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No alla chiusura degli uffici postali nel Bellunese. D’Incà: “Si tratta di una proposta molto discutibile che prevederebbe per il Veneto la chiusura di quasi 50 uffici postali e tra questi 4 solo nella provincia di Belluno”

Federico D'Incà, deputato Movimento 5 Stelle
Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

Poste italiane SpA, società interamente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, che sembra attraversare una fase di privatizzazione, ha recentemente approvato il piano industriale e strategico per il quinquennio 2015-2020. Il piano, presentato al Governo ed alle organizzazioni sindacali, prevede la chiusura di 455 uffici postali nell’intero territorio nazionale e la riduzione dell’orario di apertura per altri 608.

“Si tratta di una proposta molto discutibile che prevederebbe per il Veneto la chiusura di quasi 50 uffici postali e tra questi 4 solo nella provincia di Belluno” dichiara Federico D’Incà del MoVimento 5 Stelle. Secondo alcune indiscrezioni di stampa si prevederebbe la chiusura degli uffici nelle frazioni di Bolzano Bellunese e Sois nel comune capoluogo, quello della frazione di Meano nel comune di Santa Giustina e quello di Candide nel comune di Comelico Superiore; mentre almeno altri quattro uffici nei comuni di Gosaldo, Zoldo Alto, Lorenzago e Colle Santa Lucia dovranno osservare orari ridotti. Tali sedi sarebbero descritte da Poste italiane come sedi inefficienti, antieconomiche e che non svolgono un numero sufficiente di operazioni da giustificarne costi di personale e di sede.

“Con la soppressione degli uffici e il ridimensionamento di altri, i primi a pagarne le conseguenze saranno dunque gli utenti, già disagiati dalle criticità che presentano i territori montani nei quali vivono” prosegue il deputato bellunese che a tal riguardo ha inivato un’interrogazione al Ministro dello sviluppo economico. Nelle aree scarsamente abitate come quelle di montagna, e per i cittadini dei piccoli comuni, gli uffici postali rappresentano un servizio fondamentale, nonché un importante punto di riferimento, vista la gamma di servizi offerti. Inoltre la delibera n. 342/14/CONS dell’AgCom presta attenzione all’esigenza di garantire l’effettività dei servizi essenziali anche per le aree in relazione alle quali il servizio presenti alti costi “come denota il divieto di chiusura di uffici postali situati in comuni rurali che rientrano nella categoria dei comuni montani nonché di uffici che costituiscono presidio unico nelle isole minori”.

“Chiedo quindi di sapere quali azioni il Ministro intenda intraprendere al fine di evitare la possibile chiusura di uffici postali e il loro ridimensionamento con particolare riferimento ai comuni riportati in premessa” conclude D’Incà

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