
Belluno, 1 Agosto 2019 – Le fusioni dei Comuni portano maggiore efficienza della pubblica amministrazione locale nei confronti dei cittadini e consistenti risparmi di spesa per lo Stato.
«Bisogna continuare a incentivarle perché sono parte di un processo virtuoso in cui tutti i soggetti coinvolti traggono vantaggi», affermano i deputati del Partito democratico Luigi Marattin e Roger De Menech, autori di un ordine del giorno con cui chiedono al governo di aumentare nell’anno in corso i fondi per i Comuni risultanti da fusione e di prevedere degli automatismi di adeguamento degli stanziamenti previsti che segua l’andamento del numero di fusioni.
Ad oggi mancano 30 milioni di euro per garantire a tutti i comuni che hanno scelto la fusione lo stesso coefficiente di maggiorazione previsto per ogni anno di anzianità nella fusione già utilizzato per la ripartizione delle risorse nel 2018.
L’ammanco è dovuto all’aumento del numero di fusioni verificatosi nel 2019 rispetto al 2018. Se l’anno scorso i comuni risultanti da tale procedimento sono stati 67 e hanno potuto beneficiare di contributi pari a circa 47,5 milioni di euro, nel 2019 l’ammontare dei contributi è rimasto pressoché invariato, attestandosi su 46,5 milioni di euro, a fronte di un significativo aumento del numero di comuni risultanti da fusione, passati da 67 a 92.
«La mancanza di finanziamenti», spiegano Marattin e De Menech, «riduce di fatto il contributo sulla base del quale i cittadini hanno approvato le fusioni nei rispettivi referendum, porta a una ingiusta penalizzazione degli ultimi comuni nati da fusione e disincentiva un processo virtuoso dal punto di vista della finanza pubblica pregiudicando una possibile riduzione strutturale della spesa pubblica».
Negare ai comuni 30 milioni nel 2019 e non stabilire meccanismi automatici di adeguamento del fondo «è un errore da evitare», dicono i due deputati. «La riorganizzazione del sistema delle autonomie e la riduzione del numero di comuni stanno già dando un contributo importante all’obiettivo di riduzione della spesa pubblica. Oltre ai risparmi a regime, grazie ai Comuni fusi, già per il solo 2019 sono stati risparmiati molti milioni di euro relativi ai contributi destinati ai piccoli Comuni per spese di investimento in interventi di messa in sicurezza, efficientamento energetico e sviluppo del territorio, in quanto i Comuni più grandi nati dalle fusioni ricevono contributi inferiori a quelli che avrebbero ricevuto singolarmente».
In Veneto sono coinvolti 10 comuni a cui nel 2019 il governo della Lega e dei 5 Stelle ha tagliato il contributo straordinario per la fusione di circa il 30 per cento. Si tratta di Quero Vas (BL), Longarone (BL), Alpago (BL), Val di Zoldo (BL), Borgo Val Belluna (BL), Valbrenta (VI), Barbarano Mossano (VI), Val Liona (VI), Pieve del Grappa (TV) e Borgo Veneto (PD).
Cosa prevede la normativa
L’articolo 15, comma 3, del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, stabilisce che, al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono.
Secondo l’articolo 20, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 a decorrere dall’anno 2016, ai comuni che danno luogo alla fusione è attribuito un contributo straordinario commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010, elevato al 50 per cento per l’anno 2017 e al 60 per cento a decorrere dall’anno 2018, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario.
Il medesimo articolo stabilisce che, in caso di fabbisogno eccedente le disponibilità sia data priorità alle fusioni o incorporazioni aventi maggiori anzianità e che, in caso contrario, le risorse siano ripartite a favore dei medesimi enti in base alla popolazione e al numero dei comuni originari.
