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Nuova Manovra: ancora incertezza su bonus edilizi e riforma fiscale * di Michela Marrone

Michela Marrone

Belluno, lì 9 novembre 2021  –  Nella manovra 2022 il governo ha intenzione di rinnovare per tre anni le detrazioni già esistenti. Tutte meno il bonus facciate che terminerà nel 2022 con un beneficio fiscale che scende dal 90 al 60 per cento. Il superbonus 110%, peraltro, sembra verrà “ridimensionato” a partire dal 2024 introducendo, per le villette, una soglia Isee a 25mila euro annui.

Oltre alla proroga del superbonus e degli sconti fiscali per la casa, c’è un altro passaggio del disegno di legge di Bilancio che è destinato ad avere un impatto fortissimo sul mercato dell’edilizia per i prossimi mesi, colpendo parecchio alcuni settori: dal primo gennaio del 2022 verrebbero cancellati lo sconto in fattura e la cessione del credito, con la sola eccezione del 110%, per il quale ci sarà tempo fino al 2025.

Verrebbe così eliminato quello che si stava consolidando come uno degli elementi più richiesti dai clienti nell’offerta commerciale delle imprese legate all’edilizia.
Per tutti gli altri interventi agevolativi l’ipotizzata cancellazione della possibilità di cedere il credito fiscale e di utilizzare il meccanismo dello sconto in fattura, porterebbe ad una inevitabile battuta dall’arresto nell’avviata riqualificazione del costruito.

Se da un lato infatti si riconosce lo sforzo economico fatto dal Governo nel concedere tali agevolazioni, dall’altra è all’evidenza di come le stesse siano state il volano per rilancio di un settore trainante per tutta l’economia nazionale, quale quello delle costruzioni.
Va inoltre sottolineato come migliaia di professionisti abbiano investito molte risorse in formazione, con uno impegno considerevole non solo per la comprensione della nuova normativa, ma anche per gli adempimenti necessari, che hanno comportato responsabilità maggiori rispetto agli altri bonus fiscali. Senza contare il coinvolgimento dei sistemi industriali che hanno investito, nell’ultimo anno, centinaia di migliaia di euro nelle piattaforme e nelle innovazioni tecnologiche dedicate a cessione e sconto.
Risorse che, in caso di dietrofront, si vedrebbero vanificate.

Senza un intervento normativo chiarificatore, è impensabile peraltro che famiglie e operatori economici possano programmare investimenti così complessi senza avere fin da ora certezza della durata del beneficio fiscale.
Saranno quindi gli ultimi due mesi per agganciare sconto in fattura e cessione del credito? Staremo a vedere.

L’altro tema al vaglio della legge di bilancio è la definizione della strategia da adottare per allentare la pressione fiscale.
Allo stato sembra siano quattro le strade percorribili: riduzione delle aliquote irpef, aumento dei bonus cuneo, abbattimento dell’Irap o un insieme di questi strumenti, dove lo scopo ultimo dovrebbe essere la riduzione, rendendola strutturale, della pressione fiscale. Il taglio dovrebbe seguire peraltro le due stelle polari della «semplificazione» e dell’«equità», che deve fare i conti con gli effetti collaterali sempre in agguato quando si tocca un sistema complesso come il fisco italiano.

Il primo obiettivo sembrerebbe proprio quello di intervenire sull’Irpef, alleggerendo il carico sui ceti medi, in particolare sui sette milioni di italiani che occupano il terzo scaglione (da 28mila a 55mila euro lordi all’anno) e pagano quindi il 38%. Peraltro, posto che la progressività Irpef è una piramide, l’alleggerimento su primi scaglioni si rifletterebbe anche sulle imposte pagate da chi ricade negli scaglioni più alti.
La riforma interessa però anche i redditi diversi da quelli da lavoro dipendente: sul versante delle imprese, che da parte loro non allentano il pressing per l’ottenimento di una riduzione della pressione fiscale, la legge di bilancio ipotizza invece una riduzione dell’aliquota Irap o la trasformazione dell’Irap in un’addizionale all’Ires.
Nel confronto potrebbe dunque farsi strada l’idea di adottare diversi interventi, alcuni sul lato dei lavoratori e altri sul lato delle imprese. Il rischio, però, sarebbe di aumentare la dispersione di risorse, già limitate dal fatto che la manovra si occupa inevitabilmente di molti altri temi, riducendo l’efficacia unitaria delle misure.

La nostra categoria, dopo due anni difficilissimi a causa del Covid, caratterizzati dal moltiplicarsi degli adempimenti, soprattutto volti all’ottenimento di contributi e indennità a favore di privati e imprese, non può che ribadire le proprie istanze verso una maggiore semplificazione, e una maggiore certezza del dettato normativo.

 

Michela Marrone *
*   Presidente Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili – Provincia di Belluno

 

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