizzare gli uffici, riorganizzare i servizi, intervenire nelle opere pubbliche finalizzate alla funzionalità energetica degli edifici comunali, per ridurre nel breve e medio periodo le spese correnti a tutto vantaggio di una maggiore possibilità di intervento soprattutto nelle opere di manutenzione del patrimonio comunale e, nel contempo, le economie di scala dovrebbero consentire un contenimento dei costi e delle tasse per i cittadini.
Aggiunge Attilio Dal Paos “E’ davvero un peccato che non sia stata colta questa opportunità, abbiamo portato avanti le nostre istanze in modo costruttivo, l’anno scorso in Commissione e in Consiglio e l’altra sera con un emendamento a bilancio. Ho chiesto di leggere l’emendamento e che venisse comunque discusso anche se inammissibile come segnale politico. Poi visti i fatti ho deciso di non partecipare al voto come segno di protesta. Le minoranze rappresentano il 70% dei votanti, ma non ci ascoltano.”
Si ricorda poi come l’armonizzazione delle addizionali IRPEF aveva già nella scorsa legislatura penalizzato i cittadini dell’ex comune di Farra in quanto prima della fusione non veniva applicata e la misura risultava comunque vantaggiosa anche per gli ex Comuni di Puos e Pieve se paragonata agli altri comuni.
A parere delle minoranze insomma finché vi sono in essere queste misure straordinarie non è opportuno aumentare le tasse ai cittadini che hanno creduto nella fusione e nel miglioramento dei servizi.
