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Chi sarà il nuovo sindaco di Belluno?

Per tentare di immaginare quello che succederà a Belluno con il voto del prossimo 12 giugno, facciamo un salto indietro di 15 anni e andiamo al 2007. In quell’anno Belluno torna alle urne dopo la prematura scomparsa del sindaco azzurro Celeste Bortoluzzi nel dicembre 2006. Maria Cristina Zoleo, candidata del centrosinistra, benché data per vincente, si ferma al 42,3% al primo turno e Antonio Prade, candidato del centrodestra, viene eletto sindaco con il 53,6% dei consensi. All’epoca si disse che a determinare la vittoria del candidato del centrodestra fu il “tradimento” degli stessi elettori del centrosinistra, “stanchi di un centrosinistra che non dà risposte” dichiarò Maria Cristina Zoleo all’epoca. E ciò potrebbe corrispondere al vero, considerato il margine contenuto con il quale Prade superò la soglia del 50% dei voti necessari all’elezione al primo turno di voto a Palazzo Rosso.
Cinque anni dopo, alle amministrative del maggio 2012, succede un caso che diventerà materia di studio alle scuole di formazione politica. Innanzitutto siamo di fronte ad una situazione fortemente frammentata con 8 candidati sindaco, con centrodestra e centrosinistra divisi, ciascuno dei quali si presenta con due candidati. Lo stesso avviene per le formazioni federaliste e autonomiste, Lega Nord da una parte e Polo autonomista dall’altra. Distinte le liste dell’Udc, dei grillini e Futuro senza partiti. Troviamo quindi il sindaco uscente Antonio Prade (con tre liste, Pdl, Intesa Dolomitica con Belluno per l’autonomia e la civica Prade per Belluno), Claudia Bettiol (Pd, Idv e la civica Con Claudia Bettiol sindaco -Tutti x Belluno), Leonardo Colle (Lega Nord), Jacopo Massaro (lista civica In-Movimento, Insieme per Belluno con Massaro e il Patto per Belluno), Ida Bortoluzzi (Coalizione di Centro, Udc, Futuro e libertà e Verso Nord e la sua Lista Civica Ida Bortoluzzi ), Francesco La Grua (La Destra), Andrea Lanari (Movimento Cinque Stelle), Massimo Vidori (Polo Autonomista, con Liga Veneta Repubblica e Pab, Provincia autonoma Belluno) e Carlo Giuliana (Futuro senza partiti). Jacopo Massaro, allora 38enne capogruppo del Pd in consiglio comunale chiede le primarie per stabilire con il voto chi avrebbe dovuto essere il candidato della coalizione di centrosinistra. Ma per varie ragioni le primarie non si fanno e a quel punto Massaro lascia il Pd e decide di correre da solo con una sua lista civica. Al primo turno di voto la candidata designata del centrosinistra Claudia Bettiol è in vantaggio con il 25,20% dei voti, seguita da Jacopo Massaro con il 24,43% e dal sindaco uscente del centrodestra Antonio Prade con il 23, 35%. Ma al ballottaggio, quello che all’epoca venne definito il candidato dissidente del centrosinistra, ossia Jacopo Massaro, vince con il 62,69% su Claudia Bettiol e diventa sindaco di Belluno.
Alla fine del suo primo mandato, nel giugno del 2017, Massaro si ricandida. Anche cinque anni fa siamo in presenza di una forte frammentazione, con 7 aspiranti sindaco a Palazzo Rosso. Al primo turno Jacopo Massaro (civica centrosinistra) non ce la fa ma ottiene un buon 46,19%, Paolo Gamba (civica centrodestra) il 25,10%, Franco Gidoni (Lega) l’11,38%, Paolo Bello (Pd) l’8,95%, Stefano Messinese (Movimento 5 Stelle) il 3,63%, Franco Roccon (civica centrodestra) il 3,46%, Elder Rambaldi (Partito Comunista dei Lavoratori) l’1,25%. Dopodiché, al ballottaggio, Jacopo Massaro vince ottenendo il 63,15% di voti, lasciando fermo il candidato del centrodestra Paolo Gamba al 36,85%.
Oggi, con tre candidati sindaco, Oscar De Pellegrin per la coalizione di centrodestra, Giuseppe Vignato con le tre liste civiche di centrosinistra più quella del Pd, e Lucia Olivotto con le due liste civiche di centrosinistra, la situazione è diversa dalle precedenti, ma altrettanto imprevedibile.
Posto che tutto può succedere in politica, infatti, dove 2+2 non fa mai 4, i dati ci ricordano comunque che il centrodestra alle amministrative per il Comune di Belluno non vince da 10 anni. E oggi la coalizione punta molto sull’empatia del suo candidato De Pellegrin, che oppone alle competenze di Vignato e alla consolidata esperienza di amministratore della Olivotto, per riuscire a strappare un primo turno secco, come accadde nel 2007 con Prade.
Qualora non ci riuscisse, e comunque l’impresa è ardua, considerato che il centrodestra si presume non disponga di un pacchetto di voti certi per il 51%. Se si dovesse andare al secondo turno di voto, quindi, come molto probabilmente accadrà, il gioco passerebbe in mano al centrosinistra. Infatti ci troveremo di fronte verosimilmente il candidato del centrodestra contro uno dei due del centrosinistra. E allora il quesito è il seguente: riuscirà il centrosinistra a compattare i suoi voti, o prevarranno gli sgambetti che favoriranno il centrodesta?
Roberto De Nart

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