HomeLettere OpinioniNon Una di Meno Belluno: 1° maggio, non c’è niente da brindare

Non Una di Meno Belluno: 1° maggio, non c’è niente da brindare

Come tutte le madri, in questo paese senza bambini ma fondato sulla mistica della maternità e della cura, anche le madri lavoratrici devono essere sempre sorridenti e accondiscendenti.
Nonostante la fatica, tutte, madri e non, dovremmo sentirci riconoscenti, applaudire se ci fanno statue della “Maternità” e sorridere se in Ostetricia verrà calendarizzata la Giornata della Vita. La possibilità di interrompere una gravidanza non voluta invece non si può festeggiare, anche perché non è scontato che sia garantita.

Per questo Primo Maggio, festa del Lavoro ma per noi delle Lavoratore, gridiamo con forza
che no, non siamo grate. Non lo siamo in genere e nello specifico, perché molto è stato fatto, anche solo in quest’ultimo anno, per smantellare quella rete di diritti e servizi che
permetterebbero di rendere la genitorialità (perché, se ve lo foste perso, può anche accadere che i genitori siano due) una scelta più consapevole e, di conseguenza, libera.

C’è un divario, non solo salariale, tra la vita delle donne e degli uomini in ambito lavorativo,
divario che si allarga in caso si sia anche genitori.
Oltre a non vederlo, lo state acuendo: il 27 marzo 2026 in regione Veneto viene bocciato
l’emendamento che avrebbe sostenuto le imprese nell’introduzione di congedi paritari
aggiuntivi, oltre i (risicati ed impari) limiti di legge attuali.

La maggioranza, oltre ad averlo bocciato, non ha saputo proporre alternative: ma come, in
un territorio olimpionico, dove le aziende ottengono la certificazione di parità di genere
(UNI/PdR 125:2022), non abbiamo strumenti per garantire la genitorialità?

Bè, certo. La soluzione più efficace è sicuramente quella della rinuncia volontariamente
indotta al lavoro.
Chi monitora le aziende per tali politiche? Cosa certifica? Abbiamo potuto constatare con
molta rabbia che, nel nostro vivere di lavoro, parola bella che regge la Democrazia
Costituzionale, le situazioni reali sono assai diverse da quelle promosse dallo Spirito
Costituente.

Se sei madre e lavoratrice interinale il tuo percorso lavorativo non è tutelato.
Sono recenti gli episodi sulla stampa, ma molti di più se ne possono ascoltare se si chiede
alle donne: casi in cui lavoratrici somministrate si sono viste un contratto non rinnovato alla
comunicazione della loro gravidanza.
Per molte, sono ricordi amari, parole svilenti rispetto all’irresponsabilità delle proprie scelte:
perché trovarsi incinte se mancava così poco a passare fisse? “Non potevi aspettare?”
Come si può essere tanto cinici, nel celebrare la vita e rendere un incubo quella di chi sarà
madre e un lavoro non ce l’ha più?

Se ci occupassimo davvero di parità di genere nel lavoro, se lo facessero coloro che
amministrano questo territorio e il suo “tessuto industriale”, dovrebbero intanto riconoscere
che il divario c’è.
Servono strategie adeguate per tutelare la genitorialità, perché una donna possa avere
garanzie in gravidanza, indipendentemente dal tipo di contratto lavorativo, affinché sia lei e
solo lei a scegliere della propria esistenza.

Non serve essere madri per capirlo, non serve essere donne.
Noi ci siamo.
Per oggi le madri lavoratrici non festeggiano.
Ma continuano a combattere.

Non una di Meno Bellunese

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero