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Belluno Pride, manifestazione del 15 luglio a Belluno. La voce alle persone LGBTQ+ della provincia di Belluno.

Riceviamo e pubblichiamo il primo comunicato stampa degli organizzatori della manifestazione Belluno Pride, voce del Gruppo C.I.A.O (Comitato Inclusivo Azione Orientamento e Azione) Belluno in risposta alle posizioni opposte espresse dalle Amministrazioni Comunali in questi giorni.

Belluno, 8 luglio 2023 – Il Gruppo C.I.A.O. Belluno, promotore del Belluno Pride, desidera
esprimere la propria posizione in merito alle recenti dichiarazioni riguardanti il Manifesto del
Pride Belluno e la risposta delle istituzioni locali.
“Avremmo voluto un forte fronte istituzionale con noi in corteo il prossimo 15 luglio, ma si
farà lo stesso anche senza di esso, poiché il Pride nasce proprio per evidenziare, tra gli altri
problemi, questo: la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni in questioni e
riconoscimenti che sono attuali e vivi. Ringraziamo naturalmente le amministrazioni, come
ad esempio quella di Borgo Valbelluna, Sospirolo, Pieve di Cadore, Fonzaso e di Ponte nelle
Alpi che insieme al comunicato congiunto delle forze di minoranza di Belluno e Feltre hanno
aderito al Manifesto e hanno colto lo scopo della nostra manifestazione; dall’altro lato,
l’Amministrazione del capoluogo dove l’evento si terrà e un’altra importante realtà
amministrativa, quale quella di Feltre, non ci lasciano ben sperare sul futuro dei diritti civili
anche nel nostro territorio di montagna in particolare dopo il dietrofront alla rete RE.A.DY –
Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento
sessuale e identità di genere – a pochi giorni dal Pride”.
“Il Manifesto molto dibattuto dalle CPO e da alcune delle Amministrazioni della Provincia di
Belluno (ndr. il Manifesto è stato inviato congiuntamente a 61 Comuni ed Enti non per
chiedere il Patrocinio, quanto più l’adesione ai principi in esso contenuti) è stato scritto da
una serie di realtà che hanno a cuore i diritti di diverse categorie, non solo LGBTQIA+.
Questi punti di vista sono autentici, non sono astratti, perché riguardano delle storie vere che proprio nella nostra Provincia di montagna hanno radice. Il Manifesto serve per spiegare a partire da quali punti un Pride è necessario anche in questo territorio e questa è la nostra parte, ma non dimentichiamoci che le Amministrazioni in carica hanno un ruolo importante da svolgere, ovvero la rappresentanza e la presa in considerazione delle necessità di tutti, anche di quelli che non la pensano esattamente come loro.”
Il testo del Manifesto, disponibile ed accessibile a tutti al link in bio delle principali
piattaforme social del Belluno Pride o richiedendone la versione pdf alla mail
bellunopride@gmail.com è nella sua forma, composto da tre parti. “In ordine di lettura diamo le nostre motivazioni sul perché per noi il Pride è un’occasione importante; poi parliamo apertamente di cosa non va e di cosa vorremmo cambiasse anche in questa Provincia. Per la nostra comunità e non solo, questo gesto è formale ed importante, una vera e propria chiamata all’attenzione di chi fa politica. Non avremmo deciso di interloquire se non credessimo in questo territorio, ora vorremmo poter aver fiducia anche in chi lo rappresenta.
Oggi, a pochi giorni dal primo Belluno Pride, è ancora magra la risposta da parte delle
Amministrazioni e questa cosa ci rattrista molto.”
Un sostegno che non è mancato, però, da parte di diverse realtà del territorio: “In maniera
autonoma, molte persone, realtà commerciali e associazioni hanno deciso di dare la loro
adesione e sostegno scrivendoci una mail e sottoscrivendo il Manifesto. Abbiamo anche
avuto l’aiuto economico da parte di preziosi partner commerciali che saranno presenti ed
attivi durante l’evento. Se i cittadini aderiscono in maniera autonoma, allora anche la
risposta delle istituzioni dev’essere chiara: abbiamo invece assistito alla perdita di
un’occasione preziosa, senza che nella maggior parte dei casi fossero chiariti quali fossero
gli aspetti non condivisibili o controversi del Manifesto.”
Sulla scelta dell’Amministrazione comunale di Belluno, il comitato promotore proferisce:
“Ringraziamo il Sindaco Oscar de Pellegrin per l’invito ad un incontro e per la sua
disponibilità personale, ma non è di questo che abbiamo bisogno in questo specifico
momento. Chiediamo il supporto di rappresentanti che agiscano e si assumano delle
responsabilità pubbliche, verso le richieste della nostra comunità e nel contrasto a una
cultura d’odio che ancora serpeggia, anche nei profili online di volti noti. Come comunicato al nostro Gruppo, Oscar De Pellegrin sarà presente tra le molte e i molti che speriamo ci siano il 15 luglio a manifestare, ma per nostra scelta congiunta daremo parola pubblica a chi, dalle istituzioni, ha saputo comprendere cosa significhi un Pride e vi ha formalmente aderito. Il Pride sarà una festa, ma anche l’occasione per molti di imparare qualcosa. Sarebbe utile che tutto il Consiglio comunale venisse ad ascoltare attentamente gli interventi.”

Pride, che cos’è? BELLUNO PRIDE – MANIFESTO 2023

Belluno Pride nasce
perché vogliamo
che le persone non
abbiano paura,

Parte da noi,
ma interessa
tutta la comunità.
perché questa
provincia non sia più
un luogo da cui voler
scappare.

La comunità LGBTQIA+ del bellunese c’è ma viene ignorata.
Il territorio è povero di servizi ma lo sa solo chi si scontra con queste carenze.
Esistono persone transgender.
È un’identità invisibile quanto più sono marginali i luoghi, sebbene ci sia, ad esempio, una
sezione di persone trans* anche nel carcere di Belluno.
Le persone transgender (e quelle che non si riconoscono nel binarismo di genere) incontrano una serie di difficoltà, sia nel percorso di transizione che nella loro quotidianità.
Si impongono outing forzati tramite i documenti (alle file per le votazioni, ad esempio), si
deve battagliare per essere chiamati con il proprio nome.
I luoghi di lavoro sono luoghi di discriminazione per chi non si riconosce nel binarismo, in
quanto a orientamento sessuale o identità di genere.
La prima discriminazione nel lavoro è non trovarlo, la seconda l’impossibilità di essere
pienamente sé stessi.
Il problema è più grave se si tratta di minori: ci sono genitori che fanno migliaia di chilometri per raggiungere i SAT (servizio accoglienza trans*). Sono fatiche e costi difficili da sostenere.
Manca una rete di soggetti che si occupino del sostegno al pieno riconoscimento della
propria identità di genere. Manca sostegno da parte delle istituzioni a queste famiglie.
Anche le scuole sono luoghi di violenza e discriminazione: resistenze, a volte a livello apicale, non permettono l’affermarsi di una sistemica e seria educazione alle differenze, (e di un’uguale educazione all’affettività e al consenso).
Si alimentano così paure e angosce.
A volte gli esiti sono dolorosi, più spesso la decisione è quella di crescere altrove.
Esistono famiglie che sulla carta non esistono e che si devono confrontare con tutte le
istituzioni: i comuni, la sanità, la scuola, l’associazionismo.
La loro invisibilità è una continua forma di violenza.

Facciamo un Pride perché abbiamo enormi desideri e richieste puntuali, per rendere
migliore questo territorio. Chiediamo spazi, formazione e informazione.
Vogliamo luoghi di confronto che favoriscano l’auto mutuo aiuto, la presa di parola e la
consapevolezza di sé.
Le persone trans* esistono, così anche il non riconoscersi nel binarismo di genere.
Vogliamo una presa in carico da parte delle istituzioni: un tavolo di soggetti che agiscono
sul territorio ma anche la possibilità di avere, con una certa periodicità, i professionisti migliori
(chi, ad esempio, lavora nei SAT delle grandi città).
Vogliamo una formazione trasversale sulle tematiche legate a genere, orientamento e
identità: di chiunque operi nel sistema sanitario, nei servizi sociali, nella scuola. Per psicologi e psicoterapeuti, un’attestazione di formazione da parte dell’Ordine, che abbia valenza (anche) nel percorso di transizione.
Vogliamo l’introduzione della carriera alias, che permette il riconoscimento delle persone
trans*, in ogni ambito lavorativo e di istruzione.
Vogliamo che i luoghi di lavoro smettano di essere luoghi di violenza, anche attraverso la
conoscenza e l’informazione, veicolate nei luoghi (le assemblee) e dai soggetti che i lavoratori rappresentano.
La famiglia è per noi il luogo dove si cresce, si impara, ci si forma, a prescindere da chi la
compone. Vanno pertanto riconosciute e tutelate, ad ogni livello, le famiglie arcobaleno.
Chiediamo una revisione legislativa per l’eguale tutela delle famiglie eterogenitoriali,
omogenitoriali, monogenitoriali, ricomposte, allargate, con o senza prole.
Chiediamo il riconoscimento alla nascita dei bambini e delle bambine nate nelle coppie
omogenitoriali, la trascrizione dei certificati di nascita regolarmente rilasciati all’estero dei
figli e delle figlie nati nelle coppie omogenitoriali, il matrimonio egualitario, l’accesso alla
PMA per le coppie di donne e le donne single, la possibilità di chiedere congedo parentale
dal genitore intenzionale, l’uso di un linguaggio inclusivo a tutti i livelli (scolastico, sanitario, amministrativo, burocratico) rispettoso dell’esistenza dei diversi tipi di famiglie, affinché siano interpellate e rappresentate al pari delle altre.
Vogliamo una scuola queer: è fondamentale educare alle differenze e al rispetto,
dall’affetto alla sessualità.
Il benessere studentesco non può esistere senza giustizia sociale e libertà di espressione
all’interno della scuola.
Una scuola queer rifiuta i concetti di decoro e omologazione, abolisce la competizione
e valorizza, accetta e accoglie i percorsi personali, rendendoli politicamente ed
educativamente validi.

Glossario

LGBTQIA+
(Lesbiche, Gay, Bisessuale, Trans*, Queer, Intersessuali, Assessuale, Plus)
insieme di tutte le persone che per orientamento sessuale, identità
e/o espressione di genere, relazione, non aderiscono allo standard del
binarismo di genere canonico.

CARRIERA ALIAS
procedura amministrativa che con accordo di riservatezza tra istituzione
( scuola o lavoro) e richiedente. Prevede la possibilità di modificare i
registri o gli atti dal nome anagrafico col nome di assegnazione scelto
dalla persona richiedente.

OMO-LESBO-BI-TRANS*- FOBIA
discriminazione nelle sue varie forme. Può indicare anche una forma di
omofobia interiorizzata con timori ossessivi verso se stessi o di riscoprirsi
omosessuali.

PERSONE NON BINARIE (NO BINARY)
persone che non si identificano strettamente in uno dei due generi
binari della società odierna. È un termine ombrello che a sua volta
comprende numerose sfaccettature bello specifico ( genderfluid,
agender…)

TRANS* abbreviazione del termine TRANSGENDER
Persona la quale la propria identità di genere non corrisponde al sesso
assegnato alla nascita, a prescindere che abbiano o meno un percorso
medico di assegnazione di genere.

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