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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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Il ministero pretende due marche da bollo dai volontari del Soccorso alpino. Rufus non ci sta e scrive al ministero anticipando il rifiuto del Cnsas di adeguarsi a tale disparità

 

Fabio Bristot (Rufus)
Fabio Bristot (Rufus)

Secondo il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, i volontari del Soccorso alpino CNSAS  (lavoratori autonomi) che si astengono dal lavoro quando sono chiamati in interventi di soccorso, devono pagare due marche da bollo da 16 €  per effettuare la richiesta di rimborso prevista per legge della giornata persa.  Un’ interpretazione della norma, che non è piaciuta a Fabio Bristot (detto Rufus), delegato CNSAS II Zona Dolomiti Bellunesi, che ha scritto alla Direzione generale del ministero e agli uffici competenti per evidenziare l’odioso paradosso secondo cui, ” Dover pagare per … dover fare soccorso. Ancor prima che una questione di diritto…una questione di dignità”. “Appurato che una qualsiasi altra e diversa interpretazione delle norme contenute nel Decreto Ministeriale n. 379/1994 e di quelle più generiche sottese alle agevolazioni previste per il personale C.N.S.A.S.,  – scrive Rufus – sarebbe manifestamente in contrasto con quanto sancito dall’art.3 della Costituzione che deve considerare il principio di eguaglianza e ragionevolezza, ovvero che il mancato riconoscimento dell’esenzione dalla imposta di bollo delle domande presentate dai lavoratori autonomi per conseguire l’indennità prevista dall’art.1 della Legge n. 162/1992, si risolverebbe in una ingiustificata disparità di trattamento con i Volontari del C.N.S.A.S., lavoratori dipendenti i quali, come è noto, beneficiano direttamente del pagamento della retribuzione spettante per i periodi di astensione dal lavoro impiegati nello svolgimento dell’attività di soccorso, senza essere assoggettati ad alcuna forma di imposizione. Tutto ciò premesso – conclude Rufus – si precisa e ricorda che la scrivente organizzazione di soccorso non presenterà per la fattispecie considerata alcuna marca da bollo, invitando la Direzione Territoriale del Lavoro di Belluno a dar in ogni caso avvio al procedimento di riconoscimento delle spettanze dovute ai Volontari del C.N.S.A.S. in base alle dichiarazioni rese ex lege, ritenendo un’evidente omissione qualsiasi altra azione che non preveda quanto gentilmente richiesto. Una parte di Stato che non riconosce la portata dell’ordinamento di riferimento del C.N.S.A.S. né tantomeno la sua specifica attività, una parte di Stato che non conosce gli stessi principi introdotti con la riforma del Titolo V della Costituzione, ovvero persiste nell’offendere di fatto chi quotidianamente allo Stato stesso si sostituisce gratuitamente, è un assurdo logico che non può trovare accoglimento di sorta e che, per questa unica ragione – la dignità dei Volontari – troverà la conseguente e legittima presa di posizione, pur nella correttezza del modo di porsi e rapportarsi”.

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