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martedì, Febbraio 7, 2023
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Sanità. E’ bagarre, affossata ogni trattativa sulla riforma delle Ulss

L”incontro di mercoledì sera a San Vendemiano, nel Trevigiano, tra gli esponenti della minoranza e il governatore Luca Zaia non è servito a niente.

Roberto Ciambetti, presidente Consiglio regionale del Veneto
Roberto Ciambetti, presidente Consiglio regionale del Veneto

Questa mattina l’accordo sulla riduzione delle Ulss venete ancora non c’è e la riforma della sanità, bloccata in aula dallo scorso giugno, rischia di naufragare. Con l”inizio della seduta di oggi, posticipato dal presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti alle ore 12, perché prima mancava il numero legale, si è quindi scatenata la guerra annunciata ieri dal consigliere tosiano Andrea Bassi.

“Zaia ieri non ci ha detto che siamo dei cialtroni, ha accolto le nostre proposte e ha detto che le avrebbe discusse con voi e che questa mattina ci avrebbe dato delle risposte”, attacca il consigliere democratico Claudio Sinigaglia. “Il vostro governatore vi ha dato la possibilità di riprendere in mano il percorso valutando le nostre proposte per trovare una soluzione insieme”, continua il democratico, “il che vuol dire che le nostre proposte non sono irricevibili” e, non prendendole in considerazione, “state sfiduciando Zaia. Quindi o vi dimettete voi o si dimette lui”.
La seduta prosegue con altri interventi degli esponenti della minoranza, con il leit motiv della condanna a morte della riforma della sanità, causata dalla chiusura delle trattative da parte della maggioranza.

Ma la proposta della minoranza non è accettabile perché mira a introdurre due nuove Ulss per “sistemare gli amici degli amici”, dichiara il capogruppo della Lega Nicola Finco, secondo cui, la richiesta di abbassare a 250.000 utenti il bacino necessario a richiedere l’istituzione di una nuova Ulss, “apre le porte al ritorno alle 21 Ulss attuali”, perché di fatto “cinque milioni di abitanti diviso 250 mila fa 20″. Quindi non è accettabile. E la minoranza vorrebbe introdurlo solo perché così rientrerebbe dalla porta una precedente proposta già cassata dalla maggioranza, ovvero lo sdoppiamento delle Ulss veronesi.
Dal canto loro gli esponenti di opposizione accusano la maggioranza della stessa cosa, ovvero di volere la Ulss Pedemontana e quella del Veneto orientale per via di logiche elettorali, ma di non accettare che vengano istituiti criteri sensati per le nuove Ulss, in modo da permettere di trattare tutti i territori e i cittadini in modo imparziale.

Ad aumentare il ”carico” sui lavori dell’assemblea c’è però un nuovo problema sul piatto. Domani, venerdì 30 settembre, scade infatti il termine fissato dalla Banca d’Italia per la messa in regola della finanziaria regionale Veneto Sviluppo.
Quindi, se il Consiglio non si occuperà entro domani della cosa, revocando definitivamente l’unico membro del Cda a non essersi dimesso dopo la richiesta di lasciare, ed eleggendo i nuovi membri del Cda (che saranno solo quattro, dato che gli altri tre sono eletti dalle Banche, socie di minoranza della finanziaria), la Banca d”Italia non concederà a Veneto Sviluppo la qualifica di intermediario finanziario, impedendogli di svolgere una delle sue funzioni principali.
E il futuro sembra già scritto, dato che Ciambetti ha già verificato tramite gli uffici legali che non è possibile indire un Consiglio straordinario sull’argomento interrompendo la discussione sulla riforma della sanità. E che, ormai, la suddetta riforma terrà il Consiglio impegnato ben oltre domani, anche se dovesse saltar fuori un accordo in extremis.
(Fat/ Dire)

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