Non è servito a nulla l’incontro di mercoledì sera tra la minoranza e il presidente della Regione Luca Zaia, nel municipio di San Vendemmiano (Treviso).

Così il “patto di San Vendemmiano”, è diventato il “il pacco di San Vendemmiano”! Scherza il consigliere democratico Andrea Zanoni in uno dei numerosi interventi della minoranza, che riempiono il pomeriggio con chiaro intento ostruzionistico.
In effetti siamo di nuovo a questo punto: muro contro muro, con la maggioranza che non prende mai parola ma è costretta a stare in aula per garantire il numero legale, e la minoranza che parla per ore, rivendicando ora i criteri per la definizione del numero di Ulss, ora la riapertura delle trattative, ore le dimissioni di Zaia, incapace di gestire i suoi uomini. E il dato di fatto è proprio questo: per l’opposizione ad essere minata è l’autorevolezza di Zaia.
“Dopo l’incontro di ieri non è cambiato nulla”, attacca il democratico Claudio Sinigaglia. Perché, se ieri il governatore ha accolto la proposta della minoranza promettendo di parlarne con i suoi, questa mattina la maggioranza non ha dato nessuna risposta, riprendendo il dibattito dal punto in cui era stato interrotto ieri. Come se niente fosse avvenuto.
In più ci si mette anche una lettera inviata oggi a Zaia, all’assessore alla Sanità Luca Coletto e ai membri della commissione regionale sanità, in cui il presidente della Conferenza dei sindaci Alessandro Bolis, il sindaco di Campo San Piero, Katia Maccarone, e quello di Cittadella, Luca Pierobon, chiedono che a Padova vengano istituite due Ulss al posto di una come previsto dal progetto della maggioranza. Il motivo sta nel bacino di utenza, che sarebbe eccessivo per una sola Ulss, e nella necessità di dividere la Ulss 15, che ha un bilancio in attivo, dalla 16 e la 17, che sono invece in passivo.
Un punto che la minoranza ha già evidenziato, nell’indifferenza della maggioranza.
Peccato però che Pierobon sia un sindaco della Lega Nord che quindi, firmando questa lettera, accende i riflettori su quella che l’opposizione definisce “la spaccatura interna alla maggioranza”. Intanto la discussione, che assomiglia piuttosto a un monologo della minoranza, prosegue in aula.
(Fat/ Dire)
