I carabinieri del Comando provinciale di Belluno hanno identificato e segnalato all’autorità giudiziaria un cosiddetto falso invalido intento ad eseguire lavori di manutenzione a una piscina. L’uomo, un 49enne residente in un Comune del Bellunese, benché affetto da paraplegia da lesione midollare – secondo un certificato della commissione medica risalente al 2002 – e pertanto dichiarato con una invalidità totale permanente al lavoro del 100% e con impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, è stato sorpreso e filmato dalle videocamere mentre si spostava agevolmente salendo le scale all’interno della sua abitazione, spostava pesi e attrezzi, scaricava bancali, utilizzava il decespugliatore per tagliare la siepe e il prato e faceva manutenzione alla piscina, oltre che circolare in sella a uno scooter. Per la sua invalidità, gli era stata riconosciuta una pensione di 1400 euro mensili, integrata dal contributo per cure domiciliari dalla Regione pari ad altri 800 euro mensili, per un totale di 2.200 euro mensili. Nel corso dell’ultima visita nel novembre 2020, sollecitata dagli investigatori, l’uomo si presentava in carrozzina accompagnato dalla moglie, continuando a fingersi impossibilitato a deambulare autonomamente. A quest’ultima visita gli veniva diagnosticata non più la paraplegia del 2002, ma una una paraparesi di grado medio con invalidità civile al 70% che non dava diritto ad alcun trattamento pensionistico e/o assegno di invalidità.
Nei giorni scorsi, i militari dell’Arma hanno proceduto al blocco cautelativo dei beni. L’ipotesi di reato è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis Codice penale). Anche la moglie, occupata in una azienda della zona, è stata denunciata in concorso, poiché ha sempre assecondato e avallato i comportamenti e le simulazioni del marito, prestandosi ad accompagnarlo. Oltre ad aver usufruito ai congedi straordinari e permessi retribuiti previsti dalla legge 104/92.
Se i reati saranno confermati dall’autorità giudiziaria, l’Inps potrà procedere all’azione di rivalsa chiedendo la restituzione delle somme illecitamente percepite dall’uomo che ammonterebbero a circa 200mila euro.
