HomeCronaca/PoliticaAntonio Serena replica al post di Toni Sirena su Facebook

Antonio Serena replica al post di Toni Sirena su Facebook

Antonio Serena

Sono Antonio Serena, non sono iscritto a facebook. Leggo le sue (rivolto a Toni Sirena ndr) affermazioni sul mio conto e i commenti dei suoi compagni relativamente alla recente presentazione del mio libro “Benedetti assassini” a Belluno, dove sono sono stato invitato dagli autonomisti di PAB. Tralascio di rispondere ai commenti denigratori suoi (apprendo di aver appartenuto a Forza Italia…) e dei suoi compari, unicamente per ragioni di tema e di spazio. Mi limito a rassicurarla sul fatto che non compro pagine di giornali per pubblicizzare i miei libri, dal momento che il ricavato delle mie pubblicazioni è interamente devoluto ad opere assistenziali. La mia coerenza, anche e soprattutto quella politica, non ha bisogno di sponsor. Lei, che come la maggior parte delle persone avrà votato almeno per 2 o 3 partiti nel corso della sua vita, mi insegna che l’adesione a sigle partitiche rappresenta molto spesso una maturazione dettata da bisogni di coerenza. In quanto alla mia persona , mi sono sempre presentato anche a Belluno l’altro ieri, unicamente come un ricercatore che da oltre cinquant’anni studia il fenomeno della guerra civile nel solo Veneto nella sua parte sempre per anni taciuta, cioè quella dei crimini partigiani avvenuti soprattutto a guerra finita.

Rimanendo dunque sul tema, lei ha perorato, poi correggendosi, un intervento del sindaco per intervenire maledicendo o impedendo la presentazione di un libro e ciò rappresenta per me un onore, dal momento che trattamenti simili vennero riservati dai comunisti anche ad Aleksandr Solženicyn (il lupo perde il pelo…). Lei parla anche di querele per diffamazione per il fatto che, in un libro edito 27 anni fa, ho scritto che Filomeno Martinelli è stato ucciso dai partigiani. Tutto vero, finché, dopo aver scoperto che il Martinelli era ancora vivo e dopo averlo visitato morente in un ospedale di Bolzano negli anni novanta, non ho appreso dallo stesso che riuscì a sfuggire alla pena di morte inflittagli dai partigiani e provvedendo di conseguenza a rettificare la mia precedente asserzione nel libro “Benedetti assassini” che lei quindi dimostra di non aver letto (lo faccia, perché si parla anche di molti particolari interessanti riguardanti la sua famiglia).

Invece di parlare a sproposito di denunce e di calunniare le persone come fa qualche suo noto compare, non sarebbe stato più opportuno accettare l’invito dell’ on. Bampo a partecipare al dibattito di Belluno cui eravate stati invitati? Io capisco che all’interno degli istituti resistenziali bellunesi vi sono figli e parenti di fucilati e infoibati sul Cansiglio dai partigiani e che quindi l’argomento per qualcuno risulti ostico, ma, a più di cinquant’anni dalla fine della guerra, è proprio difficile trovare il coraggio di rispettare la verità storica e di smetterla di dividere i morti in buoni e cattivi?
Evidentemente a qualcuno la verità continua a non piacere.

Non basta parlare dell’eccidio del Bosco delle Castagne; bisogna aggiungere che la rappresaglia avvenne dopo l’attentato di Mario Bernardo (“Radiosa Aurora”) al Poligono di tiro, lo “scherzo” ai tedeschi che causò dieci vittime e la rappresaglia contro dieci partigiani che, prima di venire uccisi, si scatenarono verbalmente contro la viltà dei loro compagni che in pratica li avevano mandati a morire. E’ scritto, questo, sui libri della resistenza (Landi Claudio, Sappiatelo paesani, Vangelista, Milano 1973), non sui libri di Pansa o Pisanò. O l’altra rappresaglia, quella seguita alla morte di due militi della RSI (Di Dio e Lovati) che provocò l’impiccagione in piazza Campitello di 4 partigiani, due dei quali erano stati incarcerati per delitti contro il patrimonio. Vedo che i suoi amici di Facebook non lo sanno: dovrebbero leggere anche i libri “non conformi”, altrimenti spianano la via a quel “pensiero unico” che sta già facendo troppi danni.
Io, da uomo libero, rimango a disposizione per qualsivoglia chiarimento e confronto.
Un cordiale saluto.
Antonio Serena

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