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Oltre duemila al Belluno Pride. Un corteo ordinato con la testimonianza di come in Austria non vi siano problemi per le coppie omosessuali

Belluno, 15 luglio 2023 – Oltre duemila persone oggi in corteo al Belluno Pride, partito dalla stazione ferroviaria, transitato davanti la Questura verso piazza Duomo e quindi in piazza dei Martiri. Chi ipotizzava una passerella variopinta fatta di travestimenti provocatori ha dovuto ricredersi, perché, il corteo si è snodato ordinatamente, trainato da un gruppetto più eccentrico che comunque in queste manifestazioni è d’obbligo.

Gli organizzatori del Belluno Pride, il Gruppo C.I.A.O. Belluno, dunque ha mantenuto la promessa, incentrata nel voler dar voce alle persone LGBTQ+ della provincia di Belluno e alla tutela dei loro diritti. Quelle questioni insomma, contenute nel Manifesto 2023 di cui abbiamo dato notizia qui.  E che sono state anche illustrate, nell’intervento che segue, dalle bellunesi Sara e Romina, in rappresentanza di alcune famiglie Arcobaleno della provincia. Sara, nel prendere la parola, ha presentato sua moglie Jessica, e la loro figlia la piccola Amelia, una famiglia riconosciuta come tutte le altre in Austria, dove vivono attualmente.

“Amelia compirà presto un anno – ha detto Sara – e a settembre comincerà l’asilo. Quando siamo andate a fare l’iscrizione all’asilo ho chiesto un po’ timorosa se ci fossero altre famiglie come la nostra, altri bambini come la nostra. La direttrice mi ha risposto di non farmi problemi, Amelia non avrà alcun problema a parlare bene il tedesco, nel suo gruppo ci saranno moltissimi bambini bilingue che crescono con genitori con lingue madri diverse. Il fatto che siamo due madri non aveva alcuna rilevanza.
Questa è l’Austria, questa è l’Europa. Questa purtroppo non è l’Italia.
Pur essendo in teoria cittadina italiana, ad Amelia al momento non vengono riconosciuti
entrambi i genitori e stando al Comune di Belluno lei non è neanche venuta al mondo, per il
Consolato non puó avere una carta d’identitá, forse il suo atto di nascita potrebbe venir
trascritto con il nome di un’unica madre producendo di fatto un falso in atto pubblico.

Questa è purtroppo l’Italia.

Tutti si stupiscono in Austria – prosegue Sara – quando devo raccontare la vicenda che stiamo attraversando qui. Devo spiegare che al nostro Sindaco, al nostro Governo, al nostro Parlamento non sta bene che mia figlia abbia due madri. I miei amici e conoscenti in Austria sbarrano gli occhi, mi chiedono come questo sia ancora possibile nel 2023. Eppure. Ma posso dirvi di più: non è solo la sensibilità all’estero ad essere assolutamente matura in tema di diritti civili, le persone sono pronte anche in Italia. La società é andata avanti, è al passo con la realtà, sono le Istituzioni a non esserlo.
Noi famiglie Arcobaleno ci saremmo augurate oggi di vedere spuntare una fascia tricolore
tra tante bandiere colorate, di vedere e sentire tutte le amministrazioni comunali unite e
vicine a noi, e invece la scelta fatta finora dal Comune di Belluno è stata quella di non dare
supporto a dei cittadini che si trovano ad affrontare un vuoto di tutela.
La spiegazione data dal Comune per tutto questo é che ci si vuole muovere solo all’interno
della legalità.
Ma non c’è legalità o illegalità, non c’è una legge, c’è un vuoto normativo. Manca in Italia
una legge chiara che tuteli e riconosca la doppia genitorialità ed é inammissibile che a
causa di questa lacuna si creino situazioni cosí ingiuste.
Il Parlamento deve prendere la responsabilità di legiferare tenendo in considerazione che
famiglie come le nostre sono sempre più numerose nella nostra società e che i nostri
bambini sono giá nati, esistono, sono qui, hanno bisogno di tutela e non devono essere
discriminati.
Per quanto ci siano stati diversi moniti al Parlamento da parte della Magistratura, della Corte Costituzione e dell’Europa, attualmente la direzione però che si sta prendendo è quella di andare contro l’interesse del minore: negli ultimi anni la Procura ha cominciato ad impugnare le registrazioni, con motivazioni in cui si parla di maternità surrogata, tema molto caro ad alcuni partiti, ma tema che non c’entra nulla coi casi di fatto: la gestazione per altri viene praticata in 9 su 10 casi da coppie eterosessuali, che entrano nel Paese e a nessuno viene chiesto loro come é nato il bambino. Allora noi ci chiediamo: perché questa classe politica ha un pregiudizio così forte nei confronti delle persone omosessuali, nei confronti delle nostre famiglie e va a cercarci tramite la Procura negli atti di nascita dei nostri figli, città dopo città?
Ed è anche scioccante come nelle nostre situazioni ci sia sempre necessità di una leva
giudiziaria, un percorso molto lungo e oneroso tra i tribunali che tutte le nostre famiglie sono costrette ad intraprendere, sia a causa di una cancellazione dell’atto di nascita, sia per
iniziare un processo di adozione, come si sono viste obbligate a fare alcune nostre famiglie
nel bellunese. I diritti dei bambini non si possono decidere caso per caso nei tribunali. Ed é
assolutamente discriminatorio che le coppie omogenitoriali debbano sottoporsi a questo
calvario, mentre a nessuno verrebbe mai in mente di chiedere alle coppie eterossessuali
che usufruiscono della Procreazione Medicalmente Assistita eterologa di adottare il proprio
figlio”.

“La decisione di mettere al mondo un bambino non è la leggerezza di un momento – aggiunge Romina – , ma una scelta consapevole.
Per quanto sia forte il desiderio di avere un figlio, le coppie omosessuali devono
intraprendere percorsi di procreazione assistita all’estero, completamente a proprie spese,
perché é precluso loro l’accesso alla sanità pubblica italiana.
Con genitorialitá parliamo di diritti personalissimi, non possono dipendere dal colore politico
dell’attuale governo o giunta in carica, né essere modificati ogni cambio di governo o giunta.
Una famiglia non si può non riconoscere alla sua nascita né la stessa famiglia già
consolidata si puó trovare da un momento all’altro con una bomba lanciata nel nucleo
familiare e i bambini ritrovarsi senza un genitore.
Essere genitori comporta una serie di diritti e di doveri che si hanno nei confronti dei figli che vengono al mondo, non intendiamo reclamare diritti egoistici, si tratta di assumersi la
responsabilità dell’essere genitori coi relativi doveri: cura, mantenimento, assistenza,
protezione, educazione.
Sono figli nati da una progetto e percorso condiviso da due persone, la responsabilità di un
figlio non può e non deve ricadere solo su una delle due, l’altro genitore dovrebbe essere
esortato nel riconoscere un figlio, non essere cancellato e diventare un estraneo agli occhi
della legge.
Cito l’Associazione culturale dei pediatri: lo sviluppo sano, equilibrato e armonioso dei
bambini si basa sulla qualità delle relazioni affettive genitore-figlio; sulla presenza di legami
sicuri e stabili con adulti responsabili e amorevoli […] indipendentemente dal fatto che essi
siano conviventi, separati, risposati, single o dello stesso sesso.
Nonostante questo, però, le famiglie come la nostra devono vivere anni di incertezza, paura
e profondo senso di ingiustizia che l’iter per le adozioni porta con sè. Si tratta di un
procedimento lungo, costoso, incerto, che impone l’affiancamento con i servizi sociali in
famiglie che già esistono.
L’adozione, che è stata eliminata dalla legge sulle unioni civili, oggi ci viene proposta come
soluzione!
Pur essendo una possibile soluzione, l’adozione in casi particolari implica delle fortissime
discriminazioni. Innanzitutto, per poter iniziare questo percorso il genitore biologico deve
prestare il proprio consenso. Poi, nel caso in cui i genitori si separino prima che la domanda
di adozione sia accolta, al genitore intenzionale non sarebbe riconosciuto alcun diritto di
essere coinvolto nella vita del bambino, ne consegue che non sarebbe neanche tenuto a
versare gli alimenti e il genitore biologico avrebbe (automaticamente) l’affidamento
esclusivo.
Ma quello che rende ancora più delicate le situazioni come le nostre è il fatto che se il
genitore biologico viene a mancare e l’iter per l’adozione non si è ancora concluso, il
bambino viene affidato ai parenti più prossimi del genitore biologico, diventando di fatto
orfano di entrambi i genitori”.

Conclude Sara: “In Italia, anche nel Bellunese, sono moltissimi i sindaci che hanno iscritto all’Anagrafe i figli delle nostre famiglie riconoscendo entrambe le madri, sono i sindaci “disobbedienti”. Vorremmo ringraziare di cuore questi sindaci per la loro ferma decisione: nonostante la legge non abbia tutelato il loro operato, si sono mossi sulla base di un dovere morale che si sono voluti assumere e hanno dimostrato coraggio.
Il Sindaco della nostra cittá purtroppo non fa ancora parte di questi. Dal suo programma
della campagna elettorale si legge: Particolare attenzione sarà rivolta alle famiglie (..) alle
vittime di violenza di genere. Sarà (..) necessario il contrasto a ogni forma di
discriminazione, anche attraverso la Commissione per le Pari Opportunità. Siamo quindi tutti d’accordo su questi principi. La discriminazione che il Signor Sindaco vuole contrastare è proprio quella che in questo momento stiamo vivendo noi famiglie arcobaleno. Quello che
chiediamo è una scelta di responsabilità, di speranza, di tolleranza, di inclusione. E vogliamo ricordare che concedere dei diritti a qualcuno non significa toglierli a qualcun altro. Signor Sindaco, La aspettiamo il prossimo anno con la fascia tricolore e ci auguriamo che anche lei contribuisca nel suo piccolo a far fare a questo paese un passo avanti nei diritti perché la battaglia dei diritti non è più rinviabile, è una urgenza per il Paese. E questa è l’unica strada percorribile per un Paese civile”.

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