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Sanità bellunese sotto accusa. La mozione dei consiglieri Nicolini, Ciociano Bottaretto, De Pellegrin, Bristot, Bello, Gamba e Pingitore

E’ stata presentata al presidente del Consiglio Comunale di Belluno una mozione con un lungo elenco del continuo depauperamento dei servizi sanitari a carico della Ulss1 Dolomiti. A sottoscriverla sono i consiglieri comunali Giangiacomo Nicolini, Marco Ciociano Bottaretto, Massimo De Pellegrin, Fabio Bristot, Paolo Bello, Paolo Gamba e Francesco Pingitore

Questo il testo del documento.

Premesso che
• tutti hanno a cuore la salute come bene primario, e che debbono essere garantiti gli
standard di sicurezza, efficienza ed appropriatezza delle cure per ogni paziente;
• che questo Consiglio Comunale si è già in precedenza espresso più volte asserendo la
propria, motivata preoccupazione in merito ai tagli che la ULSS1 e, in particolare, l’Ospedale San Martino hanno subito anche nel recente passato;
• le Schede Ospedaliere dovrebbero identificare per ogni ULSS, tra l’altro, le specialità per
ogni area funzionale (medica, chirurgica, ecc.) ed il numero di posti letto da assegnare ad
ogni Unità Operativa;
• l’Atto aziendale dell’Azienda Sanitaria prevede la definizione delle strutture obbligatorie,
intese come Unità Operative Complesse (UOC), e le Unità Operative Semplici (UOS) e/ o
Unità Operative semplici a valenza dipartimentale (UOSD), secondo le indicazioni sia delle
schede di dotazione ospedaliera sia di quelle di dotazione non ospedaliera individuate dalla
programmazione regionale;

Constatato che:
• l’Atto Aziendale della ULSS1 Dolomiti, approvato il 29 dicembre 2017 dalla Regione Veneto con Decreto n. 154 del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale prevedeva l’istituzione di una UOSD di Chirurgia Vascolare, la cui Direzione non è mai stata assegnata (il precedente Atto Aziendale del 2013 prevedeva una UOS, assegnata per il periodo settembre 2015-dicembre 2017);
• con la deliberazione n° 22/CR del 13/03/2019 ad oggetto “Approvazione delle schede di
dotazione delle strutture ospedaliere e delle strutture sanitarie di cure intermedie delle
aziende ULLS” , in conformità al PSSR 2019 – 2023 ed in coerenza con quanto disposto dal
DM 70/2015, la Giunta Regionale ha approvato l’istituzione presso l’Ospedale San Martino
di Belluno di una Unità Operativa Complessa nominata “Chirurgia Vascolare” dotata di 6
posti di degenza, gettando le basi per un evidente potenziamento della attività di Chirurgia
Vascolare presso il San Martino
• in seguito a tale delibera la Direzione Generale della ULSS ha più volte inoltrato alla Regione Veneto la richiesta della creazione di tale unità Complessa, chiedendo l’istituzione di un Concorso per Direttore di UOC, e che tale richiesta è sempre stata negata o comunque non è stata al momento autorizzata (con delibera 902 del 14/07/2020 l’Azienda assume a tempo indeterminato un chirurgo della disciplina vascolare)

Ricordato che
• Per ogni unità Operativa Complessa è previsto l’istituzione della Direzione di un
Responsabile e di un numero sufficiente di Dirigenti Medici collaboratori
• Oltre alla UOC di Chirurgia Vascolare, mai istituita, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un continuo depauperamento di eccellenze presso il San Martino, come ad esempio:
– la pediatria di Belluno ha in organico da ormai due anni solo 3 medici, i turni notturni
sono garantiti nel 99% dei casi da professionisti esterni che provengono da altri
Ospedali o da Cooperative, non garantendo alcuna programmazione per il Reparto e
creando evidente nocumento ai piccoli pazienti o la neurochirurgia, nonostante la convenzione stipulata nel Giugno 2018 con la ULSS 2 e prorogata sino al 31/12/2019 con Delibera del DG della ULSS 1 n° 776 del 6/6/2019 preveda possano essere eseguiti a Belluno anche interventi selezionati in urgenza, svolge invece esclusivamente attività ambulatoriale, di consulenza e di occasionale chirurgia elettiva, mentre tutti i casi urgenti e gravi vengono costantemente inviati a Treviso con conseguenti ritardi diagnostico-terapeutici in patologie tempo-dipendenti, specialmente per gli abitanti della provincia di Belluno e, in modo, ancora più particolare chi dista dal nosocomio della Marca oltre 70 km.
Il principio, infatti, più volte espresso della golden hour non viene mai rispettato,
anzi in molte casistiche assistiamo al raddoppio di questo parametro con percorrenze di oltre due ore soprattutto in presenza di traffico veicolare e/o di strade impercorribili a causa delle condizioni meteo invernali;
– la dermatologia, che vedeva in organico 5 medici compreso il Primario, attualmente
consta di un unico medico con contratto a tempo indeterminato, con conseguente
creazione di una lunghissima lista di attesa con evidenti ritardi diagnostici e
terapeutici che ancora una volta pesano in modo significativo sulla popolazione;
– l’Anatomia Patologica è stata privata di una Direzione all’Ospedale San Martino,
unificando i due Reparti di Belluno e Feltre, sotto la Direzione dell’Ospedale feltrino;
– il reparto di Medicina del San Martino ha organico di medici carente di due unità, di
cui una, appartenente alla branca endocrino – diabetologica, rende l’Ambulatorio di
endocrinologia e diabetologia in sofferenza per la presenza di un solo specialista
– l’Oculistica si priva dell’unico medico con altissima specializzazione nella cura della
patologia oculare pediatrica, costretto a scegliere un altro Ospedale non essendogli
garantita la reale operatività del servizio e il riconoscimento per tale preziosa
competenza, con ricadute sfavorevoli per l’Ospedale di Belluno in termini di
attrazione di pazienti e di crescita professionale multidisciplinare;
– la cardiologia vede il trasferimento del Primario in servizio da appena un anno e a
breve di altri 3 medici verso altri Ospedali e, ad oggi, in un servizio tanto rilevate e
strategico non si è provveduto ancora ad effettuare gli improcrastinabili
avvicendamenti con pesantissime ripercussioni;
– la Gastroenterologia dal 1 ottobre 2020 è priva di due medici e la Neurologia a breve
si priverà di altri due medici che si trasferiranno presso altri Ospedali, senza avere,
ancora una volta, certezza sui tempi di sostituzione degli stessi;
– gli Ospedali Periferici di Agordo e Pieve di Cadore non garantiscono l’operatività di
servizi salvavita, come il Punto Nascita di Pieve, aperto solo formalmente ma ormai
chiuso da anni (i locali sono occupati al momento dalla traumatologia del Codivilla),
– i Reparti di Chirurgia di Agordo e Pieve, che hanno un unico Primario (quasi in
quiescenza) che deve dividersi tra i due Ospedali, non certo vicini tra loro, reparti
che per carenza di organico non possono garantire gli interventi per 24 ore al giorno
(la regione ha stabilito per tali Reparti attività di week e day surgery). Il destino di
tali Ospedali, benché venga sempre asserito il contrario, assomiglia sempre più alla
sorte toccata ad Auronzo, che ora è unicamente un Punto di Primo Intervento,
affidato in gestione ad una Cooperativa esterna;
– Si intravede una volontà a depauperare la sanità pubblica per favorire quella privata:
gli ospedali pubblici di Pieve ed Agordo vengono depotenziati mentre viene
potenziata anche con incremento della dotazione di posti letto la sanità privata di
Cortina (79 posti letto di Pieve contro 120 di Cortina).
o il servizio di elisoccorso notturno non è stato ancora attivato nonostante sin dal
2014/2015, in base alla specifica normativa di riferimento, si sarebbe potuta
effettuare un’iniziale sperimentazione per portarlo, quindi, a regime sin dal 2016,
come hanno diversamente fatto molte Regioni e Province Autonome (nda: il Veneto
è l’unica regione a non avere un servizio di elisoccorso notturno nel centro-nord
Italia);
– che il servizio di elisoccorso, dunque, è attivo solo per 12 ore al giorno quando vi
sono effemeridi pronunciate e che questa situazione è gravemente penalizzante la
nostra provincia in relazione alle comunità della montagna più interne e in genere a
tutta la popolazione, ivi inclusa quella turistica (caso unico nell’arco alpino);
– che il servizio di trasporto rotabile legato all’urgenza ed emergenza medica è un
modello operativo creato ancora negli anni ’90 e che non si è mai provveduto a
potenziarne le funzioni garantendo auto medicalizzate, servizi di ambulanze con
parametri omogenei sul territorio (es. l’area del Comelico viene addirittura servita
da un’ambulanza dei VVF);

Richiamati:
– il documento “Una provincia di montagna, un sanità di montagna” che è il frutto di un Patto tra i principali portatori di interesse che compongono la Comunità di tutto il territorio dei 51 comuni dell’ULSS 1 di Belluno trasmesso in Regione dalla Conferenza dei Sindaci
dell’allora ULSS 1 di Belluno;
– il documento approvato dalla Conferenza Regionale permanente per la programmazione
sanitaria e socio-sanitaria che evidenza la peculiarità dell’area della montagna bellunese in
quanto area con conformazione orografica a bassa densità abitativa e con vastità
territoriale superiore a quella di qualsiasi altra realtà del Veneto;
– il trattato di Lisbona che definisce le aree di montagna quali ambiti con uno svantaggio
socio-economico comprovato;
– il D.M. n. 70 del 2/04/2015 e la deliberazione n° 22/CR del13/03/2019 sopra enunciati
– le Mozioni presentate in Consiglio Comunale nel marzo 2013 e nel maggio 2018;

Ritenuto che:
– desta sempre maggiore perplessità la progressiva e continua razionalizzazione delle
risorse operata nei confronti di una sanità provinciale che sta perdendo specificità,
eccellenza ed appropriatezza delle cure;
– non si può che constatare la mancata attuazione del Piano Socio Sanitario e delle recenti
Schede di Dotazione Ospedaliera che già, rispetto alle precedenti del 2013 avevano ridotto
drasticamente i servizi e le eccellenze all’interno della ULSS1;
– l’Ospedale San Martino, con le progressive riduzioni di eccellenze e fughe di professionisti,
accentuate da una strategia aziendale non in grado di riconoscere e valorizzare le
competenze e di favorirne la permanenza in loco non possa dunque essere considerato
Ospedale Hub con le ovvie gravi ricadute sulla popolazione non solo del capoluogo ma di
tutta la provincia, che vede anche gli Ospedali periferici ridursi a dei luoghi da cui il paziente viene successivamente centralizzato ad altri ospedali spesso fuori provincia per le acuzie più gravi (es. neurochirurgia);
– come già paventato nella mozione approvata da questo Consiglio Comunale nel maggio
2018 si è puntualmente verificata, con la riduzione dei reparti ad alta specializzazione, la
mancanza di appetibilità per professionisti che non vedono alcuno stimolo nel recarsi a
lavorare presso la nostra ULSS o che, presto, sono portati ad andarsene non trovando motivi di crescita e soddisfazione professionale, rendendo così la carenza d’organico un problema assolutamente gravoso che paralizza ulteriormente l’intero sistema.

Il consiglio comunale:
1. impegna il Sindaco, che nella sua veste di presidente del Comitato dei sindaci avrebbe
dovuto seguire, monitorare e approfondire queste e altre criticità che affliggono la sanità
bellunese, ad attivarsi presso la Direzione Generale dell’USL affinché tali criticità (e le
possibili soluzioni) vengano sottoposte alla Regione, con particolare attenzione alla
attivazione della UOC di Chirurgia Vascolare e al pieno ripristino di una attività di
Neurochirurgia comprensiva degli interventi in urgenza;
2. impegna il Sindaco a riferire al Consiglio Comunale sulla situazione attuale, sulla sua azione e sugli esiti della stessa;
3. dà mandato al Sindaco di coinvolgere tutti i Comuni della provincia di Belluno, inviando a
Sindaci e Presidente della Provincia stessa la presente mozione affinché venga approvata e
sottoposta alla Regione una proposta unitaria volta a salvaguardare la Sanità Bellunese da
ulteriori tagli e depotenziamenti;
4. dà mandato al Sindaco di richiedere nuovamente un tavolo permanente sulla Sanità in sede alla Provincia composto dai sindaci dei territori in cui insistono i Presidi Ospedalieri, i
rappresentanti in Regione, i Parlamentari bellunesi e la Direzione della ULSS Dolomiti.

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