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Afghanistan: non eravamo solo noi talebani. Pettazzi replica a Rossetto

Tomaso Pettazzi

E no, caro Sante Rossetto, proprio non ci sto a far parte di “noi talebani”, volutamente con la “t” minuscola.
Perché, vede, è tutto vero quel che lei scrive.
A Venezia si bestemmiava e si poteva perdere la lingua. In varie parti d’Europa la caccia alle streghe produceva roghi “a manetta”. A questo proposito spiace ricordare che uno dei più rigidi inquisitori fu un bellunese! Nella Roma post Costantino i Cristiani passarono da parte offesa a parte “dispotica”, con notevoli eccessi, ma è anche vero che la religione cristiana fu quella più sincretista che mai potremmo immaginare.
A dire il vero i Romani antichi non attesero di divenire cristiani per eccellere nelle nefandezze. Ricorda la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco? Si dice che, una volta sconfitti, furono portati in catene a Roma e che lungo il tragitto da Capua a Roma centinaia di loro vennero crocefissi lungo la via Appia, quasi pietre miliari a ricordo della vendetta romana.
Vorrei anche ricordarle che “talebani” furono anche molti altri popoli. I Maya erano soliti sterminare i popoli conquistati e ai pochi superstiti riservavano supplizi inenarrabili. Quello che poi fecero loro i “Conqustadores” lo sappiamo tutti.
Ma restando agli Europei, ricordo che molti di essi, tra i quali i credenti di religioni diverse dalla Cattolica, e quindi perseguitati e fuggiti nelle Americhe, ne distrussero i popoli nativi con le armi, le malattie, lo sfruttamento. E poi li sostituirono con milioni di negri catturati in Africa dai predatori Arabi e trasportati da navi negriere o corsare.
Ma non sottilizziamo troppo. Ognuno e ogni tempo ha il suo armadio dove cerca di nascondere le proprie atrocità.
Ho cercato di andare indietro nel tempo per scrivere la storia della mia famiglia; sono arrivato agli inizi del XII° secolo. Altro non so, per cui non posso dire se in me prevalga il peso della bisaccia dei raccapricci miei o altrui. Ma è giusto che i misfatti dei genitori ricadano sui figli?
Dirò di più. L’inizio di questo millennio assomiglia tragicamente alla fine del precedente. Guerre, religiose ed economiche, violenze pubbliche e private. Sopraffazioni economiche che vedono chi ha divenire sempre più potente e chi non ha sprofondare nella miseria più nera. Degrado ambientale spinto fin quasi al non ritorno. Un controsenso se pensiamo alle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità sviluppate dai ‘philosophes’ del ‘700 (ma amaramente smentite dal Leopardi nella “Ginestra”). E ancora, se non bastasse, il ritorno della schiavitù, evidente, o mascherata in contratti di lavoro capestro. Si legga a tal proposito “La società signorile di massa” di Luca Ricolfi.
E’ vero, non ci facciamo mancare alcuna indecenza. Uccidiamo bambini, donne e “diversamente abili”. La carneficina avviene all’aperto come tra le mura domestiche che invece dovrebbero essere il luogo principe della serenità, della pace e della sicurezza.
Però c’è un però. Tutto quanto lei afferma dev’essere contestualizzato. E qui casca l’asino. Le nefandezze da lei ricordate sono retaggio di secoli, se non millenni fa, quando esse non erano considerate tali, ma atti che facevano parte di una “forma mentis” di una politica dura ma accettata.
Nonostante le mie ultime affermazioni, la nostra attuale società ha eretto e consolidato negli ultimi settant’anni i pilastri della convivenza civile che sono riconosciuti dalla stragrande maggioranza dei popoli. La fondazione dell’Onu (che pure eccelle nell’ipocrisia per i continui veti incrociati degli ultimi vincitori mondiali) ne è la più fulgida dimostrazione. E l’Onu stesso ha partorito da questa convivenza acquisita innumerevoli agenzie dedicate alle varie realtà da supportare: Oms (Organizzazione mondiale della sanità), Fao (Org. per alimentazione e agricoltura), Ilo (Org. Internazionale del lavoro), Unicef (Fondo Onu per l’infanzia), Unhcr (Org. per i rifugiati), Unesco (Org. per educazione, scienze e cultura) , ecc.
La donna stessa, pur nella precarietà di certe situazioni, è tutelata e aiutata a progredire nella strada dell’eguaglianza di genere.
Anche da noi ci sono donne che portano il velo; ma per libera scelta. I “veri” talebani hanno raggiunto il massimo per rivelare alla donna i limiti della sua esistenza: burca o hijab per oscurare il suo volto; reclusione in casa, negazione del diritto allo studio, negazione al diritto al lavoro, negazione a rapporti anche simbolici con l’altro sesso, negazione del diritto alla guida degli automezzi, obbligo di sudditanza alla volontà del padre o di un famigliare o del marito, una volta che le è stato destinato, non certo scelto di sua volontà.
Anche i bimbi sono succubi di questa mentalità, che li spinge fino all’assurdità di divenire soldati in erba, ma pronti sicuramente all’attentare alla sacralità della vita altrui.
Qui mi fermo per non infierire.
Spiace comunque che si debba sempre ricordare i peccati passati, legati ad un tempo che non esiste né più esisterà. Cosa invece che sta tristemente avverandosi in Afghanistan a distanza di vent’anni da un intervento su cui è doveroso un ripensamento storico anche a breve, ma pur sempre storico.
La storia non è un susseguirsi di fatti (quella è cronaca), ma un compendio di azioni che deve servire ai posteri per incamminarsi nella giusta via, memori degli errori e delle tragedie occorsi ai nostri predecessori.
Se vorrà potremo discutere di questo nostro diverso approccio alla questione afghana.
Tomaso Pettazzi

qui l’articolo di Sante Rossetto

 

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