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Maquillage conservativo a Villa Alpago Novello, che si prepara ad una nuova stagione di eventi

Con un intervento di restauro conservativo di 270mila euro che comprende il rifacimento del tetto e il ripristino delle facciate con le decorazioni originali, Villa Alpago Novello in via Frontin 92 a Borgo Valbelluna, tornerà ad essere il centro culturale di riferimento del borgo di Frontin di Trichiana. Lo ha ricordato stamane l’architetto Alberto Alpago Novello, attuale proprietario della villa di famiglia, nel presentare i dettagli dell’intervento che è stato possibile grazie alla partecipazione degli imprenditori Antonio Castellan e il figlio Gianfranco Castellan titolari della C.A.G. Tecnologie meccaniche di Mel. “L’attuale normativa prevede per il bonus facciate delle ville il recupero del 90% – ha spiegato l’architetto Alberto Alpago Novello – e attraverso la cessione del credito a favore  della società che anticipa il capitale necessario, è possibile attuare questo progetto”. Alla presentazione, a rappresentare il Comune di Borgo Valbelluna, erano presenti l’assessore alla Cultura Monica Frapporti e i consiglieri Piero Bassanello e Renato Deola.

Alberto Alpago Novello ha quindi ripercorso le vicende dell’antico immobile da quando il suo antenato Giuseppe Alpago Novello fu costretto a vendere. “Mio bisnonno Luigi Alpago Novello, primario all’ospedale di Feltre, nel 1898 ricompra la villa. All’inizio del ‘900 e fino al 1920 vennero molti nuclei familiari dalla pianura e qui trovarono lavoro. Gli ultimi due capostipite, Rino Mattiuz e Adele Pilat, sono morti lo scorso anno e rimasero sempre legati a questo luogo dove vissero per quasi un secolo”. Con l’occupazione delle truppe austriache nel novembre 1917 durante la Prima guerra mondiale, la casa viene saccheggiata, e 20mila volumi della biblioteca finiscono a Vienna, Ad accaparrarseli è colui che viene indicato come un terribile razziatore di libri, il dottor Wolkan, bibliotecario dell’Università di Vienna (Corriere della Sera del 23 febbraio 1919). Una missione italiana nel 1919 riuscirà a riportare in patria 512 casse con libri, manoscritti e opere d’arte. “Mio nonno, di cui porto il nome – prosegue l’architetto Alberto Alpago Novello – negli anni ’20 e fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, continuò l’opera di recupero dei beni e di restauro della villa. Durante il Secondo conflitto la villa divenne sede del comando tedesco. Alla fine degli anni ’50 viene riprogettata la facciata che assume l’aspetto di quello che noi andremo a riproporre oggi”.

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